RASSEGNA STAMPA

22 SETTEMBRE 2000
LUIGI DELL'AGLIO
Giorello: più dialogo tra scienza e morale
Dopo le dichiarazioni di Latour, il filosofo interviene nel confronto tra tecnologia e democrazia
"La macchina è diventata da tempo strumento di conoscenza. Ma resta il problema dell'intervento sulla vita"
"D'accordo con Giacomo Leopardi, non credo affatto nelle "magnifiche sorti e progressive". Non credo che gli scienziati possano fare tutto quello che vogliono. Non si possono ammettere esperimenti sugli esseri umani, anche se motivati dal nobile intento di realizzare un farmaco o un vaccino efficace. E non mi riferisco soltanto agli orrori della cosiddetta scienza nazista.
Penso anche a certe sperimentazioni fatte - guarda caso sulle popolazioni di colore - nei democraticissimi Stati Uniti". Nella discussione sulla "democrazia della scienza", aperta dall'intervista al filosofo francese Bruno Latour, interviene Giulio Giorello, ordinario di filosofia della scienza alla Statale di Milano. Da decenni, Giorello esplora, con i suoi saggi, questa problematica di frontiera, oggi particolarmente attuale. Però - tiene a precisare - impedire che le sperimentazioni della scienza e soprattutto della tecnologia travolgano ogni limite, non è necessario che la scienza venga posta sotto tutela e totalmente assoggettata a vincoli esterni. "Correremmo un pericolo, altrettanto grave, di dogmatismo", spiega Giorello. E propone: bisogna imboccare la paziente via del dialogo. "Lo scienziato provi a scoprire dentro di sé il "moralista", a ritrovare in sé le fondamentali esigenze etiche. E, d'altro canto, il "moralista" e il bioeticista si scoprano un po' scienziati". È possibile "controllare" le applicazioni della scienza, rispettandone l'autonomia? "Finché si mantiene la dicotomia "natura-cultura", questo controllo non è possibile. Tra chi difende la prospettiva scientista ("la scienza deve andare avanti, costi quello che costi") e chi sostiene che è necessario dare un regolamento anche alla pratica scientifica, non potrebbe instaurarsi altro che un dialogo tra sordi". Un obiettivo che richiede un forte impegno comune. Aggiunge il filosofo della scienza: "Per capirci, proporrei di riandare al "personalismo" dei grandi pensatori cattolici del Novecento. Se non si arriva al dialogo, i laboratori scientifici si considereranno isole privilegiate, la democrazia non potrà toccarli e la società non riuscirà ad andare oltre il "mondo della chiacchiera"". Ma esiste la possibilità di una scienza più democratica?
"Certamente "democrazia della scienza" non vuol dire che nella scienza vinca la teoria che ottiene più voti. Se democrazia significa regola della maggioranza, allora la scienza non può essere democratica. Se invece la democrazia è - come la definisce Karl Popper - volontà di resistere a ogni preteso potere irresistibile, allora la scienza è molto democratica. La teoria che oggi è dominante, domani potrà essere scalzata. Galileo Galilei, con un'abile guerriglia fisico-matematica, riuscì a fare di una vecchia opinione che apparentemente era stata gettata nell'immondezzaio della storia, quella del movimento della Terra". Scienza e opinione pubblica non comunicano fra loro. Ma neanche scienza e politica... "Nella cultura occidentale, come rileva Latour, ciò che è detto dalla scienza naturale non è più oggetto di deliberazione politica. Dopo il caso Galilei o il caso Darwin o il caso Lisenko in Urss, quale politico oserebbe mettere in discussione l'autonomia dello scienziato? E questo stato di cose crea due ghetti: da un lato la scienza, dall'altro la politica, mai degradata come oggi". La scienza accende speranze e scatena timori... "È il destino della scienza. Almeno da quando ha fecondato con il proprio pensiero la tecnica. Intendiamoci: vi sono civiltà in cui c'è una tecnica con poca scienza, e civiltà in cui c'è una scienza con poca tecnica. Però ciò che contraddistingue l'avventura della scienza, da Galileo Galilei in poi, è proprio il fatto che scienza e tecnica marciano insieme. La tecnica costituisce la prova migliore della scienza. E la scienza pianifica il nostro intervento sull'ambiente. La macchina, l'artefatto tecnico diventano strumenti di conoscenza. Si pensi al telescopio, al microscopio, ai rivelatori di raggi X o al computer. Quando però l'impresa tecnico-scientifica investe il mondo del vivente, e non soltanto il mondo dell'inanimato, ci si rende conto che la nostra emotività è toccata in pieno".
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