RASSEGNA STAMPA

6 OTTOBRE 2000
DARIO ANTISERI
Libertà individuale, questo è il problema
Si deve combattere l'apatia
Prevale una cultura che ignora il dolore e il male
La sinistra dovrebbe riflettere di più sulla propria storia
Politica senza fede, dove si va? A questo interrogativo tentano di rispondere su Reset Remo Bodei, Giovanni Battista Clemente, Sebastiano Maffettone, Giacomo Marramao e Salvatore Veca. A lanciare il grido d'allarme è Remo Bodei: "Si deve prendere piena coscienza della fine della missione salvifica della politica" - di una politica che "pensava di inserirsi nel corso unidirezionale della storia, cavalcandone la cresta dell'onda, per assecondare determinati processi già in atto, che avrebbero avuto come sbocco ineluttabile la società senza classi o regno della libertà". Dunque: non esistono quelle ferree leggi che avrebbero necessariamente fatto passare l'umanità in una imminente "età dell'oro". E la stessa "età dell'oro" è semplicemente un'utopia. E, allora, che fare? Non resta che l'impegno per fronteggiare urgenti problemi concreti quali; l'occupazione della coscienza da parte dei padroni dei media; il controllo dei processi legati alle biotecnologie; le emigrazioni di massa; una giustizia che "continua ad apparire come una ragnatela che i forti sfondano e in cui i deboli rimangono impigliati". Tutto ciò in un orizzonte in cui "bisogna riconoscere il carattere di autonomia dell'individuo nel perseguire i propri fini di vita e, nello stesso tempo, lottare contro l'apatia, contro l'idea che la politica - come succede in molti Paesi - riguardi sostanzialmente il ceto politico". Non ci sono, pertanto, sensi ineluttabili della storia da assecondare e vana è l'attesa dell'età dell'oro. Desta impressione il fatto che soltanto oggi la sinistra prenda coscienza della insostenibilità teorica di filosofie della storia sul cui altare sono stati sacrificati milioni e milioni di uomini. Se intellettuali di sinistra nei decenni passati, invece di coprirli di insulti. si fossero confrontati con autori come, per esempio Carl Menger, E. von Böhm-Bawerk, L. von Mises, J.
Buchanan
o F. A. von Hayek, la sinistra non avrebbe perseverato nei suoi nefasti errori, si sarebbe corretta prima e senza aspettare il crollo del muro di Berlino avrebbe, tra l'altro, compreso da tempo che sono gli individui, con le loro preferenze e i loro piani di vita, a costituire i fini ultimi della politica. Va tuttavia detto che, dietro a quelli che Bodei chiama i valori "penultimi", premono sempre i valori ultimi, come si vede dalle soluzioni che vengono proposte per i problemi dell'aborto, della clonazione o dell'eutanasia.
Giovan Battista Clemente ha ragione a sottolineare questo punto, ripreso anche da Salvatore Veca e da Sebastiano Maffettone. Ma se davvero fuori di luogo e fuori di tempo appaiono le puntate "anticlericali" di Clemente, non convincono nemmeno le argomentazioni di Maffettone circa la distinzione tra destra e sinistra: "la distanza tra destra e sinistra è tutta nella differenza tra una concezione dell'uomo come "agito" da meccanismo sistemici (Stato e Mercato) e una visione centrata sulla nozione di autonomia individuale". Ma davvero le cose stanno così? È proprio vero che la sinistra abbia impostato e imposti la sua politica in vista dell'autonomia individuale? Un solo esempio: la difesa ad oltranza che la sinistra va ancora facendo del monopolio statale dell'istruzione è una difesa dell'autonomia degli individui, dei giovani e delle loro famiglie? E chiedo a Giacomo Marramao: in quali Stati, in quali società la sfera dell'autonomia individuale diviene sempre più esigua ed aleatoria? Per usare un'immagine proposta da Salvatore Veca: quali teorie della politica hanno preteso non solo di stabilire la segnaletica ma anche di fissare dove dirigersi? Credo che prima di affannarsi a ricostruire una credibile identità della sinistra non sarebbe inopportuno se si indagasse sulle origini socialiste del nazismo, se si confrontassero i tratti che rendono tanto vicine una destra statalista e una sinistra statalista. La politica, oggi come ieri, è stata ed è sempre intrisa di valori.
Oggi, diversamente da ieri, è meno soffocata da miti, quali l'ideologia marxista che per molti intellettuali ha costituito per quasi un secolo un autentico ergastolo. C'è solo da sperare che gli "ex ergastolani" da una parte non rimpiangano le vecchie catene e dall'altra non si mettano a predicare il libertinaggio più sfrenato, una volta respirata aria di libertà.
inizio pagina
vedi anche