RASSEGNA STAMPA

4 OTTOBRE 2000
SIMONA SERAFINI
Finalmente torna in patria il profeta Mounier
A cinquant'anni dalla morte una serie di iniziative rilanciano la figura del fondatore di "Esprit"
Finora il filosofo personalista aveva esercitato il suo influsso più all'estero che in Francia
Mezzo secolo fa scompariva all'improvviso, a soli 45 anni, Emmanuel Mounier, il creatore del "personalismo"e il fondatore della rivista culturale Esprit: un "maître-à-penser" per tutta una generazione (non solo francese) ed in particolare un punto di riferimento per gli ambienti cristiani. Arrivato a Parigi dalla natia Grenoble, il giovane e brillante filosofo bergsoniano entrò presto in contatto con il circolo di intellettuali che si riuniva a Meudon attorno a Jacques e Raïssa Maritain. In questo ambiente concepì l'idea di fondare un movimento di rottura con "il disordine stabilito", ispirato in gran parte alle idee di Charles Péguy, che vedrà la luce effettivamente nel 1932, insieme alla rivista Esprit. Il programma del movimento e della rivista era racchiuso nello slogan "Rifare il Rinascimento", promuovere cioè una "rivoluzione personalista e comunitaria", capace di opporsi sia all'individualismo liberale sia al collettivismo di matrice fascista come comunista. Secondo Emmanuel Mounier, per riuscire bisognava ritrovare la capacità di trasformare le idee in azione. Un'operazione nella quale si impegnò in prima persona dalle pagine di Esprit. La necessità di intervenire in Spagna, quella di opporsi alla definizione di uno speciale statuto per gli ebrei, di fare resistenza alla barbarie in nome del cristianesimo, sono alcune delle battaglie condotte sulle pagine della rivista prima della guerra; ma è nel dopoguerra che l'opera di Mounier ebbe la maggiore influenza sulla società civile. La sua rivista fu il punto di riferimento per intellettuali, sindacalisti, funzionari dello Stato occupati nell'opera di ricostruzione della democrazia. Il seminario "Mounier, actualité d'un grand témoin", che avrà luogo a Parigi all'Unesco domani e venerdì 6 ottobre, offrirà l'occasione di meglio conoscere un intellettuale il cui impegno corrispondeva a una esigenza del pensiero. Dopo la morte delle grandi utopie è più che mai necessario rileggere l'opera di Emmanuel Mounier: l'appello a riscoprire oggi un "resistente cristiano" ci viene da Jacques Delors, l'ex presidente della Commissione delle Comunità Europee, e da Guy Coq, membro della redazione attuale di Esprit e presidente dell''Associazione degli amici d'Emmanuel Mounier. Sulle pagine di Le Monde di ieri si augurano che "un'ingiustizia sia riparata": Mounier, che ha nutrito senza ombra di dubbio il pensiero e l'azione antitotalitaria, è più conosciuto all'estero (in America latina, nell'Europa dell'Est, in Portogallo, in Spagna, in Italia) che nel suo Paese. Del resto la maggior parte dei suoi scritti, in particolare quelli anteguerra, apparsi quasi esclusivamente su Esprit, sono rimasti fino ai nostri giorni introvabili. Ben venuta dunque la recentissima pubblicazione dei suoi testi fondamentali in due volumi formato poche nelle edizioni Seuil. Sta del resto per apparire il volume Emmanuel Mounier et sa génération. Lettres, carnets et inedits presso le Editions du Cerf. Ciascuno potrà dunque giudicare personalmente la portata delle idee del filosofo dell'impegno. Per gli autori dell'articolo, nessun dubbio: "Di fronte alla frattura tra individuo e società, oggi più netta che a metà del XX secolo, la sua dialettica tra persona e comunità apre ricche prospettive. Rileggere i testi in cui il filosofo approfondisce la sua idea di comunità di persone aiuta a capire perchè il comunitarismo - nel senso in cui è inteso oggi da alcuni - si trova in un vicolo cieco". Niente ricette prefabbricate, nessuna dottrina politica pronta all'uso: il "più socratico dei pensatori del XX secolo" elabora un pensiero rigoroso applicato alle condizioni dell'azione politica e al significato dell'essere cittadini. Secondo Delors e Coq i suoi articoli, sempre iscritti in una realtà politica precisa, possono offrire l'esempio di un dialogo proficuo tra pensiero ed azione.
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