MODERNISMOCosì la metafisica incontrò la
carità Il movimento non si esaurì nell'opposizione tra
fede e ragione |
| Può ancora destare un interesse più che meramente storiografico il
dibattito fineottocentesco e primonovecentesco sul modernismo
religioso? Le discussioni - suscitate oltre che dal clima culturale,
in pieno rivolgimento in teologia per via del metodo
"storico-critico", sostenuto in particolare dal protestante liberale
Adolf von Harnack (1851-1930), non da ultimo e suo malgrado
anche dall'enciclica di papa Leone XIII a sostegno della filosofia
tomista, la Aeterni Patris del 1879 - coinvolsero in particolare il
biblista cattolico Alfred Loisy (1857-1940), prima messo
all'indice per le sue pubblicazioni, infine scomunicato nel 1908, il
decano della facoltà teologica protestante di Parigi, alla cui
nascita aveva contribuito nel 1877, Auguste Sabatier
(1839-1901), il filosofo cattolico Maurice Blondel (1861-1949),
autore del fondamentale studio su L'Azione (1893), il padre
oratoriano e filosofo cattolico Lucien Laberthonnière
(1860-1932), amico prima di Blondel e poi di padre Henri de Lubac, condannato per i suoi scritti nel 1906 e privato della
facoltà di pubblicare, benché antimodernista oltre che antitomista.
Un'ottima ricostruzione delle difficili e variamente sfumate
posizioni di questi autori, ricorrendo non solo all'analisi dei testi,
ma anche degli epistolari e soprattutto ad una dotta e ampia
collocazione di esse nelle discussioni filosofiche, teologiche,
culturali e politiche dell'epoca, possiamo leggerla nel volume Il
dibattito sul modernismo religioso (Laterza, pagine 224, lire
45.000), di Guglielmo Forni Rosa, docente di filosofia della
religione all'Università di Bologna.
Grazie anche all'originale ampliamento di orizzonti, dato nel libro
di Forni, relativamente al dibattito sul modernismo, avendolo
inserito in quello più generale dei rapporti fra fede e ragione,
filosofia e teologia, della possibilità di una apologetica e di una
"filosofia cristiana", toccando anche autori come Henri Bergson
(1859-1941), Emil Bréhier (1876-1952), Etienne Gilson
(1884-1978) e Jacques Maritain (1882-1972), ciò che emerge al
di là delle ricostruzioni storico-filosofiche è la fecondità di tale
dibattito, una volta giustamente collocato, nell'ottica della
rielaborazione di una metafisica cristiana - o comunque di una
comprensione filosofica del cristianesimo o un confronto
filosofico con la fede - dopo la crisi novecentesca della
metafisica: ben più radicale dei sommovimenti modernisti rispetto
alla metafisica tomista. Per citare un solo esempio, si può
ricordare lo sforzo di Blondel, andato ben oltre il suo primo e
famoso volume prima menzionato, nell'elaborare come cristiano
cattolico una filosofia che, com'è stato felicemente detto da padre
Xavier Tilliette, può dirsi una "metafisica della carità". |