RASSEGNA STAMPA

2 SETTEMBRE 2000
ANGELO D'ORSI
Il revisionismo è di sinistra
Il dibattito tra gli storici: una necessità della ricerca, da sottrarre alle strumentalizzazioni
Una recente presa di posizione di un gruppo di storici contro la pretesa di una parte non marginale del cattolicesimo italiano di "riscrivere" la vicenda risorgimentale all'insegna di una evidente volontà di riportare in auge "valori" tradizionalisti e teocratici, mentre ha opportunamente attirato l'attenzione sull'avanzata dell'oscurantismo neoclericale nella società italiana, induce altresì a rimeditare sul concetto di "revisionismo". La lettera di Galasso, Salvadori, Tranfaglia e altri, apparsa su quest o giornale nella emblematica data del 20 settembre - a 130 anni da Porta Pia - si conclude con l'affermazione che "l'unico modo serio di essere "revisionisti"" consiste nel non rinunciare a "scavare", "capire", insomma a "scavare ancora". Partendo proprio di qui non sarà forse inutile sottolineare che essenza stessa del lavoro dello storico, ossia del ricercatore, consiste nell'incessante bisogno di porsi delle domande, cioè di sollevare dei problemi: insomma, di aggiungere qualche mattone, anche piccolo, all'edificio del sapere. Questo va immaginato come una grandiosa costruzione collettiva, che non può avere mai termine, perché il trascorrere stesso del tempo, se da un canto ci allontana dagli avvenimenti che intendiamo ricostruire, dall' altro ci fornisce nuovi strumenti di ricerca, nuove tecniche di indagine e ci avvicina a nuove fonti, o ci induce a guardare in modo nuovo a fonti già note, ci mette in grado di porre sempre ulteriori questioni. Tutto questo processo implica necessariamente, insita nell'atto stesso del ricercare, un'attitudine alla "revisione": fare ricerca, in sostanza, comporta il costante aggiornamento dei risultati acquisiti, non già nel senso di renderli "compatibili" con le mode correnti o le ideologie imperanti, o peggio di piegarli alle esigenze dei nuovi (o vecchi) poteri; piuttosto, aggiornare i risultati della ricerca significa contribuire allo sforzo collettivo di arricchimento del grande panorama della storia, un pano rama nel quale, certo, talvolta, anche un singolo ricercatore, grazie a una combinazione di talento e di fortuna (un elemento sempre presente, nel bene o nel male, in qualsiasi tipo di indagine), può provocare un pur parziale ribaltamento di prospettive interpretative consolidate. Ma, in generale, la ricerca storica procede per accumulo, per addizione, e per leggere, successive correzioni: se la storia è racconto di fatti realmente accaduti, e dunque un incessante sforzo di avvicinamento alla verità, è chi aro che nessuno storico degno di questo nome si può accontentare non soltanto di verità imposte (da chiese o da partiti, o magari da conventicole di varia natura e portata), ma neppure di giudizi dati, insomma di "idee ricevute" o di "tradizioni".
Naturalmente nessuno studioso parte dal nulla, e guai a commettere il peccato di superbia consistente nel considerare il livello acquisito delle conoscenze pari a zero: occorre, al contrario, tener conto di tutti gli studi, di qualunque tendenza, ed essere pronti con l'umiltà del caso a riconoscerne il peso, ma senza mai rinunciare a dare un apporto originale, sulla base, appunto, della propria capacità di indagine, ossia sulla base delle fonti nuove che si siano eventualmente rinvenute o di una lettura nu ova, ma attendibile, di fonti già acquisite. In ogni caso, la "revisione" è l'anima della storia. E sarebbe un grave errore, per la cultura democratica e razionalistica, abbandonare tale irrinunciabile principio nelle mani degli ideologi di turno - che siano i neointegralisti papisti oppure i nuovi ammiratori del duce di Predappio, fino ad arrivare ai negatori dei campi di sterminio nazisti - ossia di coloro che della storia fanno un uso puramente strumentale a fini di parte (partiti, chiese, lobbies) o uno strumento di lotta politica. Anzi, a ben vedere, tale errore è stato già largamente commesso, ed è ora di correre ai ripari. Al "revisionismo" - termine che ha ormai assunto un connotato politico-ideologico confuso, ma ascritto in blocco alla destra d'ogni genere, e che sottende un malizioso tentativo di rovesciamento di valori condivisi - occorre opporre una rinnovata volontà di fare storia, la quale non può non essere, comunque, sforzo libero, indipendente e continuo di ricerca e dunque di "revisione" ai fini di una migliore conoscenza del passato: com'è facile constatare, specie in tempi in cui dobbiamo sopportare i tragicomici effetti dell'ignoranza o dell'oblio del passato da parte degli uni ovvero della sua disinvolta manipolazione da parte degli altri, proprio la storia, e solo la storia, è il vero cemento di una comunità e la base necessaria per l'edificazione di un avvenire decente.
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