Il
revisionismo è di sinistra| Il dibattito tra gli storici: una necessità della
ricerca, da sottrarre alle strumentalizzazioni |
| Una recente presa di posizione di un gruppo di storici
contro la pretesa di una parte non marginale del cattolicesimo
italiano di "riscrivere" la vicenda risorgimentale all'insegna di una
evidente volontà di riportare in auge "valori" tradizionalisti e
teocratici, mentre ha opportunamente attirato l'attenzione
sull'avanzata dell'oscurantismo neoclericale nella società italiana,
induce altresì a rimeditare sul concetto di "revisionismo". La lettera
di Galasso, Salvadori, Tranfaglia e altri, apparsa su quest o giornale
nella emblematica data del 20 settembre - a 130 anni da Porta Pia - si
conclude con l'affermazione che "l'unico modo serio di essere
"revisionisti"" consiste nel non rinunciare a "scavare", "capire",
insomma a "scavare ancora". Partendo proprio di qui non sarà forse
inutile sottolineare che essenza stessa del lavoro dello storico, ossia
del ricercatore, consiste nell'incessante bisogno di porsi delle
domande, cioè di sollevare dei problemi: insomma, di aggiungere
qualche mattone, anche piccolo, all'edificio del sapere. Questo va
immaginato come una grandiosa costruzione collettiva, che non può
avere mai termine, perché il trascorrere stesso del tempo, se da un
canto ci allontana dagli avvenimenti che intendiamo ricostruire, dall'
altro ci fornisce nuovi strumenti di ricerca, nuove tecniche di
indagine e ci avvicina a nuove fonti, o ci induce a guardare in modo
nuovo a fonti già note, ci mette in grado di porre sempre ulteriori
questioni. Tutto questo processo implica necessariamente, insita
nell'atto stesso del ricercare, un'attitudine alla "revisione": fare
ricerca, in sostanza, comporta il costante aggiornamento dei risultati
acquisiti, non già nel senso di renderli "compatibili" con le mode
correnti o le ideologie imperanti, o peggio di piegarli alle esigenze
dei nuovi (o vecchi) poteri; piuttosto, aggiornare i risultati della
ricerca significa contribuire allo sforzo collettivo di arricchimento
del grande panorama della storia, un pano rama nel quale, certo,
talvolta, anche un singolo ricercatore, grazie a una combinazione di
talento e di fortuna (un elemento sempre presente, nel bene o nel
male, in qualsiasi tipo di indagine), può provocare un pur parziale
ribaltamento di prospettive interpretative consolidate. Ma, in
generale, la ricerca storica procede per accumulo, per addizione, e
per leggere, successive correzioni: se la storia è racconto di fatti
realmente accaduti, e dunque un incessante sforzo di avvicinamento
alla verità, è chi aro che nessuno storico degno di questo nome si può
accontentare non soltanto di verità imposte (da chiese o da partiti, o
magari da conventicole di varia natura e portata), ma neppure di
giudizi dati, insomma di "idee ricevute" o di "tradizioni".
Naturalmente nessuno studioso parte dal nulla, e guai a commettere il
peccato di superbia consistente nel considerare il livello acquisito
delle conoscenze pari a zero: occorre, al contrario, tener conto di
tutti gli studi, di qualunque tendenza, ed essere pronti con l'umiltà del
caso a riconoscerne il peso, ma senza mai rinunciare a dare un
apporto originale, sulla base, appunto, della propria capacità di
indagine, ossia sulla base delle fonti nuove che si siano eventualmente
rinvenute o di una lettura nu ova, ma attendibile, di fonti già
acquisite. In ogni caso, la "revisione" è l'anima della storia. E
sarebbe un grave errore, per la cultura democratica e razionalistica,
abbandonare tale irrinunciabile principio nelle mani degli ideologi di
turno - che siano i neointegralisti papisti oppure i nuovi ammiratori
del duce di Predappio, fino ad arrivare ai negatori dei campi di
sterminio nazisti - ossia di coloro che della storia fanno un uso
puramente strumentale a fini di parte (partiti, chiese, lobbies) o uno
strumento di lotta politica. Anzi, a ben vedere, tale errore è stato già
largamente commesso, ed è ora di correre ai ripari. Al
"revisionismo" - termine che ha ormai assunto un connotato
politico-ideologico confuso, ma ascritto in blocco alla destra d'ogni
genere, e che sottende un malizioso tentativo di rovesciamento di
valori condivisi - occorre opporre una rinnovata volontà di fare
storia, la quale non può non essere, comunque, sforzo libero,
indipendente e continuo di ricerca e dunque di "revisione" ai fini di
una migliore conoscenza del passato: com'è facile constatare, specie
in tempi in cui dobbiamo sopportare i tragicomici effetti
dell'ignoranza o dell'oblio del passato da parte degli uni ovvero della
sua disinvolta manipolazione da parte degli altri, proprio la storia, e
solo la storia, è il vero cemento di una comunità e la base necessaria
per l'edificazione di un avvenire decente. |