Libertà individuale, questo è il
problemaSi deve combattere l'apatia Prevale una cultura che ignora il dolore e il male La sinistra dovrebbe riflettere di più sulla propria storia |
| Politica senza fede, dove si va? A questo interrogativo tentano di
rispondere su Reset Remo Bodei, Giovanni Battista Clemente,
Sebastiano Maffettone, Giacomo Marramao e Salvatore Veca. A
lanciare il grido d'allarme è Remo Bodei: "Si deve prendere piena
coscienza della fine della missione salvifica della politica" - di
una politica che "pensava di inserirsi nel corso unidirezionale
della storia, cavalcandone la cresta dell'onda, per assecondare
determinati processi già in atto, che avrebbero avuto come sbocco
ineluttabile la società senza classi o regno della libertà". Dunque:
non esistono quelle ferree leggi che avrebbero necessariamente
fatto passare l'umanità in una imminente "età dell'oro". E la stessa
"età dell'oro" è semplicemente un'utopia. E, allora, che fare? Non
resta che l'impegno per fronteggiare urgenti problemi concreti
quali; l'occupazione della coscienza da parte dei padroni dei
media; il controllo dei processi legati alle biotecnologie; le
emigrazioni di massa; una giustizia che "continua ad apparire
come una ragnatela che i forti sfondano e in cui i deboli
rimangono impigliati". Tutto ciò in un orizzonte in cui "bisogna
riconoscere il carattere di autonomia dell'individuo nel perseguire
i propri fini di vita e, nello stesso tempo, lottare contro l'apatia,
contro l'idea che la politica - come succede in molti Paesi -
riguardi sostanzialmente il ceto politico". Non ci sono, pertanto,
sensi ineluttabili della storia da assecondare e vana è l'attesa
dell'età dell'oro. Desta impressione il fatto che soltanto oggi la
sinistra prenda coscienza della insostenibilità teorica di filosofie
della storia sul cui altare sono stati sacrificati milioni e milioni di
uomini. Se intellettuali di sinistra nei decenni passati, invece di
coprirli di insulti. si fossero confrontati con autori come, per
esempio Carl Menger, E. von Böhm-Bawerk, L. von Mises, J.
Buchanan o F. A. von Hayek, la sinistra non avrebbe perseverato
nei suoi nefasti errori, si sarebbe corretta prima e senza aspettare il
crollo del muro di Berlino avrebbe, tra l'altro, compreso da tempo
che sono gli individui, con le loro preferenze e i loro piani di vita,
a costituire i fini ultimi della politica. Va tuttavia detto che, dietro
a quelli che Bodei chiama i valori "penultimi", premono sempre i
valori ultimi, come si vede dalle soluzioni che vengono proposte
per i problemi dell'aborto, della clonazione o dell'eutanasia.
Giovan Battista Clemente ha ragione a sottolineare questo punto,
ripreso anche da Salvatore Veca e da Sebastiano Maffettone.
Ma se davvero fuori di luogo e fuori di tempo appaiono le puntate
"anticlericali" di Clemente, non convincono nemmeno le
argomentazioni di Maffettone circa la distinzione tra destra e
sinistra: "la distanza tra destra e sinistra è tutta nella differenza tra
una concezione dell'uomo come "agito" da meccanismo sistemici
(Stato e Mercato) e una visione centrata sulla nozione di
autonomia individuale". Ma davvero le cose stanno così? È
proprio vero che la sinistra abbia impostato e imposti la sua
politica in vista dell'autonomia individuale? Un solo esempio: la
difesa ad oltranza che la sinistra va ancora facendo del monopolio
statale dell'istruzione è una difesa dell'autonomia degli individui,
dei giovani e delle loro famiglie? E chiedo a Giacomo Marramao:
in quali Stati, in quali società la sfera dell'autonomia individuale
diviene sempre più esigua ed aleatoria? Per usare un'immagine
proposta da Salvatore Veca: quali teorie della politica hanno
preteso non solo di stabilire la segnaletica ma anche di fissare
dove dirigersi? Credo che prima di affannarsi a ricostruire una
credibile identità della sinistra non sarebbe inopportuno se si
indagasse sulle origini socialiste del nazismo, se si confrontassero
i tratti che rendono tanto vicine una destra statalista e una sinistra
statalista.
La politica, oggi come ieri, è stata ed è sempre intrisa di valori.
Oggi, diversamente da ieri, è meno soffocata da miti, quali
l'ideologia marxista che per molti intellettuali ha costituito per
quasi un secolo un autentico ergastolo. C'è solo da sperare che gli
"ex ergastolani" da una parte non rimpiangano le vecchie catene e
dall'altra non si mettano a predicare il libertinaggio più sfrenato,
una volta respirata aria di libertà. |