RASSEGNA STAMPA

9 SETTEMBRE 2000
GIOVANNI MARIA PACE
"Clonazione, si può fare sul modello Blair e Clinton"
Parla Rita Levi Montalcini, appena nominata da Veronesi nel Comitato di saggi
Rita Levi Montalcini è stata chiamata da Umberto Veronesi a far parte del Comitato di saggi che dovrà fornire al ministro un parere sull'uso delle cellule staminali, le cellule che consentono al corpo di riparare i danni da usura o da malattia e che, coltivate in vitro, promettono interessanti applicazioni terapeutiche. La possibilità di trapiantare cellule staminali cardiache per rigenerare il cuore dopo l'infarto è già dimostrata negli animali di laboratorio. Le cellule che meglio si prestano - e in pratica le sole usate finora - sono quelle che si ricavano dal tessuto embrionale. Ma usare gli embrioni umani è ritenuto moralmente illecito dai cattolici, che ammettono la manipolazione delle sole cellule staminali provenienti da tessuti adulti quali il cordone ombelicale del neonato o il midollo. La discussione tra i saggi toccherà anche la clonazione e gli altri temi caldi della bioetica: un confronto tra scienziati e bioeticisti di varia estrazione, che verte in definitiva sui limiti che la ricerca biologica deve o non deve avere.
Professoressa Levi Montalcini, come si presenta il Comitato, a giudicarlo dalla composizione?
"Ci sono persone di qualità, alludo non solo a Renato Dulbecco ma al biologo Boncinelli, al filosofo Galimberti, al ginecologo Flamigni e via enumerando. In tutto venticinque esperti, tra i quali il cardinale Ersilio Tonini, che è forse il solo alto esponente della Chiesa con il quale i laici possono oggi intavolare un proficuo dialogo".
Una delle domande fondamentali che vi porrà il ministro è che cosa pensate della clonazione.
"Personalmente ritengo che la clonazione a fini terapeutici sia del tutto accettabile.
Semmai c'è da chiedersi quando sarà davvero possibile produrre organi partendo dalle cellule staminali. Se ci si riuscisse, la medicina ne trarrebbe grande vantaggio.
Per spiegarmi meglio aggiungerò che sulla clonazione di cellule embrionali, così com'è ora autorizzata in Gran Bretagna e Stati Uniti, non ho alcuna obiezione".
Intende dire che non condivide le preoccupazioni del Vaticano in proposito?
"Sono del parere che lo zigote (l'ovocita fecondato) allo stadio di morula o di blastula (i primi stadi di moltiplicazione delle cellule dopo la fecondazione) non sia una persona. Ogni cellula di questi elementari aggregati può infatti generare a sua volta una persona completa. In altre parole ritengo che, prima dell'inizio della differenziazione, cellule totipotenti non possano essere considerate un individuo".
Quale sarà il punto cruciale della discussione?
"Bisognerà mettersi d'accordo, per l'appunto, sul significato del termine "persona". Non sarà facile intendersi, ma per me il problema se esista o non esista la persona si pone solo a partire dal momento della differenziazione. Non capisco perché il Vaticano insista nell'opinione contraria".
L'uso delle cellule staminali ricavate dal cordone ombelicale, cioè da un tessuto adulto, aggirerebbe quello che per i credenti è un dilemma etico. Perché dunque non abbandonare le cellule embrionali e passare alle cellule adulte?
"Certo, ma non sarebbe una alternativa valida. Se dovessimo limitarci a lavorare con queste ultime cellule accumuleremmo un ritardo grave nei riguardi di chi usa le cellule staminali embrionali, cioè in condizioni di totipotenza piena. Il problema mi sembra, per altro, mal posto.
Infatti buttiamo via, come dice Silvio Garattini, migliaia o decine di migliaia di embrioni rimasti nei frigoriferi come sottoprodotto della maternità assistita. Ora, invece di distruggerle, non sarebbe meglio usare le cellule di questi embrioni "orfani" a beneficio della medicina?".
Si è mai chiesta perché il Vaticano non risulta essersi mai opposto all'espianto di organi dal cadavere di una persona ingiustamente uccisa mentre vieta il prelievo di cellule da feti legalmente abortiti (o, se si vuole, ingiustamente uccisi, secondo l'ottica cattolica)?
"In effetti mi sembra una incongruenza.
Cercherò (sorride) di farmene spiegare la ragione dal cardinale Tonini".
So che lei non voleva entrare nel Comitato, ma poi ha ceduto all'insistenza di Veronesi.
Le questioni bioetiche la annoiano?
"No, ma preferisco dedicarmi alla ricerca e ai miei libri. Giulio Giorello sta per pubblicare da Cortina "Cantico di una vita", la mia ultima fatica letteraria".
Una autobiografia?
"No, è una raccolta di lettere che scrissi a mia madre e a mia sorella nel periodo più intenso della mia attività scientifica, nei venticinque anni passati negli Stati Uniti, nei quali maturarono le scoperte che avrebbero portato al Nobel: millecinquecento lettere che sono state ridotte, nel libro, a duecento".
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