Il vero padre del Grande Fratello| Panopticon, un modello di carcere che permette di
vedere tutto. Un'utopia che anticipa Orwell e il
voyeurismo televisivo di oggi |
| "Panopticon": questo felice calco greco entrò nella lingua
inglese verso la fine del XVIII secolo. L'aveva coniato un
filosofo e giurista bizzarro, di nome Jeremy Bentham, che nel
1786 aveva scritto un opuscolo dal titolo Panopticon o la Casa
d'Ispezione . Non occorreva essere esperti grecisti per capire il
significato della parola: il panopticon era un dispositivo
attraverso cui l'uomo poteva appropriarsi di una delle più
impressionanti prerogative della divinità: quella di vedere tutto.
Ci vollero cinque anni prima che l'opuscolo venisse stampato, a
Dublino, nel 1791; subito dopo seguì un'edizione londinese. Non
fu un bestseller: le edizioni ebbero scarsissima diffusione; fu
l'autore stesso a constatare che erano introvabili persino nelle
migliori librerie. Questo non impedì che ben presto Bentham
fosse conosciuto come "l'uomo del Panopticon". Se ne parlava
anche senza averne una chiara nozione. E credo che questo valga
anche oggi. La parola non è stata dimenticata, ma pochi hanno
un'idea precisa della cosa. Insomma, cos'è questo panopticon,
questo "veditutto"? La risposta è semplice: una prigione.
I romanzi di appendice, i film in costume, le incisioni di Piranesi
continuano a trasmettere anche a noi, in modo tutto sommato
fedele, quella che fu per secoli l'idea di prigione: uno spazio
senza luce o povero di luce, chiuso da mura spesse, da porte
pesanti, da chiavistelli rugginosi. In quelle segrete i condannati a
cui era stata risparmiata la vita venivano gettati e lasciati a
languire, immersi nei loro pensieri - che nella maggior parte dei
casi saranno stati, inevitabilmente, chimerici pensieri di fuga.
Quei luoghi avevano un loro scenografico orrore; ma, sottratto
agli sguardi degli altri, il corpo del prigioniero godeva di una
parte, seppure limitata, di libertà.
Jeremy Bentham immaginò una prigione tutta diversa, attraversata
dalla luce e frugata dall'occhio di un Ispettore invisibile; inoltre,
laboriosa come una manifattura, giacché a ogni prigioniero
sarebbe stata assegnata un'attività produttiva a cui attendere. In
Sorvegliare e punire Michel Foucault ha riassunto il
funzionamento del panopticon così: "alla periferia una
costruzione ad anello; al centro una torre tagliata da larghe
finestre, che si aprono verso la faccia interna dell'anello; la
costruzione periferica è divisa in celle, che occupano ciascuna
tutto lo spessore della costruzione; le celle hanno due finestre:
una verso l'interno, corrispondente alla finestra della torre, l'altra
verso l'esterno, che permette alla luce di attraversare la cella da
parte a parte. Basta allora mettere un sorvegliante nella torre
centrale... Per effetto del controluce, si possono cogliere dalla
torre, ben stagliate, le piccole silhouettes prigioniere nelle celle
della periferia. Tante gabbie, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni
attore è solo, perfettamente individuabile e costantemente
visibile".
La nitida descrizione di Foucault trascura almeno due dettagli
importanti: le persiane che, schermando le finestre della torre
centrale, impediscono ai prigionieri di sapere quando sono
osservati e quando no; e il rudimentale telefono che, attraverso
una rete di tubi, permette all'Ispettore di rivolgersi a coloro che
sta ispezionando, rendendo così sensibile e incombente la sua
presenza. Se avesse scritto un secolo più tardi, all'epoca dello
Jugendstil e di Scherbart, Bentham avrebbe forse suggerito
un'architettura di acciaio e di vetro. Se scrivesse oggi, non
avrebbe bisogno di immaginare un'apposita struttura
architettonica: imbottirebbe le celle di telecamere, come ha fatto
di recente un carceriere americano, o come gli inventori della
trasmissione televisiva Grande Fratello , e con questo avrebbe
risolto nella maniera più semplice il suo problema. Ma Bentham
visse a cavallo tra Sette e Ottocento, e dunque puntò tutto
sull'ampiezza delle finestre, che - scrisse - dovevano essere il più
larghe possibili, compatibilmente con la stabilità dell'edificio.
Per almeno vent'anni Bentham non si stancò di proporre alle
autorità politiche, non solo il panopticon come modello di
prigione, ma anche se stesso come appaltatore e primo carceriere.
Consultò architetti per mettere a punto un modello perfetto sin
nei dettagli più minuziosi. Con entusiasmo sospetto, si
immaginava già al centro di quel vasto dispositivo voyeuristico,
in veste di salvatore e riformatore dell'umanità. Giacché gli
sembrava che la sua invenzione potesse avere, alla lunga, un gran
numero di applicazioni, non solo nell'ambito
dell'amministrazione penitenziaria, ma in ogni settore della
società.
Dovunque "un certo numero di persone debba essere tenuto sotto
controllo in uno spazio non troppo vasto", il panopticon può
dispiegare tutta la sua efficacia. "Sia che si tratti di punire i
criminali incalliti, sorvegliare i pazzi, riformare i viziosi, isolare i
sospetti, impiegare gli oziosi, mantenere gli indigenti, guarire i
malati, addestrare quelli che vogliono entrare nell'industria, o
fornire l'istruzione alle future generazioni", che cosa potrebbe
servire meglio di un sistema che assicura "il dominio di una
mente sopra un'altra mente"? Così, dopo essere stato prigione, il
panopticon era destinato a diventare, secondo Bentham,
manicomio, ospizio, fabbrica, ospedale, scuola, brefotrofio.
"Dio ti vede"; attraverso il panopticon, il valore deterrente di
quest'avvertimento viene trasferito nel mondo umano, entro le
maglie dell'organizzazione sociale. Al posto di Dio c'è
l'Ispettore, anch'egli invisibile dietro le persiane della Torre
centrale - e, proprio perché invisibile, oggetto di interiorizzazione
da parte di chi è o potrebbe in ogni momento essere osservato.
Bentham riassunse l'effetto psicologico e morale della sua utopia
con queste parole memorabili: "Essere incessantemente sotto gli
occhi di un Ispettore significa perdere la capacità di fare il male e
finanche il pensiero di volerlo fare".
I manuali di filosofia registrano Bentham tra gli esponenti
dell'utilitarismo e citano soprattutto la sua "aritmetica morale";
ma la rilevanza di quest'utopista carcerario, per noi che viviamo
impigliati in una ragnatela fittissima di telecamere, monitor, punti
d'ascolto, risiede molto di più nell'intuizione, attraverso il
panopticon, di nuove e raffinate forme di dominio. Penetrando
nelle nostre società, le sue fantasie si sono profondamente
alterate. Non c'è più una Torre centrale né un numero limitato di
celle da sorvegliare. E - anche se l'espressione è oggi sulla bocca
di tutti - non esiste nemmeno il "Grande Fratello", così come
l'aveva immaginato Orwell in 1984 . Emanazione di un Partito
così come lo si poteva concepire negli anni Trenta, il "Grande
Fratello" di Orwell sorvegliava e condizionava tutti; ma oggi -
proprio per l'abbondanza degli strumenti di cui disporrebbe - quel
Sorvegliante unico sarebbe con ogni probabilità sopraffatto
dall'enorme quantità di cose da guardare e da controllare.
E tuttavia, attraverso molte metamorfosi, l'idea benthamiana del
panopticon serpeggia nella nostra società, incarnandosi in una rete
leggera e oscillante di complicati e graduati meccanismi che ci
mettono ogni giorno di fronte ai problemi del vedere e dell'esser
visti, e ai rapporti di potere che ne discendono. C'è, in Bentham,
un dettaglio che non può essere passato sotto silenzio: la Torre
centrale, dove abita l'Ispettore, è aperta anche ai visitatori, che
possono essere parenti e amici dei prigionieri, ma anche semplici
curiosi. Insomma, i detenuti non hanno a che fare solo con un
despota su cui concentrare il proprio odio, ma anche con gli
sguardi di una folla di sconosciuti in transito, che rappresentano
l'Opinione; e dunque il loro comportamento viene giudicato non
da uno solo, ma da tanti e potenzialmente da tutti. Questi voyeurs
, in cui si è tentati di vedere un'avanguardia delle folle che fra
qualche giorno seguiranno la trasmissione Il Grande Fratello ,
introducono, nel severo meccanismo carcerario, quell'elemento di
piacere perverso che fu probabilmente sin dall'inizio, e
nell'inconscio stesso di Bentham, il seme da cui sarebbe nata
l'idea del panopticon. |