RASSEGNA STAMPA

1 OTTOBRE 2000
SIMON SINGH
Carte in tavola con gli Umts
Le regole dell'asta inglese per i telefonini di terza generazione decise dai matematici della "game theory"
L'Italia sta seguendo l'esempio britannico che ha dato risultati eccellenti rispetto ai Paesi che hanno usato metodì più tradizionali
Quest'anno Gran Bretagna e Germania hanno incassato rispettivamente 35 e 46 miliardi di dollari, somme inaudite, vendendo licenze per la telefonia mobile detta di "terza generazione", cioè blocchi di radiofrequenze che consentiranno ad alcune imprese di fornire immagini video e Internet agli utenti e di ricavarne notevoli profitti nei prossimi decenni. Anche se si tiene conto dei potenziali profitti, il prezzo pagato ha superato ogni aspettativa. Grazie, dicono molti esperti, al modo in cui sono state vendute.
Le licenze sono state messe all'asta, come si sa, ma non alla vecchia maniera: quelle due aste erano state ideate da matematici esperti in una disciplina arcana chiamata "teoria dei giochi.
Anche l'Italia sta per varare un'asta di "terza generazione": se i matematici l'hanno azzeccata e se ha successo come in Inghilterra e in Germania, potrebbe fruttare l'equivalente di 500 dollari per abitante, bambini compresi.
In Gran Bretagna ha partecipato alla progettazione dell'asta il professor Ken Binmore (che si è occupato soprattutto delle simulazioni; l'asta vera e propria è stata progettata da Paul Klemperer, ndr), un matematico tranquillo e schivo dello University College di Londra. Il suo contributo essenziale è stato quello di consigliare al governo di abbandonare il sistema tradizionale, in cui la pubblica amministrazione assegnava le licenze di terza generazione sulla base delle proposte fatte dai candidati all'acquisto. Questo sistema, il "concorso di bellezza", portava a incassare poco o niente e spesso ad attribuire le licenze a società inadatte.
Binmore preferisce il metodo dell'asta che ottimizza i profitti e assegna le licenze alle imprese che sapranno sfruttarle al meglio. È un matematico e quindi il suo metodo è tutt'altro che semplice. Ha congegnato con cura un'asta conforme alle esigenze del venditore, e per raggiungere l'obiettivo desiderato ha usato formule complesse.
Da teorico dei giochi, Binmore analizza i giochi con equazioni matematiche. Ai suoi occhi, un'asta non è altro che una partita di poker nel cui piatto stanno miliardi di sterline. Non a caso, alcune delle sue intuizioni più brillanti in economia gli vengono dai giorni passati a giocare a poker nella biblioteca del college che frequentava da studente.
La teoria matematica dei giochi è iniziata con lo studio di giochi tradizionali, come gli scacchi o lo "zeri e ics". Compito del teorico è quello di identificare la strategia migliore per vincere; per esempio un matematico ha dimostrato che al Monopoly conviene comprare i terreni arancioni perché nelle caselle di quel colore i giocatori sostano con maggior frequenza. Dato che le carte "Imprevisti", "Probabilità" e "Vai in prigione" mandano regolarmente i giocatori in galera, è più probabile che tirino un sette e finiscano in una casella arancione.
Più in generale, un teorico considera "gioco" qualunque situazione, guerra guerreggiata o procedura di divorzio, in cui due o più persone sono in competizione. Se è bravo, deve capire quello che passa per la mente dei giocatori, i punti di forza, i fini, le motivazioni e le soluzioni di ripiego di ciascuno. La teoria dei giochi è una matematica condita con una punta di psicologia.
Nel Novecento i teorici dei giochi hanno cominciato a occuparsi di economia, la quale è un gioco a "informazione incompleta" perché gli attori non conoscono le posizioni degli avversari più di quanto i giocatori di poker conoscano le carte in mano agli altri. Al contrario, su una scacchiera le posizioni di ognuno sono ben visibili.
L'uomo che più ha fatto per applicare la teoria all'economia è stato il genio americano John Nash.
Tra il 1950 e il 1953, poco più che ventenne, ha pubblicato quattro articoli rivoluzionari. Ha condotto un'analisi approfondita dei giochi detti a somma non zero (in un gioco a somma zero, c'è chi vince e chi perde come a scacchi, o a volte un pareggio, mentre in un gioco a somma non zero, entrambi i giocatori possono vincere... o perdere.
Un negoziato tra datore di lavoro e sindacato è tipicamente a somma non zero: può sfociare su uno sciopero che danneggia le due parti o su un accordo equo e vantaggioso per entrambe). Nash ha anche dimostrato l'esistenza dell'"equilibrio di Nash", una situazione in cui entrambi i giocatori hanno adottato una strategia ottima che produce un esito stabile e non la cambiano perché ogni alternativa peggiorerebbe la loro posizione.
Tuttavia questo comportamento egoista e a breve termine può danneggiare entrambi, come dimostra il "Dilemma del prigioniero".
Nash è un personaggio tragico: all'inizio, la maggior parte degli economisti ne ha ignorato i lavori. Poco dopo le sue pubblicazioni, ha sofferto di schizofrenia acuta ed è stato ricoverato per quasi vent'anni, perdendo genio, famiglia, lavoro e libertà. Ma si è ripreso inaspettatamente negli anni Ottanta proprio mentre i suoi lavori venivano finalmente apprezzati, e nel 1994 ha ricevuto il premio Nobel per l'economia insieme a John Harsanyi (morto da poco e ricordato negli altri articoli di questa pagina) e a Reinhard Selten.
Le idee di Nash stanno alla base dell'asta inglese da 35 miliardi di dollari che il professor Binmore ha passato due anni a mettere a punto. È un'operazione difficile, infatti. Un'asta si gioca tra diversi offerenti e un banditore che agisce per conto di chi vende, e si trova nella piacevole situazione di decidere le regole del gioco. Queste possono riguardare svariate questioni: il prezzo minimo, per esempio; o nel caso ci siano lotti multipli, se metterli in vendita simultaneamente o consecutivamente; l'ammontare della penale per chi si aggiudica l'asta ma non effettua il dovuto pagamento; se gli offerenti devono fare offerte in busta chiusa oppure pubbliche ecc.
Un teorico dei giochi dà consigli sulla combinazione di regole più confacente alle esigenze del banditore. Se il banditore non ne ascolta il parere, rischia di scegliere regole sbagliate, cioè vantaggiose per l'offerente e svantaggiose per sé stesso e per chi vende.
In un caso recente avvenuto in Turchia, l'asta è fallita perché le regole per le offerte erano state concepite male: due licenze dovevano essere aggiudicate in successione, con la regola che il prezzo minimo della seconda sarebbe stato pari al prezzo di vendita della prima. L'azienda che sembrò offrire una cifra folle per la prima in realtà sapeva il fatto suo: il prezzo minimo per la seconda risultò talmente alto che non la comprò nessuno. L'acquirente della prima licenza si ritrovò con un monopolio per il quale, a conti fatti, aveva pagato una somma ragionevole. Un bravo teorico dei giochi avrebbe individuato il difetto dell'asta turca.
Per avere successo, la progettazione dell'asta deve rispecchiare gli obiettivi del venditore tenendo presente chi potrebbero essere i potenziali acquirenti e ogni minimo particolare del bene messo in vendita.
Al contrario dell'asta inglese che parte dal prezzo minimo, l'asta olandese parte da un prezzo massimo che cala finché qualcuno fa un'offerta: è un metodo veloce, ideale per vendere molti beni soprattutto se poco durevoli, come i tulipani per esempio.
All'asta di quest'anno Binmore ha aggiunto una regola per cui la licenza più appetitosa era riservata a un'azienda di nuova formazione. Il governo britannico desiderava favorire un massimo di concorrenza e questa regola ha raggiunto lo scopo compensando parzialmente il vantaggio che deriva da una lunga presenza sul mercato.
Un altro ingrediente di Binmore ha attutito l'effetto della "maledizione del vincitore". Di solito chiunque si aggiudichi un'asta in un'unica gara e con offerte in busta chiusa finisce per pagare troppo: l'opinione della maggioranza dei suoi concorrenti è che il bene non vale il prezzo finale.
Se invece ci sono più gare, ogni offerente può sondare via via l'opinione degli altri e tenerne conto, il che impedisce che qualcuno spenda una cifra spropositata. L'asta britannica si è svolta in 150 tappe, in cui le società inoltravano le proprie offerte alla Radio Communications Agency con fax redatti in un codice apposito.
Binmore ritiene che un'asta progettata come si deve sia il modo migliore per vendere licenze perché garantisce che queste vadano alle aziende che hanno i piani di sviluppo migliori, a quelle cioè che prevedono profitti più ingenti e sono quindi disposte a offrire di più. "Un'asta ben congegnata - dice Binmore - raggiunge lo scopo creando un ambiente competitivo in cui gli offerenti sono costretti a puntare su ciò in cui affermano pubblicamente di credere".
Curiosamente, l'asta del governo inglese è stata criticata soprattutto per aver rastrellato troppi soldi, cinque volte la cifra prevista dai più ottimisti. Alcuni sostengono che le società di telecomunicazioni lo faranno pagare ai consumatori, aumentando le tariffe. Per Binmore, si tratta di una visione ingenua: è convinto che le società cerchino comunque di far pagare il massimo possibile e non quanto occorre per procurarsi un profitto moderato, e che il costo della licenza intaccherà i dividendi degli azionisti e non influirà sul prezzo pagato dagli utenti.
Il governo italiano ha deciso di vendere le proprie licenze in due tappe: la prima era il solito concorso di bellezza che si è tenuto un mese fa e ha ridotto a sette il numero degli offerenti. Questi avevano fino all'11 settembre per sottoporre i propri piani di sviluppo prima di concorrere all'asta che si terrà nei prossimi giorni.
Dato lo strepitoso successo ottenuto in Inghilterra e in Germania, si prevede che l'asta italiana generi più di 10 miliardi di dollari. Qualunque sia la cifra, è improbabile che si traduca in una diminuzione delle tasse. Il primo ministro Giuliano Amato ha già annunciato che servirà in parte a ridurre il debito pubblico e a finanziare investimenti per nuovi posti di lavoro.
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Il pensiero matematico