| "Clonazione, si può fare
sul modello Blair e Clinton" | Rita Levi Montalcini è stata
chiamata da Umberto Veronesi a far parte
del Comitato di saggi che dovrà fornire al
ministro un parere sull'uso delle cellule
staminali, le cellule che consentono al
corpo di riparare i danni da usura o da
malattia e che, coltivate in vitro,
promettono interessanti applicazioni
terapeutiche. La possibilità di trapiantare
cellule staminali cardiache per rigenerare il
cuore dopo l'infarto è già dimostrata negli
animali di laboratorio. Le cellule che
meglio si prestano - e in pratica le sole
usate finora - sono quelle che si ricavano
dal tessuto embrionale. Ma usare gli
embrioni umani è ritenuto moralmente
illecito dai cattolici, che ammettono la
manipolazione delle sole cellule staminali
provenienti da tessuti adulti quali il
cordone ombelicale del neonato o il
midollo. La discussione tra i saggi toccherà
anche la clonazione e gli altri temi caldi
della bioetica: un confronto tra scienziati e
bioeticisti di varia estrazione, che verte in
definitiva sui limiti che la ricerca biologica
deve o non deve avere.
| Professoressa Levi Montalcini, come si
presenta il Comitato, a giudicarlo dalla
composizione? |
"Ci sono persone di qualità, alludo non
solo a Renato Dulbecco ma al biologo
Boncinelli, al filosofo Galimberti, al
ginecologo Flamigni e via enumerando. In
tutto venticinque esperti, tra i quali il
cardinale Ersilio Tonini, che è forse il solo
alto esponente della Chiesa con il quale i
laici possono oggi intavolare un proficuo
dialogo".
| Una delle domande fondamentali che vi
porrà il ministro è che cosa pensate della
clonazione. |
"Personalmente ritengo che la clonazione a
fini terapeutici sia del tutto accettabile.
Semmai c'è da chiedersi quando sarà
davvero possibile produrre organi partendo
dalle cellule staminali. Se ci si riuscisse, la
medicina ne trarrebbe grande vantaggio.
Per spiegarmi meglio aggiungerò che sulla
clonazione di cellule embrionali, così
com'è ora autorizzata in Gran Bretagna e
Stati Uniti, non ho alcuna obiezione".
| Intende dire che non condivide le
preoccupazioni del Vaticano in proposito? |
"Sono del parere che lo zigote (l'ovocita
fecondato) allo stadio di morula o di
blastula (i primi stadi di moltiplicazione
delle cellule dopo la fecondazione) non sia
una persona. Ogni cellula di questi
elementari aggregati può infatti generare a
sua volta una persona completa. In altre
parole ritengo che, prima dell'inizio della
differenziazione, cellule totipotenti non
possano essere considerate un individuo".
| Quale sarà il punto cruciale della
discussione? |
"Bisognerà mettersi d'accordo, per
l'appunto, sul significato del termine
"persona". Non sarà facile intendersi, ma
per me il problema se esista o non esista la
persona si pone solo a partire dal momento
della differenziazione. Non capisco perché
il Vaticano insista nell'opinione contraria".
| L'uso delle cellule staminali ricavate dal
cordone ombelicale, cioè da un tessuto
adulto, aggirerebbe quello che per i
credenti è un dilemma etico. Perché
dunque non abbandonare le cellule
embrionali e passare alle cellule adulte? |
"Certo, ma non sarebbe una alternativa
valida. Se dovessimo limitarci a lavorare
con queste ultime cellule accumuleremmo
un ritardo grave nei riguardi di chi usa le
cellule staminali embrionali, cioè in
condizioni di totipotenza piena. Il
problema mi sembra, per altro, mal posto.
Infatti buttiamo via, come dice Silvio
Garattini, migliaia o decine di migliaia di
embrioni rimasti nei frigoriferi come
sottoprodotto della maternità assistita. Ora,
invece di distruggerle, non sarebbe meglio
usare le cellule di questi embrioni "orfani"
a beneficio della medicina?".
| Si è mai chiesta perché il Vaticano non
risulta essersi mai opposto all'espianto di
organi dal cadavere di una persona
ingiustamente uccisa mentre vieta il
prelievo di cellule da feti legalmente
abortiti (o, se si vuole, ingiustamente
uccisi, secondo l'ottica cattolica)? |
"In effetti mi sembra una incongruenza.
Cercherò (sorride) di farmene spiegare la
ragione dal cardinale Tonini".
So che lei non voleva entrare nel Comitato,
ma poi ha ceduto all'insistenza di Veronesi.
Le questioni bioetiche la annoiano? |
"No, ma preferisco dedicarmi alla ricerca e
ai miei libri. Giulio Giorello sta per
pubblicare da Cortina "Cantico di una
vita", la mia ultima fatica letteraria".
"No, è una raccolta di lettere che scrissi a
mia madre e a mia sorella nel periodo più
intenso della mia attività scientifica, nei
venticinque anni passati negli Stati Uniti,
nei quali maturarono le scoperte che
avrebbero portato al Nobel:
millecinquecento lettere che sono state
ridotte, nel libro, a duecento". |