| La paura come fonte di ogni malattia |
| Guido Giglioni, "Immaginazione e malattia: saggio su Jean Baptiste van Helmont", Pubblicazioni del Centro di Studi del Consiglio Nazionale delle Ricerche "Filosofia e scienza nel 500 e nel 600", Franco Angeli, Milano 2000, pagg. 188, L.35.000 | Nella galleria dei loro antenati i chimici di oggi non hanno i nobili ritratti dei grandi scienziati dell'Antichità e del Rinascimento. Visitando quella galleria si trovano in compagnia di alchimisti, farmacisti, iatroclinici, maghi. Un personaggio qualificabile come un chimico (cioè un po' più simile a un chimico moderno che a un alchimista) nasce intorno alla metà del Seicento, ma questo individuo (salvo pochissime eccezioni) non ha molto a che fare con le università. Lavora come farmacista, o nelle accademie di mineralogia e metallurgia, o negli orti botanici. Qualche volta è un medico, molto spesso questo personaggio inserisce le sue pratiche in un contesto teorico magico-ermetico o paracelsiano.
Il medico belga Jean Baptiste van Helmont (1579-1644) è una delle figure centrali della cosiddetta filosofa chimica del Seicento. In uno stile di pensiero "paracelsiano", costruì una complicata cosmologia fondata su una lettura "chimica" del Libro della Genesi. Accusato di eresia e di
magia fin dagli anni Venti, fu arrestato nel marzo del 1634. Solo nel 1642 ebbe il permesso di pubblicare una sua opera sulle febbri. Il libro di più di mille pagine che raccoglie i suoi scritti e che fui pubblicato postumo nel 1648 è intitolato Ortus medicinae ed è una delle più diffuse pubblicazioni scientifiche del Seicento. Prima del 1707 ebbe sette edizioni latine, fu tradotta in inglese, francese, tedesco e (in riassunto) in fiammingo.
Guido Giglioni ha studiato il tema della malattia e ha scritto un libro importante. Esso distrugge molte delle banalità contenute in non pochi testi di storia della medicina. E' ben scritto ed entra nei problemi con decisione e con chiarezza. Nella storia della medicina - così (se costretto a una sola frase) mi verrebbe da riassumere il suo libro - van Helmont non è importante perché ha effettuato scoperte (per esempio la funzione degli acidi nella digestione) ma per il modo in cui ha pensato la malattia, l'ha definita inserendola in un contesto amplissimo che va dalla fisiologia e dalla psicologia fino alla teologia. La malattia, per van Helmont, non proviene dall'esterno: "nidifica" entro la vita e si insedia nella vita. Il male del corpo è come un parassita che proviene e deriva da noi stessi. La malattia è il risultato di un'alterazione per la quale l'anima diventa ostile a sé e ritorce contro di sé la sua stessa organizzazione vitale. La paura è la passione patogena per eccellenza e il turbamento affettivo innescato dalla paura genera malattie. Le "prime pulsioni" sfuggono alla consapevolezza e al libero arbitrio e si danno forme di contagio emotivo. "Ogni cosa si fa del male da sola", come recitano i versi di un anonimo poeta elisabettiano, che Giglioni colloca all'inizio e alla fine del suo libro: "Ogni cosa che natura forgiò / partorì entro se stessa il proprio dolore / Inutile cercare rovina all'esterno, quando i nemici sono cosi vicini".
Giglioni (mi pare) non ne parla mai. Ma come sono remote le radici dei "fattori psicogeni" e della ottocentesca medicina psicosomatica! |