Abbiamo ritrovato
l'orgoglio di essere cattolici| Le novità del documento redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede |
| Il documento della Congregazione per la dottrina della fede Jesus Dominus è veramente una luce di chiarezza nella oscurità della teologia postconciliare. Il Magistero fa appello alla fedeltà del popolo contro il tradimento dei teologi. Roma è ora certa che quarant'anni di teologia postconciliare non hanno distrutto la fede cattolica nel popolo cattolico. Come scrisse Sant'Ilario durante la crisi ariana, "le orecchie dei fedeli sono state più monde della bocca dei vescovi". Per quanto il documento porti la data dell'agosto 2000 e sia stata anticipata da un discorso del Papa alla Congregazione nel '98, non è senza significato che questo documento venga dopo il Giubileo dei giovani.
Quell'evento è stato un segno del mutamento dello spirito pubblico: il mito della rivoluzione e il mito della scienza non dominano più il mondo. Quei giovani erano testimoni del tempo mutato: quei giovani, non i teologi che avrebbero dovuto dare loro la Parola. La Parola i giovani di Tor Vergata l'hanno trovata in se stessi: in quel vuoto del cuore da cui nasce la religione e cresce la mistica. Infine con la fine del comunismo e la fine del moderno e con la nascita della città mondiale, il mondo è cambiato: cade il mito del collettivo e sorge la forza della persona. Ci sono orecchie per ascoltare la parola della fede anche se i vescovi e i teologi paralizzati dai limiti del Vaticano II, non sanno parlare le parole della fede. Che gioia ascoltare Roma ritornare al principio dell'identità della Chiesa cattolica come unica vera Chiesa di Cristo!
Per quarant'anni abbiamo dovuto vergognarci di essere cattolici per diventare proni all'altro da noi: l'ebreo, il musulmano, il buddista, l'ateo, il protestante. Oggi sappiamo che anche per Roma coloro i quali hanno creduto che la Chiesa cattolica romana è la sola Chiesa di Cristo e che ciò che di cristiano è nelle altre confessioni cristiane le appartiene esprimevano la fede della Chiesa. Siamo sicuri di essere noi stessi: e di poter sentire il patrimonio delle altre confessioni come nostro in senso cattolico.
Possiamo ora comprendere un testo maggiore dell'ecumenismo, la Dichiarazione congiunta tra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana in cui vediamo riconosciute a un tempo i punti della fede cattolica comuni ai protestanti e stabilite come differenze teologiche differenze espresse come dogmatiche. Ciò dimostra l'evoluzione dei luterani nel loro stesso criterio di fede: il sola fide, sola gratia, sola Scriptura. Se i principi sono chiari, se è fermamente stabilito che la Chiesa cattolica è la vera Chiesa di Cristo, possiamo comprendere come verità della nostra fede espressioni che vengono dalle Chiese ortodosse o dal protestantesimo: l'unico ecumenismo possibile.
Quello che per quarant'anni i fedeli cattolici che non si riconoscono nella teologia postconciliare hanno creduto, oggi ritorna nella parola autorevole della Congregazione per la dottrina della fede. Perché si potesse dare cittadinanza al principio che la salvezza appartiene alla Chiesa cattolica romana. Il male fatto dalla teologia postconciliare è stato immenso, se tanto vi è voluto per cambiarlo. Adesso Roma sa che ha con sé il popolo cattolico.
Prima di liberarci della eredità della grande sciagura conciliare postconciliare ci vorrà del tempo. Si capirà che, come sostenevamo con Renovatio, la rivista fondata dal cardinale Siri negli anni Sessanta, il Vaticano II andava, visto come un Concilio tra gli altri, non come il Concilio da cui la Chiesa si ridefiniva
Ciò non significa che non ci siano pagine belle nei testi conciliari, tradizionali e innovativi. Ma l'idea di riscrivere il cattolicesimo fu un errore, quello che permise di usare il Vaticano II come il 1789 ecclesiastico, l'ingresso del moderno e della rivoluzione nella Chiesa. Vedremo come sarà accolta la dichiarazione Iesus Dominus dai teologi. Infine essa stabilisce delle verità da credersi per fede divina e rivelata come ha detto il vescovo Bertone, segretario della Congregazione della fede. Che dirà l'arcivescovo emerito Quinn divenuto il leader della protesta nella Chiesa? Giovanni Paolo II ha sfidato l'opinione pubblica dei teologi, sa che essi non rappresentano in sé il popolo cristiano. Prevarrà il silenzio affermando per consolarsi che questo è un atto di fine regno? |