donne e numeri| le sconosciute signore della matematica |
| Se una Luisa Muraro o un'Adriana Cavarero pubblica un pamphlet contro le
più sottili discriminazioni che ancora
colpiscono le donne, può far piacere (o
dispiacere) ma certo non meraviglia più di
tanto. C'è d'aspettarselo dalle sofisticate
teoriche del pensiero della differenza,
non farebbero che il loro mestiere. Se
invece sullo stesso tema a scriverne è un
accademico, e non uno qualsiasi, ma un
professore di Logica matematica che
insegna a Torino e si chiama
Gabriele Lolli, allora sì che la faccenda si fa più
curiosa, più intrigante. Viene intanto
voglia di capire perché a un uomo di valore
e di successo stia tanto a cuore il destino
delle donne, in questo caso poi di signore
un po' particolari, con inclinazioni almeno
all'apparenza piuttosto stravaganti: il
destino delle sue stesse colleghe.
E' di Gabriele Lolli La crisalide e la
farfalla, sottotitolo "Donne e matematica",
un saggetto rigoroso e brillante uscito da
Bollati Boringhieri (pagg. 130, lire
18.000). Quest'autore sembra avere il tic di
scrivere libri un po' bizzarri: già un paio di
anni fa ci aveva deliziato con Il riso di
Talete, una silloge di storie umoristiche,
paradossi, aneddoti divertenti legati al
mondo dei matematici, personaggi che
risultavano da barzelletta non meno degli
italici carabinieri. Ora di quell'universo
chiuso e geniale, forse solo un po'
robotico, lontano come appare dalle
emozioni quotidiane di tutti noi, svela
denuncia, ma sempre con una certa ilare
leggerezza la profonda e radicata
misoginia.
Fino alla seconda metà del Novecento,
pochissime donne hanno avuto accesso al
sapere matematico, e a quell'ambiente
saranno state non solo estranee, ma
irriducibilmente straniere: figure del tutto
anomale rispetto ai cliché del genere
sessuale di appartenenza, analizzate
come strani insetti da severissimi
entomologi, spesso oggetto di derisione e
sempre d'implacabile sottovalutazione.
Mettiamo il caso piuttosto recente di Julia
Robinson: nessuno sapeva chi fosse
quando nel 1976 giunse notizia a Berkeley
della sua nomina a membro della
prestigiosa National Academy of Science.
Frequentava il dipartimento quasi da
clandestina, come moglie del professor
Robinson.
Alle spalle ci ricorda Lolli non abbiamo
solo il secolo breve degli orrori, ma anche
un secolo lungo di grande emancipazione
che durerà nel prossimo millennio. Le
donne almeno quelle del primo mondo ne
sono state protagoniste indiscusse, anche
negli ambienti delle scienze "dure",
quelle maschili per eccellenza. E questo
librino, per niente pretenzioso, tende a
sfatare un luogo comune radicato nella cl,
secondo cui le donne non sarebbero inclini
al pensiero astratto. Bella e generosa
impresa, da parte di un logico matematico,
ma la sensazione è che comunque ci
vorranno ancora molte generazioni (di
donne) perché questo giudizio risulti
davvero infondato.
| Non è così, professore? E' una sensazione
sbagliata, forse troppo pessimistica? |
"Sarà anche realistica, ma oggi è la stessa
scienza a negare certi pregiudizi... L'idea
che le donne non siano inclini al pensiero
astratto risale, per quel che riguarda i tempi
moderni, alla fine dell'Ottocento, quando
in base ad alcune misure inconcludenti
sulle dimensioni e la densità del cervello
delle scimmie si innestavano teorizzazioni
selvagge su una minore capacità analitica e
di astrazione delle donne".
| Oggi c'è ancora chi difende certi
argomenti? |
"Sul piano scientifico, direi di no. Basta
leggere un libro molto istruttivo come Il
pallino della matematica di Stanislas
Dehaene, uscito quest'anno da Mondadori.
Riporta le ultime ricerche sulla
neurofisiologia del cervello per quel che
riguarda in particolare il pensiero
matematico. In una parola, non c'è nessuna
differenza. Anche la storia dei due
emisferi cerebrali è un mito, quello che
vorrebbe più maschile quello sinistro per le
attività logico linguistiche e più femminile
quello destro per la visione spaziale e
intuitiva. Lavorano tutti e due nello stesso
modo nei due sessi. Il resto sono
sciocchezze...".
| Le donne di genio presentano caratteri
maschili: sarà pure una sciocchezza, ma c'è
da scommettere che la gente la pensa
proprio così... |
"Cosa vuole che le dica? Non si potrebbe
piuttosto osservare che gli uomini geniali
hanno caratteri poco maschili? L'idea della
virago è proprio un residuo tardo
ottocentesco, quando si pensava con , il geometra italiano noto per i suoi
lavori di storia della matematica che
"soltanto in forza di variazioni patologiche
la donna può acquistare qualità diverse da
quelle che la rendono amante e madre"... La
realtà è tutta diversa: tra le donne
matematiche ci sono madri di sei figli e
zitelle, donne "mascoline" e donne
"femminili" e bellissime. Non faccio nomi
di colleghe italiane, ma tra quelle che cito
nel libro la Kovalevskaja è un esempio tra i
più vistosi".
Lei avverte subito, sin dalle prime righe,
che la sua vuole essere "una riflessione su
quello che si è perduto con l'esclusione
dalla matematica dell'altra metà del cielo".
Incuriosisce il punto di vista maschile: in
fondo cosa avete da guadagnare, voi
matematici, avendo a fianco delle donne? |
"Le femministe dicono che le donne sono
portatrici di valori necessari per la
costruzione di una personalità più
equilibrata, e nella matematica, che è
davvero assorbente anche se non al punto
da richiedere il ritiro dal mondo, lavoro e
costruzione della propria personalità sono
strettamente legati. Ad esempio potrebbe
aumentare, o così promettono le donne,
l'attenzione all'utilità sociale di quello
che si fa, invece di perseguire soltanto la
priorità nella soluzione di problemi
affrontati solo per la loro difficoltà tecnica.
Bisogna però fare attenzione a non usare
stereotipi, il soft contrapposto all'hard, che
sono tra quelli da contestare. Limitiamoci a
dire che se si realizzerà un ambiente di
lavoro paritario la vita sarà in fondo più
piacevole. I colleghi maschi sono in genere
immotivatamente presuntuosi e antipatici".
C'era da sospettarlo, ma se lo dice lei...
Con l'esclusione delle donne, si perde
anche in qualità? |
"Non tanto nel senso di qualità dei
risultati, quanto d'immagine complessiva
della disciplina e dei suoi cultori. Questo è
il tema sotterraneo costante di ogni aspetto
della discussione sull'argomento:
l'immagine della matematica è quella di un
fatto duro, maschile, nel senso di riservato
a chi non ha altri impegni mondani, a cui
badano invece le donne, e per questo
diventa addirittura sovrumano, divino... Le
implicazioni negative di quest'immagine
sono molteplici. In filosofia, ad esempio, la
matematica è stata assunta come modello
di verità assoluta, un impegno non
lusinghiero per i non pochi fraintendimenti
che continua a causare. Se il divino è
collegato alla pazzia, non stupisce che i
matematici siano stati e siano descritti
come disadattati se non proprio
psicotici...".
| Ma sono gli stessi matematici non è lei a
scriverlo? ad aver coltivato un'immagine
eroica di sé, il mito del cavaliere solitario,
dell'anticonformista trasandato, anzi
vestito malissimo, senza cure mondane,
mai un pensiero a una donna, a un figlio,
meglio ancora se del tutto privo di una
famiglia... E' una descrizione attendibile, e
magari di cui vantarsi?
| "Se lo si dice a una donna non è certo un
complimento... per la verità, nessuna
persona normale lo prenderebbe come un
complimento. C'è però da dire che presso il
grande pubblico diventano famosi
personaggi un po' strani; in Italia sono state
recentemente tradotte biografie di Paul
Erdös, che non ha mai avuto una casa,
viveva spostandosi per il mondo ospitato
dai colleghi, o anche di John Nash, entrato
e uscito dal manicomio. Ma tra i
matematici c'è di tutto. Per esempio John
von Neumann era un eccezionale manager,
come ha dimostrato con la costruzione del
primo calcolatore e l'organizzazione di Los
Alamos". |