INFINITO UN AMBIGUO CONCETTOL'Universo non ama
il buonsenso Gli strumenti
scientifici
hanno smentito
quel che vediamo
o crediamo
di vedere
rivelandoci
meravigliose
realtà nuove Fernando De Felice uno dei maggiori
teorici italiani
di fisica
relativistica
ha scritto un piccolo
densissimo libro
sugli incerti
confini del cosmo.
Di una cosa oggi la scienza è sicura:che
Einstein aveva ben descritto la materia nelle sue
equazioni.
Il mondo non è come ci appare: gli
scienziati
hanno confermato quello che dicevano i
filosofi |
| Ma cosa è in realtà ciò che chiamiamo
Universo? Ossia, il mondo, il sistema
solare, le stelle, lo spazio, la materia, il
Tutto? Ha una forma, una struttura, una
evoluzione (cioè una storia), obbedisce
ovunque e in ogni tempo alle leggi fisiche
che oggi conosciamo?
E' davvero, come ci suggerisce la
cosmologia moderna, una immensa palla
dal diametro di quindici miliardi di anni
luce (la luce percorre trecentomila
chilometri in un secondo: in un anno vi
sono 1.892.160.000 secondi), destinata a
espandersi per sempre sotto la spinta di una
originale e misteriosa esplosione (il
cosiddetto Big Bang) fino a che tutta la
materia di cui sono fatte stelle, galassie,
pianeti e gli esseri che li popolano non si
sarà dispersa in immensi gelidi spazi,
oppure una struttura complessa destinata in
un lontano futuro a ricompattarsi per
ripercorrere all'inverso il cammino che ha
portato fino a noi?
Di una cosa la scienza è oggi sicura: che la
struttura e la distribuzione della materia
nell'universo sono efficacemente descritte
dalle dieci equazioni differenziali non
lineari che Einstein elaborò nel 1916 e che
rappresentano la base della Relatività
Generale, in base alle quali viviamo in un
continuum spazio-temporale a quattro
dimensioni (tre spaziali ed una che
rappresenta il tempo) le cui proprietà
geometriche sono determinate dalla
presenza di materia. Un Universo isotropo,
cioè eguale a stesso in qualsiasi direzione
ed omogeneo.
Tra i grandi meriti della scienza moderna
v'è anche quello di avere confermato
alcune delle speculazioni dei filosofi, ossia
che il mondo - almeno nell'infinitamente
piccolo come nell'infinitamente grande -
non è come ci appare.
Di avere cioè fatto giustizia di quella
gabbia intellettuale, di quei paraocchi
ammantati di saggezza a buon mercato che
chiamiamo buonsenso, che altro non è che
l'informazione che ci giunge dai nostri
sensi, costruiti dall'evoluzione per
consentirci di sopravvivere con efficacia
nel nostro ambiente e nulla ci dicono sulla
realtà del mondo, mentre invece altri ben
più potenti "sensi" (gli strumenti
scientifici, tecnici e teorici - come le
matematiche - di indagine, frutti della
mente umana), ci consentono di addentrarci
in regioni che sono negate ai nostri sensi,
riempiendoci di meraviglia davanti ai
panorami che così si svelano e sembrano
metterle alla nostra portata.
Se ci limitassimo alle informazioni dei
nostri sensi e ci abbandonassimo al "buon
senso", dovremmo ignorare le onde
elettromagnetiche che ci consentono di
comunicare anche a distanza di continenti
in tempo reale, o non tenteremmo neppure
di volare con artefatti ben più pesanti
dell'aria.
Il mondo dell'uomo moderno non ha più
nulla a che fare con quello che i sensi (e
quindi il "buonsenso") ci presentano.
Figurarsi se a questa rivoluzione (che ha i
suoi fondamenti nelle gigantesche
costruzioni scientifiche e intellettuali del
Novecento, la relatività e la meccanica
quantistica) poteva sfuggire l'Universo, la
sua immagine, la sua storia, le ipotesi sulla
sua origine e il suo futuro, domande che da
sempre hanno tormentato l'uomo,
portandolo a costruire mitologie,
cosmologie, religioni.
Con un logico dubbio: se la parte può
comprendere il tutto, tenendo presente che
appunto dell'Universo, anche nella nostra
piccolezza, siamo, senza alcun dubbio, una
parte, in quale misura e fino a quale punto
siamo in grado di "possederlo", sia pure
solo intellettualmente? E quindi se gli
strumenti (osservativi e intellettuali) coi
quali lo esploriamo e cerchiamo di
comprenderlo siano sufficienti e adeguati.
Un dubbio che tormenta più di ogni altro
proprio gli scienziati (fisici, astrofisici,
astronomi) che di questo soggetto
(l'universo) si occupano: i cosmologi.
In altre parole: se la fisica che conosciamo
è lo strumento principale per esplorare la
materia, i suoi comportamenti e il Cosmo
stesso, chi ci dice che le leggi che abbiamo
individuato al nostro livello abbiano valore
- per così dire - "universale", nel tempo
come nello spazio. Se un giorno si
giungerà alla elaborazione di una "nuova
fisica" (vale a dire una nuova lettura e
interpretazione delle leggi che regolano gli
eventi del mondo, e che finora si sono
dimostrate tanto efficaci da consentirci il
controllo e l'uso di alcune forze
fondamentali) probabilmente l'input a
questa rivoluzionaria revisione ci giungerà
proprio dalla cosmologia.
"La ricchezza e molteplicità dell'Universo
osservato - scrive Fernando De Felice, uno
dei maggiori teorici italiani di fisica
relativistica, docente all'Università di
Padova in uno smilzo ma densissimo libro
edito da Bruno Mondadori (Gli incerti
confini del cosmo. Dai buchi neri alle
macchine del tempo, 242 pagine più alcune
suggestive foto astronomiche a colori, lire
22.000) - è tale da non precludere la
possibilità... di ipotesi interpretative della
realtà assai lontane dal senso comune".
E appunto la relatività ci apre le porte su
scenari fantasmagorici: basti citare la
possibilità di viaggiare nel tempo,
sfruttando la curvatura che la gravitazione
impone (specie in vicinanza di quelle
allucinanti macchine cosmiche che sono i
buchi neri, o comunque spostandoci a
velocità vicine a quella della luce) allo
spazio-tempo, di approdare ad altri universi
paralleli al nostro (un "viaggio" sulla cui
attendibilità se non fattibilità insiste una
parte della fisica quantistica) e così via.
La sorgente - sostiene de Felice - della
materia e dell'energia dell'Universo e
l'artefice della sua storia è proprio la
gravitazione (la più debole delle quattro
forze fondamentali che governano
l'Universo), che manipola il tessuto spazio
temporale in cui siamo ricamati.
C'è più fantasia e sogno nelle grandi
imprese scientifiche che in qualsiasi
narrazione, producendo - scrive de Felice -
"un'immagine che si mostra incerta nella
nebbia, a volte sembra indicare la strada
maestra, a volte appare elusiva.
Nondimeno questa visione - prosegue lo
scienziato, che a volte si scopre poeta -
offre ancora un valido appiglio alle nostre
certezze, in attesa dell'impatto di nuove
verità".
Gli incerti confini è un esile libro, di
lettura non facilissima, ma prezioso per chi
voglia con un minimo di serietà,
approfondire le attuali conoscenze di fisica
utilizzate per comprendere l'Universo, un
libro che andrebbe letto e meditato proprio
da quei cultori delle scienze umane che
accusano le scienze "dure" di aridità e
meccanicismo, perché è un testo che aiuta
il lettore attento e paziente a rendersi conto
delle dimenioni e della portata della
rivoluzione concettuale compiuta dalla
fisica moderna.
I confini del cosmo sono "incerti" perché il
reale che percepiamo coi nostri deboli
sensi è per definizione contingente, ha le
sue radici nei limiti della nostra stessa
razionalità, mentre col crescere delle
conoscenze si trasforma l'immagine della
natura, del mondo e - non ultimi - di noi
stessi. |