Scienziati vicini alla "formula
divina"L'ultimo libro del matematico Aczel, l'autore
dell'"Enigma di Fermat" La scoperta che l'universo si espande a velocità crescente
conferma Big Bang e relatività Materiali inediti su Einstein |
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| Amir D. Aczel, "L'equazione di Dio", Il Saggiatore, Pagine 256. Lire 26.000 | L'universo "lievita come una torta", anzi si espande a una velocità
crescente, che nelle zone più lontane dalla Terra è quasi pari alla
velocità della luce. Esther M. Hu, dell'University of Hawaii, con i
telescopi Keck (i più potenti del mondo), ha osservato il più
lontano oggetto visibile dell'universo, una galassia che dista 13
miliardi di anni luce dalla Terra. I suoi studi fanno pensare che
l'universo si espanderà "in eterno", e al tempo stesso rafforzano la
teoria del Big Bang: se le galassie si allontanano così velocemente
l'una dall'altra, risalendo nel passato possiamo immaginarle
sempre più vicine fra di loro, fino a ipotizzare un momento
iniziale in cui tutta la materia è iperconcentrata. Il Big Bang? "Un
fatto assolutamente stupefacente", lo definisce ora sir Roger
Penrose. Il XXI secolo si è aperto in un clima di euforia per i
cosmologi, sull'onda della profezia di Stephen Hawking: "Ci
stiamo avvicinando a Dio". La fisica è alla ricerca della
"geometria dell'universo", la formula che spieghi tutte le leggi e
le forze, quella Equazione di Dio che dà il titolo all'ultimo libro
di Amir D. Aczel, in libreria da martedì 19, nei tipi del Saggiatore.
L'autore è un matematico (insegna al Bentley College, nel
Massachusetts) ma è conosciuto per avere scritto L'enigma di
Fermat (1998). In questo libro, Aczel raccontava, con uno stile
avvincente, il "giallo matematico durato più di tre secoli". Si
tratta del teorema, scritto a margine dell'Arithmetica di Diofanto,
dallo scienziato-magistrato francese Pierre de Fermat, il quale
aveva gettato le basi del calcolo infinitesimale, poi approfondito
da Isaac Newton.
Con l'Equazione di Dio, non meno affascinante dell'Enigma di
Fermat, Aczel vuole dimostrare che tutta la nuova cosmologia,
impegnata a trovare la "legge del tutto", a svelare il mistero
dell'universo, è figlia della teoria della relatività. Quando
confidava "Voglio conoscere i pensieri di Dio", Albert Einstein
aveva già impostato un'intuizione cosmologica che anticipava di
novant'anni le scoperte dell'astrofisica. Perché l'universo si
espande? "Per via della creazione, o dilatazione, dello spazio",
risponde Aczel. Ed è stata proprio la teoria della relatività generale
a dirci che lo spazio è "plastico", "flessibile", e ha una geometria
che può cambiare per effetto della forza di gravità. "L'universo
non è puro vuoto, come potrebbe sembrare. C'è qualcosa che lo
spinge verso l'esterno, una forza invisibile e misteriosa, una
quantità enorme di energia, che non capiamo e di cui non capiamo
l'origine. Il vuoto è come una molla contratta che vuole scattare".
L'equazione di Dio riserva suspense. Dice Saul Perlmutter (che da
Berkeley dirige l'équipe di astronomi d'avanguardia, tra cui Esther
Hu): "La cosa veramente notevole è che, per mezzo di
misurazioni fisiche, stiamo rispondendo a domande filosofiche
molto profonde". Se l'Enigma di Fermat era il romanzo della
matematica, L'equazione di Dio è il romanzo della fisica. Ma la
divulgazione non prende la mano allo scienziato Aczel. Il libro
non sacrifica le spiegazioni scientifiche al racconto. Comunque
l'autore sa infondere nel lettore il desiderio di "capire le leggi
ultime della natura" e "formulare la nostra umana interpretazione
dell'equazione di Dio". "Dovremo essere in grado di usarla per
risolvere lo splendido enigma della creazione", scrive Aczel,
concludendo il libro. "E forse è proprio per questo che Dio ci ha
messi dove ci ha messi".
Nella "sconcertante" scoperta che l'universo si espande a velocità
crescente, Aczel ha visto quanto è attuale la teoria della relatività.
Lui ha anche studiato materiale inedito: venticinque lettere inviate
da Einstein all'astronomo Erwin Freundlich. Il saggio si dipana
seguendo Einstein nella sua inquieta, incalzante ricerca ma anche
nella vita quotidiana. (Fra l'altro, c'è l'Einstein che si finge malato,
per abbandonare la scuola e raggiungere i suoi a Milano).
La relatività suscita grandi entusiasmi ("Ecco il Copernico del XX
secolo", scrissero i giornali) e grandi invidie. "Sono lieto che i
colleghi si stiano occupando della mia teoria, anche se lo fanno
perché sperano di ucciderla", confessa Einstein. Ma lui, a sua
volta, non sopporta la teoria quantistica e il suo probabilismo.
"Dio non gioca a dadi con l'universo".
Fa subito colpo l'esempio con il quale viene spiegata la relatività:
un gemello che viaggia su una nave spaziale molto veloce,
invecchia più lentamente del fratello rimasto a terra. Un oggetto
che viaggiasse più veloce della luce, ritornerebbe nel passato.
Aczel ci fa vivere l'atmosfera dei caffè di Praga e di Berlino, e
soprattutto l'emozionante verifica della teoria einsteiniana durante
l'eclissi solare del 29 maggio 1919. Quando riflette sulla sua
intuizione - lo spazio è curvo, non è piatto come pensava Euclide
- Einstein alterna fasi di tensione e di entusiasmo. "Sono stato
fuori di me", scrive, "per l'eccitazione e la gioia". Poi, quando la
vittoria è ormai certa, esclama: "Dio è sottile ma non dispettoso". |