RASSEGNA STAMPA

22 SETTEMBRE 2000
CORRADO OCONE
In principio fu l'Uomo Qualunque
UN VIAGGIO NELL'ITALIA DEL DISINCANTO" DI GIUSEPPE CANTARANO
Spesso si sente qualcuno che rimpiange i tempi della partecipazione politica più o meno di massa. E qualcun altro che osserva, suppergiù, che negli ultimi anni si è finito con il gettare il bambino insieme all'acqua sporca: è giusto non credere più nei Fini Ultimi e nei Grandi Valori, si dice, ma qualche ideale bisogna pure averlo se non si vuole che la politica si riduca a "semplice amministrazione". Incolore. Né di destra, né di sinistra. Un ragionamento così semplice, diventato in breve tempo un luogo comune, è forse meno ovvio di quanto può sembrare. E non solo perché si potrebbe facilmente obiettare a coloro che in questo modo argomentano che noi tutti saremmo ben felici se al posto della Politica avessimo almeno, qui ed ora in Italia, una buona amministrazione. Magari! Il fatto è che, con molta probabilità, e molto più radicalmente, fra la Politica onnipervasiva e finalistica di un tempo e l'avversione e l'indifferenza di oggi ci sta molta più solidarietà e complicità di quanto a prima vista può sembrare. Questa tesi originale è sviluppata, con finezza intellettuale e chiarezza stilistica, da un giovane studioso, Giuseppe Cantarano, in un agile volume pubblicato da Donzelli: L'antipolitica. Viaggio nell'Italia del Disincanto (Donzelli, Roma 2000, pp.226, lire 18.000), che sarà oggetto di riflessione anche nel convegno di Arezzo sullo stesso tema, di cui qui accanto forniamo il programma. Ma in che senso "l'antipolitica è l'esito dell' esasperata politicizzazione della società"? Per dare una risposta Cantarano offre una radiografia della politica italiana dell'ultimo decennio. Compie una sorta di slalom fra dichiarazioni e atti di leader più o meno piccoli. E mostra infine la vanità e la monotonia di una politica che da un lato si presenta come teatrino, ma dall'altro occupa spazi che non sono suoi e fa sentire la sua cappa soffocante su tutta la vita sociale. L'operazione è molto suggestiva e a tratti illuminante, ma ha un limite: tutto viene visto dalla parte della politica, che a mano a mano riempie ogni spazio a disposizione; e non della società che si vede sottratta gradualmente di ogni sua prerogativa. Tanto che, a un certo punto, è sembrato, negli anni passati, che anche per compiere operazioni minime occorresse "appartenere" a un partito o "avere un santo in paradiso". La spoliticizzazione è sicuramente l'esito ultimo di un atto di conquista totale (dove tutto è politica, la politica non è più niente), ma in un libro sarebbe stato interessante vedere come la società sia stata poco alla volta spogliata delle sue caratteristiche e come poi, all'apice del processo, le abbia riconquistate. Avete mai riflettuto, sollecitati dalla vita pratica, su quanta saggezza c'è in tanti giovani che diffidano della politica, ma che non sono affatto vuoti e inconsistenti come certuni (fuori dal mondo) credono. Perché non compiere un "viaggio" che si soffermi un po', come ha fatto ad esempio Antony Giddens in Inghilterra, sulla "saggezza diffusa" nelle relazioni umane e private di tanti giovani (e non) del tutto "spoliticizzati" (ma che forse, semplicemente, non hanno fiducia in questi uomini politici e nel loro modo di rappresentare la politica)? Perché, ad esempio, non considerare la vita che tiene impegnate tante persone che operano nel mondo culturale, anche non accademico (il Mondo3 di cui parlava Popper)? Perché non ammettere che persino certa cultura popolare è più "profonda" e politica della rappresentazione messa in scena ogni giorno dai vari D'Alema, Fini, Berlusconi o Mastella? Al teatrino romano fa invece riferimento sempre e comunque, purtroppo, il libro di Cantarano. Che a tratti diventa per forza di cose noioso. Oggi il discorso politico si sposta sempre più al livello della società e del libero associazionismo. Fatti salvi i pericoli sempre incombenti di conformismo (che si combattono solo con la lotta ai monopoli e con la promozione di un forte pluralismo), ciò non è un male. Recuperare la profonda ispirazione antipolitica ( cioè a favore della società civile) del liberalismo significa forse recuperare un più profondo e anche più antico concetto di politica: quello che la fonda sulla prassi comunicativa. Un concetto su cui, non va dimenticato, molto ha insistito nei suoi scritti una grande e moderna esaltatrice dell'arte politica, Hannah Arendt.
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vedi anche
Filosofia (e) politica