INDIETRO NON SI TORNA| AVANTI CON PIU'
SICUREZZA |
| All'inizio del terzo millennio, in un contesto di globalizzazione
del pensiero e di comunicazione planetaria di idee e linguaggi,
molti avvertono il rischio di perdersi in un mare culturale
indifferenziato. Uomini con responsabilità religiose, al pari dei
semplici fedeli, avvertono l'esigenza di verità certe e di identità
definite. Le confessioni e le religioni in generale, pur aperte al
dialogo e al confronto, ritengono opportuno ridirsi e
ripresentare i principi fondamentali su cui poggia la loro fede.
Il rischio che si corre, in tale contesto, è quello della chiusura
ermetica all'interno delle proprie convinzioni confessionali, che
assume in molti casi la forma di un processo di
fondamentalismo e nella costituzione di gruppi settari. Un
atteggiamento che tende ad assicurare la coscienza credente in
un orizzonte di verità, in contrapposizione con il resto
dell'umanità escluso fuori dei propri confini di riferimento.
Nel versante opposto, forse più affollato, si tende ad
un'apertura senza limiti e senza criteri verso ogni proposta di
fede e di prassi religiosa (il mercato delle religioni) che porta a
confluire in quel vasto e riduttivo modo di pensare, un pensare
debole, rinunciatario, secondo cui tutto è vero e buono ovunque
e comunque venga formulato e proposto. In tale spazio
nebuloso risplende l'assoluto della libertà del soggetto singolo,
esercitata in maniera individualistica secondo criteri di
utilitarismo psicologico o sociale. È il relativismo che si
commisura con il pluralismo indifferenziato, dove scompare il
criterio del discernimento e la categoria della verità. Scompare
la "quaestio de veritate" e soprattutto per i cristiani viene
vanificata la croce di Cristo e annullato il mistero del Verbo
incarnato.
È su questo crinale e su questa dialettica di chiusura-apertura,
di identità e di alterità, che si pone, a nostro modesto parere
(dato a caldo), il documento pubblicato ieri e che meriterà di
essere meglio studiato, e approfondito con attenzione. Del resto,
lo stesso cardinale Joseph Ratzinger nell'illustrarlo usa e
analizza, senza mezzi termini, la parola "relativismo". Questo
infatti è il bersaglio principale del documento. Il tenore della
Dichiarazione però si tiene ben distante dalla chiusura settaria
e esclusivista di cui si è detto sopra. Non si torna indietro nel
cammino della riflessione teologica e dell'intelligenza della
fede. Si tratta invece di ricomprendere e di rimotivare sia il
dialogo ecumenico, sia quello interreligioso a partire dai
contenuti della propria fede cattolica. Non per nulla nel decreto
sull'ecumenismo si parla di "principi cattolici dell'ecumenismo".
La scoperta dell' "altro", è un'acquisizione irreversibile della
Chiesa cattolica, come dimostrano i documenti del Concilio
Vaticano II e tutto il suggestivo magistero di Giovanni Paolo II.
Ne consegue l'inevitabile progressione verso l'incontro con il
mondo soprattutto con atteggiamento di comprensione per le
sue tristezze, angosce e tragedie, con quella "medicina della
misericordia" di cui parlava il beato Roncalli. Ne consegue
inoltre un sempre maggiore slancio verso l'incontro con i
fratelli di fede che confessano lo stesso Signore Gesù Cristo e
sono battezzati nel nome della Santissima Trinità e un
incoraggiamento per l'incontro, il dialogo e la collaborazione
con i fedeli di tutte le religioni, a cominciare dal popolo eletto
di Israele.
L'equivoco che deve essere evitato, al quale, penso, voglia dare
una risposta la Dichiarazione Dominus Jesus, è di considerare
l'ecumenismo e il dialogo interreligioso ai margini della
propria fede o addirittura, diminuendo o attenuando il
contenuto della fede cattolica, o in aperto contrasto con essa.
Ed è invece proprio a partire dalle fondamenta della propria
fede, dalla sua integra intelligenza, dal suo sincero consenso e
dalla sua fedele confessione che si possono e devono essere
tratti i motivi teologici e le energie spirituali che spingono
all'incontro e all'abbraccio dell'altro. La Dichiarazione, a mio
avviso, tiene insieme gli estremi della identità e della apertura
all'alterità, senza equivoci, condiscendenze e compromessi, in
una prospettiva autenticamente cattolica. |