Ci aspetta un secolo di incredibili scoperte| A Tor Vergata, cinque premi Nobel e 200 studiosi a consulto sul futuro della scienza |
| Si fa presto a dire che il futuro è in mano alla scienza. Quale scienza?, sembravano chiedersi i cinque
Premi Nobel che ieri si sono incontrati a Roma, Università di Tor Vergata, per discutere dei più
importanti risultati ottenuti negli ultimi anni, con altri scienziati (circa 200) venuti da tutto il mondo per il
Giubileo dei professori universitari (presente anche il cardinale Paul Poupard, del Pontificio Consiglio
per la Cultura).
Aleggiavano in sala - come Muse dei "fisici verso il XXI secolo", tema dell'incontro - la Cosmologia e
l'Astrofisica, la Fisica nucleare e quella delle particelle elementari, la Fisica atomica, quella della materia
condensata e quella dei Sistemi complessi. Tutte insieme, per rispondere a questa domanda: qual è la
visione del mondo, da parte del fisico?
Qual è, dunque, questa visione, oggi, rispetto ai tempi di Newton e Galileo? "Direi che il meglio deve
ancora venire", risponde con una battuta Carlo Rubbia (Nobel 1984), gran cervello di fisica nucleare e
teorica, presidente dell'Enea, attorniato da altri quattro fisici che hanno meritato come lui il Nobel: Walter Kohn, Rudolf Moessbauer, Alex Muller e Jack Steinberger.
Quali previsioni può azzardare uno scienziato, per il nuovo secolo? "Proprio nel campo della fisica -
risponde ancora Rubbia - ci sono moltissime cose che cominciano appena ad apparire, per un futuro
estremamente interessante: verso scoperte incredibili". Per esempio? "Basti pensare al modo in cui si
nasce, completamente diverso dal passato e certo ancor più diverso nei prossimi decenni". Rispetto a
Newton - che modestamente diceva di dover tutta la sua scienza ai "giganti" che l'avevano preceduto e
sulle cui spalle s'era seduto - gli scienziati di oggi possono fare tutto da soli? "Non è questione di giganti
- sorride Rubbia - ma ai giorni nostri conta di più l'aspetto tecnologico, mai prima d'ora così avanzato. I
problemi che affrontiamo oggi hanno bisogno non solo di idee nuove ma soprattutto di mezzi e tecniche
per attuarle. E anche di un sacco di soldi. Per rispondere a domande sempre complicate. Direi che il
carattere distintivo della nostra epoca sta proprio nella grande tecnicità della scienza: per esempio,
quando si va a leggere il Dna o quando si risale al Big Bang. Tutte cose che implicano un affidamento
tecnologico oltre che scientifico".
Con quale augurio, dunque, per il XXI secolo? "Nessun augurio - conclude Carlo Rubbia - per me è una
certezza: sono sicuro che il futuro sarà pieno di grandissime scoperte". E qual è la scoperta più
urgente? "Credo che l'umanità abbia innanzitutto bisogno di vivere meglio, più a lungo e più sicura. Ma
ci vuole anche tanta curiosità, senza la quale non c'è conoscenza. Per rimpiazzare le illusioni".
Ciò aiuterà pure a comporre una visione "unitaria" delle scienze a confronto (spesso in conflitto)?
"Spero di sì, almeno nel campo della fisica, caratterizzata da diverse scale di grandezza: dall'atomo, al
nucleo, alle particelle elementari e così via", risponde Nicola Cabibbo, coordinatore della tavola rotonda
che ha impegnato i cinque Premi Nobel (sullo sfondo di temi ancor più vasti). Spiega Cabibbo, teorico di
fisica delle particelle elementari, cattedra alla Sapienza: "Ciascuna delle grandezze, o scale, pone dei
problemi. Soprattutto per quanto riguarda il contributo della fisica alle scienze della vita, fino alla
cosmologia e agli inizi dell'universo. Ma il metodo resta grosso modo quello di Galilei: l'esperimento come
"ingegneria dell'evento". Costruire apposta un certo evento fisico, per poterlo poi misurare, confrontare,
con le premesse della teoria. Per risolvere i grandi problemi dell'umanità".
Anche a prezzo di errori che diventano tragedie? "Proprio i fisici - conclude Nicola Cabibbo - hanno
imparato a proprie spese, nel XX secolo, che certe scoperte possono avere conseguenze negative, per
deviazioni nell'applicazione della ricerca scientifica: come la bomba atomica. Perciò non si deve mai
dimenticare di analizzare tutti i possibili effetti della scienza".
Senza inquietarsi per l'inesorabile esattezza dei calcoli: quasi che il mondo si regolasse sulla scienza e
non viceversa. Ricordando - con Popper - che la scienza non poggia sulla roccia, ma si costruisce su
palafitte. E speriamo che tengano. |