| Polemiche Usa
sullo scienziato anti-Darwin | Piccole storie, senza dubbio. Ma, forse, con un significato più grande di loro. Accade cosi che, nel periferico Stato americano del Minnesota, nell'ancora più remota località di Faribault, si verifichi una controversia - l'ennesima dirà qualcuno - tra evoluzionisti e creazionisti. Laddove, come è noto, i primi confidano nella teoria di Darwin e dei suoi successori, per cui se siamo quel che siamo lo dobbiamo in parte rilevante all'evoluzione naturale, mentre i secondi credono che Dio abbia avuto la parola decisiva in proposito. Nella fattispecie le parti in conflitto - conflitto che, a quanto pare, avrà anche
un esito legale - sono da un lato il professore Rodney LeVake e dall'altro la Minnesota Independent School District Number 656.Il professore sarebbe reo, secondo la scuola, di aver agito da oscurantista, criticando l'evoluzionismo in nome di convinzioni religiose sostanzialmente fondamentaliste. Il professore, a sua volta, nega il tutto, e dichiara che i veri oscurantisti sono invece i membri del comitato che governa la scuola di Faribault
Minnesota.
In un certo senso, niente di nuovo. Si potrebbe anche archiviare il tutto, se non fosse che, nel caso in questione, sembra esserci una novità essenziale nel modo in cui il professore Le Vake giustifica il suo comportamento apparentemente antiscientifico. Egli non nega, infatti, di aver attaccato l'evoluzionismo. E neppure esita a dichiararsi da sempre profondo cristiano. Tuttavia, ed è un tuttavia importante, con fermezza assoluta rigetta ogni connessione tra le due cose. A sentir lui, egli criticherebbe la teoria dell'evoluzione per pure ragioni scientifiche, che nulla hanno a che fare con la sua onesta ma privatissima professione di fede.
Perché questa storia ci suggerisce qualcosa di interessante? Innanzitutto perché - messa come la mette Le Vake - ci getta in un imbarazzo intellettuale e morale notevole. E' plausibile, infatti, immunizzare la scienza dai suoi attacchi, indipendentemente dalle motivazioni su cui questi si basano? Dopotutto, Newton e Keplero, grandissimi scienziati, operavano per profonde ragioni metafisiche e religiose. E queste ultime nulla tolgono alle loro scoperte. Ed è ovvio che se le motivazioni religiose vanno bene per il contesto di scoperta vanno bene anche per la critica.
Inoltre, questa storia mette in dubbio nostre radicate convinzioni. La maggior parte di noi, infatti, pensava che i creazionisti americani fossero fenomeni da baraccone, roba da America profonda, che ci riguarda poco, e che guardiamo con curiosità sociologica. Perché, ça va sans dire, la scienza aveva ragione e loro torto. La piccola storia di LeVake e della scuola di Faribault sembra però mostrare, come si dice, l'altro lato della medaglia. Quello in cui la difesa della libertà non sta con chi prende le ragioni della scienza, ma con chi le critica. E cosi anche agli occhi di un romantico dell'Illuminismo, come il sottoscritto, sembra più giusto - ammesso che
che quanto dice LeVake sia vero, naturalmente - stare dalla parte del piccolo professore che grida la sua, per quanto improbabile, verità. In somma, cambiano i tempi, cambiano i ruoli: vuoi vedere che Bellarmino e Gailei si scambiano le parti? |