RASSEGNA STAMPA

22 SETTEMBRE 2000
SIMONA SERAFINI
UOMO NON SEI UNA SCIMMIA
A Poitiers la comunità dei paleontologi discute le nuove scoperte che ridisegnano le origini dell'uomo
Ormai gli studiosi sono convinti: esiste un antenato comune, ma non una derivazione come pensava il darwinismo. Scavi recenti hanno portato alla luce nuove specie di australopitechi forse figli di un solo ceppo. In Uganda un primate con 20 milioni di anni
L'anno scorso un'equipe internazionale diretta dalla ricercatrice del Cnrs Hélène Roche scoprì sulle rive del lago Turkana, in Kenia, un sito preistorico che è stato datato a 2,34 milioni di anni: in quell'antica cava "qualcuno" si costruiva degli utensili tagliando dei blocchi di silex; da uno solo poteva ricavarne fino a cinquanta. La notizia, data dalla rivista Nature, fece scalpore nel mondo scientifico: "O si ammette che i primati sapevano tagliare la pietra; o bisogna trovare degli Homo più antichi, che vivevano 2, 3 milioni di anni fa", spiega Hélène Roche. La questione è ancora aperta. In passato sono stati trovati (ma non in questa zona) resti di un australopiteco robustus che risalgono alla stessa epoca, ma di Homo nessuna traccia. Che dobbiamo dedurne? Che la creazione di utensili non fu solo prerogativa dell'uomo, ma che anche altre specie (come l'australopiteco) erano capaci di costruirne? In che cosa consiste dunque la specificità umana?
Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le scoperte che hanno rivoluzionato il mondo della paleontologia: tre delle cinque specie conosciute di australopiteco, (l'ominide che ha vissuto da 4 a 1 milione di anni fa in Africa, e che ha preceduto l'arrivo dell'uomo sulla terra) sono state identificate negli ultimi cinque anni.
L'Anamensis è stato ritrovato in Kenia, l'Abel in Ciad, il Gahri in Etiopia. Da qualche anno in qua ogni nuovo osso è diventato l'esemplare di una specie sconosciuta. L'entusiasmo degli uni si confronta con la diffidenza degli altri... Le sorprese, ad ogni modo, sono destinate a diventare sempre più numerose. Se si pensa che gli esperti ritengono di aver scavato in Africa (terra considerata fino ad ora la culla dell'umanità) solo il 5% dei terreni in cui è possibile trovare resti fossili, si può avere un'idea delle scoperte che ci attendono. Nel mondo scientifico il clima è surriscaldato, le ipotesi più diverse si incrociano, si sovrappongono... e si scontrano. Per mettere a punto l'ingarbugliata situazione, i più eminenti paleontologi del mondo si sono dati convegno questa settimana all'università di Poitiers sul tema: "Gli ominidi e il loro ambiente". Prima domanda cui tenteranno di rispondere: possibile che quel mondo lontano fosse popolato da tante specie differenti?
L'evoluzione della specie umana deve essere dunque rappresentata da un albero, sia pure ricco di rami diversi, come abbiamo pensato fino ad ora, oppure da un bosco, fitto di arbusti?
"Come potremmo credere alla coesistenza di diverse specie di australopiteco e di uomini arcaici su un territorio esiguo come l'Africa orientale?": Jean Chaline, paleontologo del Cnrs e direttore del laboratorio di paleo-biodiversità e preistoria dell'Ècole Pratique des hautes études, non crede affatto all'ipotesi "degli arbusti". Per lui le caratteristiche dei diversi tipi di australopiteco sono solo dovute a differenze geografiche, sessuali, individuali, distribuite su diversi milioni di anni. I "rivoluzionari" vorrebbero riesaminare tutti i dati e ricominciare da capo: per Michel Pickford, professore al Collège de France, perfino l'ipermediatica Lucy, l'ominide scoperto da Yves Coppens e da lui considerato uno dei nostri avi, potrebbe essere solo l'incrocio tra due specie diverse, poco interessante per la continuazione della storia. Per due inglesi, Bernard Wood e Marc Collard, il più antico Homo fino ad oggi scoperto, non sarebbe altro che un modesto australopiteco. Non solo: diversi esemplari di primate che risalgono a 30 milioni di anni fa, scoperti recentemente in Thailandia, in Pakistan e in Cina, mettono ormai in dubbio la teoria secondo la quale la storia dell'evoluzione umana sarebbe incominciata in Africa e proseguita in Asia e in Europa. Resta un dato: l'Homo habilis, costruttore di utensili e dominatore del fuoco, vi si sarebbe trasferito prima di quanto si è pensato; certo non più tardi di 1,7 milioni di anni fa, come hanno dimostrato i due esemplari di Homo erectus scoperti l'anno scorso in Georgia. Le sorprese si moltiplicano: l'ultima, rivelata ieri dal giornale francese La Croix, riguarda una scimmia, grande come un gorilla femmina, vissuta 20 milioni di anni fa in Uganda. Secondo Brigitte Senut, paleontologa del Museo di storia naturale che ha trovato un suo femore nel sito di Napak, si tratta di una nuova specie (che ha battezzato Ugandapithecus), un antenato non dell'uomo, ma dell'avo comune sia alle grandi scimmie che all'uomo. Conservatori e rivoluzionari sono convinti che sia esistito 7 o 8 milioni di anni fa, e gli danno la caccia. Come era fatto? Mah! Le ricerche continuano. Una cosa è certa; l'uomo non deriva dalla scimmia. Nella babele scientifica, i paleontologi su questo sono concordi: l'uomo e la scimmia sono cugini solo imparentati ad un antenato comune.
Ancora misterioso.
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