Il corpo che avremo| Sempre più bionici come prevedeva Vico |
| Organi bionici e organi biotecnologici. Naturale e
artificiale. Sentiamo sempre più spesso parlare di meraviglie
tecniche concepite per aiutare persone che abbiano un organo
danneggiato da un incidente o dalla nascita: protesi
elettroniche capaci di far camminare qualcuno che non lo
faceva da anni, apparecchi per ridare l'udito a soggetti affetti
da sordità particolarmente gravi e chip impiantati nel cervello
per ridare la vista a individui ciechi dalla nascita. Tutto questo per
non parlare degli stimolatori cardiaci, degli apparecchi per
alleviare la sordità e delle protesi elettromeccaniche impiantate
sugli arti. In questo campo si sono registrati di recente grandissimi
progressi che hanno rappresentato spesso clamorose novità.
Accanto allo sviluppo di questi che possiamo chiamare organi
bionici si svolge anche tutta un'intensa attività clinica e chirurgica
che ruota intorno ai trapianti di tessuti e organi biologici, trapianti
che si presentano sempre più sicuri e sempre più arditi. Si
riinnesta una mano o si trapiantano addirittura due braccia. Si
tratta di esperimenti d'avanguardia che richiedono grandi sforzi
organizzativi e ingenti investimenti. Quando nel 1967 Barnard
eseguì il primo trapianto di cuore il mondo assistè attonito a
quell'avventurosa impresa, eppure oggi si eseguono trapianti di
cuore, di reni e di altri organi con relativa facilità. Il problema è
diventato di fatto più sociale e politico che scientifico. Secondo
qualcuno la nuova frontiera in questo campo sarà poi
rappresentata dalla preparazione di tessuti e organi "su misura"
messi insieme partendo da poche cellule, magari prelevate dal
corpo di colui o colei che deve ricevere il trapianto.
Possiamo chiederci allora: che cosa ci riserverà il futuro?
Usufruiremo prevalentemente di organi bionici oppure di parti
organiche ottenute tramite la biotecnologia, cioè l'applicazione
sempre più avanzata e ardita delle conoscenze biologiche? E'
sempre azzardato fare previsioni, ma è abbastanza evidente che il
ritmo con cui avanzano le novità bioniche e bioingegneristiche è
impressionante e destinato ad aumentare. E' molto probabile che
da qui verranno presto i progressi piu' significativi. Perché?
Perché l'ingegneria ci propone mirabilie da secoli mentre la
biologia e la medicina d'avanguardia si sono presentate da poco
sul teatro-mercato delle applicazioni pratiche e dell'innovazione?
Il punto è che costruire ex-novo è molto più facile che
comprendere e tentare di riprodurre ciò che abbiamo trovato già
fatto. Solo di ciò che abbiamo costruito noi possiamo avere, come
già ammoniva Giambattista Vico, una conoscenza approfondita e
affidabile. L'ingegneria, la chimica e le loro applicazioni tecniche
sono opera dell'uomo che quindi ne può controllare, entro certi
limiti, i vari aspetti. La macchina vivente non si lascia controllare
altrettanto facilmente. Il nostro corpo in particolare e la sua psiche
sfidano per ora la nostra capacità di comprenderli a pieno e di
intervenire su diversi punti. Non c'è dubbio che ci riusciremo e ci
riusciremo sempre meglio, ma il ritmo di questi avanzamenti non
sarà, credo, comparabile a quello della ricostruzione bionica di
certe funzioni.
Ci dovremo quindi rassegnare ad assistere a un "sorpasso" da
parte della bioingegneria, sorpasso anticipato per altro da molta
letteratura fantascientifica. Il mondo di domani sarà sempre più un
mondo dell'artificiale e del progettato. Con il progredire delle
conquiste tecniche l'uomo si assicura una vita migliore e tende ad
espandersi come facevano le città dell'antica Grecia con le proprie
colonie. Il controllo non deve però sfuggire di mano ai cittadini
della madrepatria. L'espansione tecnica deve rimanere cioè
nell'orizzonte concettuale e culturale del consorzio umano e della
sua anima collettiva. |