RASSEGNA STAMPA

8 SETTEMBRE 2000
PIETRO M. TRIVELLI
Ci aspetta un secolo di incredibili scoperte
A Tor Vergata, cinque premi Nobel e 200 studiosi a consulto sul futuro della scienza
Si fa presto a dire che il futuro è in mano alla scienza. Quale scienza?, sembravano chiedersi i cinque Premi Nobel che ieri si sono incontrati a Roma, Università di Tor Vergata, per discutere dei più importanti risultati ottenuti negli ultimi anni, con altri scienziati (circa 200) venuti da tutto il mondo per il Giubileo dei professori universitari (presente anche il cardinale Paul Poupard, del Pontificio Consiglio per la Cultura).
Aleggiavano in sala - come Muse dei "fisici verso il XXI secolo", tema dell'incontro - la Cosmologia e l'Astrofisica, la Fisica nucleare e quella delle particelle elementari, la Fisica atomica, quella della materia condensata e quella dei Sistemi complessi. Tutte insieme, per rispondere a questa domanda: qual è la visione del mondo, da parte del fisico?
Qual è, dunque, questa visione, oggi, rispetto ai tempi di Newton e Galileo? "Direi che il meglio deve ancora venire", risponde con una battuta Carlo Rubbia (Nobel 1984), gran cervello di fisica nucleare e teorica, presidente dell'Enea, attorniato da altri quattro fisici che hanno meritato come lui il Nobel: Walter Kohn, Rudolf Moessbauer, Alex Muller e Jack Steinberger.
Quali previsioni può azzardare uno scienziato, per il nuovo secolo? "Proprio nel campo della fisica - risponde ancora Rubbia - ci sono moltissime cose che cominciano appena ad apparire, per un futuro estremamente interessante: verso scoperte incredibili". Per esempio? "Basti pensare al modo in cui si nasce, completamente diverso dal passato e certo ancor più diverso nei prossimi decenni". Rispetto a Newton - che modestamente diceva di dover tutta la sua scienza ai "giganti" che l'avevano preceduto e sulle cui spalle s'era seduto - gli scienziati di oggi possono fare tutto da soli? "Non è questione di giganti - sorride Rubbia - ma ai giorni nostri conta di più l'aspetto tecnologico, mai prima d'ora così avanzato. I problemi che affrontiamo oggi hanno bisogno non solo di idee nuove ma soprattutto di mezzi e tecniche per attuarle. E anche di un sacco di soldi. Per rispondere a domande sempre complicate. Direi che il carattere distintivo della nostra epoca sta proprio nella grande tecnicità della scienza: per esempio, quando si va a leggere il Dna o quando si risale al Big Bang. Tutte cose che implicano un affidamento tecnologico oltre che scientifico".
Con quale augurio, dunque, per il XXI secolo? "Nessun augurio - conclude Carlo Rubbia - per me è una certezza: sono sicuro che il futuro sarà pieno di grandissime scoperte". E qual è la scoperta più urgente? "Credo che l'umanità abbia innanzitutto bisogno di vivere meglio, più a lungo e più sicura. Ma ci vuole anche tanta curiosità, senza la quale non c'è conoscenza. Per rimpiazzare le illusioni".
Ciò aiuterà pure a comporre una visione "unitaria" delle scienze a confronto (spesso in conflitto)? "Spero di sì, almeno nel campo della fisica, caratterizzata da diverse scale di grandezza: dall'atomo, al nucleo, alle particelle elementari e così via", risponde Nicola Cabibbo, coordinatore della tavola rotonda che ha impegnato i cinque Premi Nobel (sullo sfondo di temi ancor più vasti). Spiega Cabibbo, teorico di fisica delle particelle elementari, cattedra alla Sapienza: "Ciascuna delle grandezze, o scale, pone dei problemi. Soprattutto per quanto riguarda il contributo della fisica alle scienze della vita, fino alla cosmologia e agli inizi dell'universo. Ma il metodo resta grosso modo quello di Galilei: l'esperimento come "ingegneria dell'evento". Costruire apposta un certo evento fisico, per poterlo poi misurare, confrontare, con le premesse della teoria. Per risolvere i grandi problemi dell'umanità".
Anche a prezzo di errori che diventano tragedie? "Proprio i fisici - conclude Nicola Cabibbo - hanno imparato a proprie spese, nel XX secolo, che certe scoperte possono avere conseguenze negative, per deviazioni nell'applicazione della ricerca scientifica: come la bomba atomica. Perciò non si deve mai dimenticare di analizzare tutti i possibili effetti della scienza".
Senza inquietarsi per l'inesorabile esattezza dei calcoli: quasi che il mondo si regolasse sulla scienza e non viceversa. Ricordando - con Popper - che la scienza non poggia sulla roccia, ma si costruisce su palafitte. E speriamo che tengano.
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Cultura-Impresa scientifica