Giorello: più dialogo tra
scienza e moraleDopo le dichiarazioni di Latour, il filosofo
interviene nel confronto tra tecnologia e democrazia "La macchina è diventata da tempo strumento di conoscenza.
Ma resta il problema dell'intervento sulla vita" |
| "D'accordo con Giacomo Leopardi, non credo affatto nelle
"magnifiche sorti e progressive". Non credo che gli scienziati
possano fare tutto quello che vogliono. Non si possono ammettere
esperimenti sugli esseri umani, anche se motivati dal nobile
intento di realizzare un farmaco o un vaccino efficace. E non mi
riferisco soltanto agli orrori della cosiddetta scienza nazista.
Penso anche a certe sperimentazioni fatte - guarda caso sulle
popolazioni di colore - nei democraticissimi Stati Uniti". Nella
discussione sulla "democrazia della scienza", aperta dall'intervista
al filosofo francese Bruno Latour, interviene Giulio Giorello,
ordinario di filosofia della scienza alla Statale di Milano.
Da decenni, Giorello esplora, con i suoi saggi, questa
problematica di frontiera, oggi particolarmente attuale. Però -
tiene a precisare - impedire che le sperimentazioni della scienza e
soprattutto della tecnologia travolgano ogni limite, non è
necessario che la scienza venga posta sotto tutela e totalmente
assoggettata a vincoli esterni. "Correremmo un pericolo,
altrettanto grave, di dogmatismo", spiega Giorello. E propone:
bisogna imboccare la paziente via del dialogo. "Lo scienziato
provi a scoprire dentro di sé il "moralista", a ritrovare in sé le
fondamentali esigenze etiche. E, d'altro canto, il "moralista" e il
bioeticista si scoprano un po' scienziati".
È possibile "controllare" le applicazioni della scienza,
rispettandone l'autonomia? "Finché si mantiene la dicotomia
"natura-cultura", questo controllo non è possibile. Tra chi difende
la prospettiva scientista ("la scienza deve andare avanti, costi
quello che costi") e chi sostiene che è necessario dare un
regolamento anche alla pratica scientifica, non potrebbe
instaurarsi altro che un dialogo tra sordi".
Un obiettivo che richiede un forte impegno comune. Aggiunge il
filosofo della scienza: "Per capirci, proporrei di riandare al
"personalismo" dei grandi pensatori cattolici del Novecento. Se
non si arriva al dialogo, i laboratori scientifici si considereranno
isole privilegiate, la democrazia non potrà toccarli e la società non
riuscirà ad andare oltre il "mondo della chiacchiera"".
Ma esiste la possibilità di una scienza più democratica?
"Certamente "democrazia della scienza" non vuol dire che nella
scienza vinca la teoria che ottiene più voti. Se democrazia
significa regola della maggioranza, allora la scienza non può
essere democratica. Se invece la democrazia è - come la definisce
Karl Popper - volontà di resistere a ogni preteso potere
irresistibile, allora la scienza è molto democratica. La teoria che
oggi è dominante, domani potrà essere scalzata. Galileo Galilei,
con un'abile guerriglia fisico-matematica, riuscì a fare di una
vecchia opinione che apparentemente era stata gettata
nell'immondezzaio della storia, quella del movimento della
Terra".
Scienza e opinione pubblica non comunicano fra loro. Ma neanche
scienza e politica... "Nella cultura occidentale, come rileva
Latour, ciò che è detto dalla scienza naturale non è più oggetto di
deliberazione politica. Dopo il caso Galilei o il caso Darwin o il
caso Lisenko in Urss, quale politico oserebbe mettere in
discussione l'autonomia dello scienziato? E questo stato di cose
crea due ghetti: da un lato la scienza, dall'altro la politica, mai
degradata come oggi".
La scienza accende speranze e scatena timori... "È il destino della
scienza. Almeno da quando ha fecondato con il proprio pensiero la
tecnica. Intendiamoci: vi sono civiltà in cui c'è una tecnica con
poca scienza, e civiltà in cui c'è una scienza con poca tecnica. Però
ciò che contraddistingue l'avventura della scienza, da Galileo
Galilei in poi, è proprio il fatto che scienza e tecnica marciano
insieme. La tecnica costituisce la prova migliore della scienza. E
la scienza pianifica il nostro intervento sull'ambiente. La
macchina, l'artefatto tecnico diventano strumenti di conoscenza. Si
pensi al telescopio, al microscopio, ai rivelatori di raggi X o al
computer. Quando però l'impresa tecnico-scientifica investe il
mondo del vivente, e non soltanto il mondo dell'inanimato, ci si
rende conto che la nostra emotività è toccata in pieno". |