RASSEGNA STAMPA

3 OTTOBRE 2000
PIERGIORGIO ODIFREDDI
Le corde dell'Universo
New York abbonda di istituzioni scolastiche, come di ogni altra cosa. A sud sta NYU, l'Università Comunale, le cui bandiere viola sventolano a Washington Square, cuore dell'artistico Greenwich Village. Al centro, fra i grattacieli di Manhattan, si situano i college della SUNY, l'Università Statale. E a nord, lungo il fiume e ai bordi del famigerato quartiere nero di Harlem, si trova Columbia, la più popolare fra le università private della città.
Qui ci siamo recati per incontrare Brian Greene, un fisico-matematico giovane e bello, che ha raggiunto il successo con un ottimo libro di vera divulgazione: L'universo elegante (appena tradotto da Einaudi, pagg 396, lire 38.000), che ha venduto negli Stati Uniti mezzo milione di copie, ed è già stato tradotto in una ventina di lingue.
Il libro espone, in maniera semplice ma non semplicistica, quella teoria delle stringhe (dall'inglese string, "corda") che costituisce l' ultimo grido della fisica moderna e si presenta come la sua teoria finale: un argomento ancora esoterico per gli stessi addetti ai lavori, che sembra però aver infiammato la curiosità del pubblico. Ne parliamo con l'autore.
Empedocle, uno dei presocratici, sosteneva che in principio c'erano quattro radici della materia, che vivevano felicemente unite nel Regno dell'Amore. Poi arrivò l' Odio a separarle, ma alla fine l'Amore ritornerà a riunirle. Un altro dei presocratici, Pitagora, parlava di armonia dell'universo e di musica delle sfere. Queste idee le suonano familiari?
"Certamente. Ciò che noi cerchiamo di fare è proprio di arrivare a una teoria unificata delle quattro forze di cui siamo a conoscenza, che ci mostri un principio fondamentale da cui esse scaturiscono.
Non so se si tratti dell'Amore, ma questo è ciò che cerchiamo. E crediamo di essere ormai vicini a una risposta. La teoria delle stringhe utilizza proprio la seconda delle idee a cui lei accennava, e sostiene che tutto nel mondo deriva da vibrazioni di stringhe: è la musica delle sfere, ma iniettata a livello microscopico nella struttura del mondo".
Si tratta di un'orchestra d'archi, come il nome "stringhe" lascerebbe intendere, o ci sono anche altri strumenti?
"Agli inizi la teoria delle stringhe sosteneva che, oltre agli elettroni e ai quark che compongono neutroni e protoni, c'è un altro livello di struttura, un piccolo filamento di energia vibrante, i cui modi di vibrazione corrispondono a particelle diverse. Negli ultimi anni si è però cominciato a pensare che le stringhe non siano gli unici ingredienti, e sono stati introdotti elementi che assomigliano a una membrana, come la superficie di un tamburo. Quindi oggi non si può più parlare solo di un'orchestra d'archi, ma bisogna includere anche strumenti a percussione".
La teoria delle stringhe pretende di essere l'unica teoria finale della fisica. Perché allora ne esistono varie versioni?
"Negli anni ' 80 si sono sviluppate cinque diverse teorie delle stringhe, ed è stato veramente imbarazzante. Ma nel 1995 Edward Witten ha dimostrato che tutte e cinque le teorie sono solo modi diversi di vedere una stessa teoria fondamentale, che è appunto la teoria delle membrane".
Witten è considerato il guru della teoria delle stringhe. Come mai ha ottenuto la Medaglia Fields, che è l'analogo del Premio Nobel per la matematica, ma non il Premio Nobel per la fisica?
"Molto del lavoro che stiamo facendo è altamente teorico, e non siamo ancora riusciti ad entrare nella fase dell'osservazione e della sperimentazione: per questo Witten non ha ancora vinto il Premio Nobel. Ma non ha solo usato la matematica nella fisica: ha fatto anche il contrario, utilizzando idee della teoria delle stringhe per arrivare a intuizioni matematiche straordinarie, e questa è la ragione per cui ha vinto la Medaglia Fields".
Una delle innovazioni più radicali della teoria delle stringhe è che lo spazio-tempo non ha quattro dimensioni (tre spaziali e una temporale), come sembra a prima vista, ma dieci. Dove stanno le altre sei?
"Ci sono due possibilità: che le dimensioni aggiuntive siano molto piccole e raggomitolate su se stesse, o che siano invece molto grandi e distese. In un modo o nell'altro, per ora non riusciamo a vederle con i nostri strumenti".
Questa dualità tra piccolo e grande sembra riproporsi anche in altri contesti. Ad esempio, dobbiamo credere che l'universo sia grande e in espansione, o piccolo e in contrazione?
"Secondo la teoria delle stringhe, i due tipi di universi sono assolutamente equivalenti fra loro. Lo spartiacque è quella che viene chiamata la lunghezza di Planck, che è circa un miliardesimo di un miliardesimo di un miliardesimo di un miliardesimo di metro: lunghezze molto più piccole e molto più grandi di quella di Planck sono equivalenti".
E qual è la differenza tra un buco nero e una particella?
"Esiste un forte collegamento fra i due concetti. I buchi neri possono diventare sempre più piccoli, fino a trasmutare in una particella. Si tratta di una transizione di fase, come quella che l'acqua subisce quando diventa ghiacco: due forme diverse della stessa sostanza".
I buchi neri sono definiti dal rapporto tra volume e massa, e sembra che nell'universo la proporzione fra dimensioni e materia sia esattamente quella richiesta. È possibile che siamo dentro un buco nero o a una particella?
"Di solito pensiamo ai buchi neri come a qualcosa che sta al di fuori, nei quali si può entrare ma non uscire. Effettivamente, però, potremmo già trovarci all'interno di un buco nero: naturalmente, senza essere in grado di uscirne. Tutto quello che conosciamo della fisica è compatibile con questa idea piuttosto strana".
Il fatto che siamo confinati nel nostro universo fa venire in mente l'idea di un multiverso o pluriverso introdotta da William James. Ci sono altri universi oltre al nostro, e quali leggi fisiche valgono in essi?
"Il nostro universo potrebbe essere una bolla all'interno di un'enorme schiuma cosmica. Forse il Big Bang è un evento abbastanza comune, che può avvenire più volte. Ed è assolutamente possibile che la fisica di altri universi sia completamente diversa dalla nostra: nel numero di dimensioni, nei tipi di particelle, magari persino nel bagaglio concettuale necessario per descriverla".
Possiamo dunque spingersi a domandare che cos'è avvenuto prima della Creazione, rischiando i fulmini di Sant'Agostino?
"Alcuni dicono che il Big Bang, almeno quello del nostro universo, ha creato anche il tempo: in questo caso non ha senso chiedersi che cosa sia avvenuto prima.
Altri, tra cui Gabriele Veneziano, pensano invece che sia esistito un periodo di tempo antecedente al Big Bang, magari infinito. In questo scenario il Big Bang non sarebbe l'inizio dell'universo, ma solo un evento significativo della sua storia".
Sarà veramente possibile arrivare a una teoria finale?
"Finora, ogni volta che credevamo di essere arrivati a comprendere qualcosa c'è stata una nuova scoperta che ci ha fatto cambiare modo di pensare. Ma la storia può essere fuorviante. Magari questa volta siamo veramente arrivati alle leggi più profonde. Solo il tempo potrà dirlo".
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