RASSEGNA STAMPA

6 SETTEMBRE 2000
ELIO BROMURI
INDIETRO NON SI TORNA
AVANTI CON PIU' SICUREZZA
All'inizio del terzo millennio, in un contesto di globalizzazione del pensiero e di comunicazione planetaria di idee e linguaggi, molti avvertono il rischio di perdersi in un mare culturale indifferenziato. Uomini con responsabilità religiose, al pari dei semplici fedeli, avvertono l'esigenza di verità certe e di identità definite. Le confessioni e le religioni in generale, pur aperte al dialogo e al confronto, ritengono opportuno ridirsi e ripresentare i principi fondamentali su cui poggia la loro fede.
Il rischio che si corre, in tale contesto, è quello della chiusura ermetica all'interno delle proprie convinzioni confessionali, che assume in molti casi la forma di un processo di fondamentalismo e nella costituzione di gruppi settari. Un atteggiamento che tende ad assicurare la coscienza credente in un orizzonte di verità, in contrapposizione con il resto dell'umanità escluso fuori dei propri confini di riferimento.
Nel versante opposto, forse più affollato, si tende ad un'apertura senza limiti e senza criteri verso ogni proposta di fede e di prassi religiosa (il mercato delle religioni) che porta a confluire in quel vasto e riduttivo modo di pensare, un pensare debole, rinunciatario, secondo cui tutto è vero e buono ovunque e comunque venga formulato e proposto. In tale spazio nebuloso risplende l'assoluto della libertà del soggetto singolo, esercitata in maniera individualistica secondo criteri di utilitarismo psicologico o sociale. È il relativismo che si commisura con il pluralismo indifferenziato, dove scompare il criterio del discernimento e la categoria della verità. Scompare la "quaestio de veritate" e soprattutto per i cristiani viene vanificata la croce di Cristo e annullato il mistero del Verbo incarnato.
È su questo crinale e su questa dialettica di chiusura-apertura, di identità e di alterità, che si pone, a nostro modesto parere (dato a caldo), il documento pubblicato ieri e che meriterà di essere meglio studiato, e approfondito con attenzione. Del resto, lo stesso cardinale Joseph Ratzinger nell'illustrarlo usa e analizza, senza mezzi termini, la parola "relativismo". Questo infatti è il bersaglio principale del documento. Il tenore della Dichiarazione però si tiene ben distante dalla chiusura settaria e esclusivista di cui si è detto sopra. Non si torna indietro nel cammino della riflessione teologica e dell'intelligenza della fede. Si tratta invece di ricomprendere e di rimotivare sia il dialogo ecumenico, sia quello interreligioso a partire dai contenuti della propria fede cattolica. Non per nulla nel decreto sull'ecumenismo si parla di "principi cattolici dell'ecumenismo".
La scoperta dell' "altro", è un'acquisizione irreversibile della Chiesa cattolica, come dimostrano i documenti del Concilio Vaticano II e tutto il suggestivo magistero di Giovanni Paolo II.
Ne consegue l'inevitabile progressione verso l'incontro con il mondo soprattutto con atteggiamento di comprensione per le sue tristezze, angosce e tragedie, con quella "medicina della misericordia" di cui parlava il beato Roncalli. Ne consegue inoltre un sempre maggiore slancio verso l'incontro con i fratelli di fede che confessano lo stesso Signore Gesù Cristo e sono battezzati nel nome della Santissima Trinità e un incoraggiamento per l'incontro, il dialogo e la collaborazione con i fedeli di tutte le religioni, a cominciare dal popolo eletto di Israele.
L'equivoco che deve essere evitato, al quale, penso, voglia dare una risposta la Dichiarazione Dominus Jesus, è di considerare l'ecumenismo e il dialogo interreligioso ai margini della propria fede o addirittura, diminuendo o attenuando il contenuto della fede cattolica, o in aperto contrasto con essa.
Ed è invece proprio a partire dalle fondamenta della propria fede, dalla sua integra intelligenza, dal suo sincero consenso e dalla sua fedele confessione che si possono e devono essere tratti i motivi teologici e le energie spirituali che spingono all'incontro e all'abbraccio dell'altro. La Dichiarazione, a mio avviso, tiene insieme gli estremi della identità e della apertura all'alterità, senza equivoci, condiscendenze e compromessi, in una prospettiva autenticamente cattolica.
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vedi anche
Filosofia e Religione