RASSEGNA STAMPA

27 AGOSTO 2000
PIETRO BIANUCCI
"Clonare cellule vuol dire salvare delle vite"
Veronesi: ecco perchè non possiamo restare indietro
Umberto Veronesi, ministro della Sanità, il giorno dopo la contestazione del popolo di Comunione e Liberazione: una platea dai nervi scoperti, che al primo accenno alla clonazione lo ha inondato di fischi e ha cercato di impedirgli di concludere l'intervento.
Professor Veronesi, dimentichiamo i fischi e cerchiamo di riportare il discorso sul piano razionale. Lei ha invitato i fedelissimi di Cl a leggersi il documento elaborato per il premier inglese Tony Blair dalla Commissione Donaldson. Pensa che questo documento possa essere una buona base di partenza per affrontare anche in Italia il problema della clonazione finalizzata a ricerca scientifica?
"La commissione presieduta da Liam Donaldson ha lavorato molto bene. Il testo è frutto delle riflessioni non solo dei ricercatori ma anche di studiosi di bioetica. Ogni aspetto è stato soppesato.
Quattro pagine del Rapporto sono dedicate ai problemi morali, e qui sono rappresentate posizioni diverse, di chi nell'ovulo fecondato vede soltanto una cellula e di chi vede una potenzialità umana ben maggiore. Certo gli inglesi hanno su di noi un vantaggio: già da dieci anni, grazie alle norme contenute nello "Human Fertilization and Embryo Act", possono fare ricerca su embrioni fino al quattordicesimo giorno di età. Quindi in questi problemi hanno più esperienza di noi. Il nuovo documento propone soltanto di estendere quelle norme del 1990 alla possibilità di clonare cellule embrionali con finalità terapeutiche. Clonare cellule, noti bene: parliamo di gruppetti di cellule quasi invisibili a occhio nudo, non si tratta assolutamente di usare feti come banche di organi, che sarebbe cosa da film dell'orrore".
Torna il problema di sempre: quando inizia davvero la vita umana? Quando si può parlare di persona?
"Dopo il quattordicesimo giorno di età l'embrione differenzia le sue cellule e si ha la comparsa di una prima traccia di strutture nervose. Si può discutere se l'embrione possa essere considerato "persona", o sede di un'anima, solo a questo punto o anche prima. Osservo però che nel nostro Paese una legge approvata con referendum dal 70 per cento degli italiani ammette l'aborto fino al terzo mese. Non sto dicendo che sono contro questa legge. Dico solo che la questione degli embrioni sembra scandalizzare più che l'aborto..."
Lei dunque è favorevole alla clonazione di cellule di embrioni per fini di ricerca?
"Noi dobbiamo confrontarci con il fatto che esistono migliaia di embrioni prodotti in eccesso nelle pratiche di fecondazione assistita. A me pare che la destinazione alla ricerca degli embrioni esistenti sia da preferire alla loro distruzione.
Anch'io dentro di me sento che neppure questa soluzione è perfetta ma almeno in questo modo gli embrioni assolveranno una missione biologica: se non possono trasformarsi in bambini, almeno potranno servire ad alleviare la sofferenza di persone malate".
Professor Veronesi noi siamo qui a discutere il destino di questi embrioni. Ma di chi sono, giuridicamente? Dei Centri che li conservano nei loro freezer? Dei ricercatori? Dei bioeticisti che li difendono attribuendo loro lo status di persone? A me pare che non siano né della scienza né del parlamento che dovrebbe legiferare su di essi, ma piuttosto dei loro genitori biologici. Chi li ha interpellati? E se i genitori biologici non hanno nulla da dire, questo silenzio non le pare scandaloso?
"Nella fecondazione assistita si fecondano più ovuli e si procede all'impianto nell'utero materno.
Quando si ottiene la gravidanza gli ovuli in eccesso rimangono inutilizzati. In effetti dovrebbero appartenere ai genitori, ma questi, ottenuto il loro scopo, se ne disinteressano...".
Il vero problema dunque si sposta nella fecondazione assistita, che in Italia non è regolamentata e rappresenta per certi ginecologi spregiudicati un grosso business basato sul desiderio di paternità e di maternità di coppie infelici.
"Infatti sono convinto che l'intera questione della fecondazione in vitro deve essere ridiscussa e regolamentata".
Molti dicono che dietro la posizione di Blair e di Clinton favorevole alla ricerca sugli embrioni ci sono le multinazionali biotecnologiche che potranno conquistare il mercato delle nuove terapie. In borsa i titoli di queste aziende hanno reagito alla prospettiva di sperimentazione con un balzo verso l'alto.
"Non conosco gli aspetti economici. Come ministro la mia prima preoccupazione è trovare soluzioni utili alla salute dei cittadini. Mi basta che in queste soluzioni il rapporto costo/benefici sia positivo per il paziente. Credo comunque che allo stato attuale a guidare Blair e Clinton sia un interesse genuino allo sviluppo della ricerca".
A proposito: l'Italia rischia di perdere questo treno, come è successo con il Progetto Genoma?
"Non è questione di giorni o di settimane. C'è tutto il tempo per discutere, riflettere insieme e giungere alle decisioni. La mia preoccupazione è che invece la questione si impantani negli ingranaggi burocratici parlamentari, che non si arrivi né a un sì né a un no. Questo sarebbe grave.
Gli scienziati, il Cnr devono avere certezze per programmare il loro lavoro e i loro invetsimenti.
Ma un eventuale ritardo mi dispiacerebbe ancora di più per i malati che possono trarre beneficio da questi studi".
Ci sono applicazioni già vicine?
"In qualche caso sì: penso specialmente ai malati di diabete. Clonare le insule del pancreas che producono l'insulina e immetterle nel paziente risolvendo alla radice il suo problema è ormai una prospettiva concreta".
Alcuni scienziati, e tra questi Rita Levi Montalcini e Edoardo Boncinelli, sostengono che si possono fare le stesse ricerche usando cellule staminali adulte, cioè cellule capaci di differenziarsi in altre cellule come quelle embrionali ma che tutti noi, anche in età matura, abbiamo nel nostro midollo osseo e nel sangue. Qual è il suo parere sul dilemma embrioni/cellule staminali adulte?
"L'uso di cellule staminali adulte sarebbe l'ideale perché non solleva dilemmi etici. Purtroppo i miei colleghi genetisti mi dicono che non sono altrettanto utilizzabili. Le cellule embrionali sono più plastiche e più facilmente pilotabili verso i diversi tipi di tessuto: in cellule del pancreas se vogliamo pensare ai malati di diabete o in cellule nervose se pensiamo ai malati di Parkinson e di Alzheimer e così via. Le cellule staminali adulte sono meno flessibili e non conosciamo ancora bene i metodi per utilizzarle al meglio. Si parla anche di far regredire cellule adulte allo stato di cellule embrionali totipotenti, ma questo è un traguardo ancora lontano. Inoltre le staminali del midollo osseo funzionano bene quasi soltanto per ricavare cellule ematopoietiche. Le cose vanno meglio con le staminali del cordone ombelicale: e infatti in molte città stanno sorgendo banche del cordone ombelicale, che io incoraggio molto. Certo però con le cellule embrionali si accorciano i tempi".
Sull'uso degli embrioni ci sono contrasti anche nel governo?
"Sì, i Popolari per esempio non accettano l'uso di questi embrioni".
E' difficile conciliare il ministro con il ricercatore? Rimpiange il tempo in cui non era un politico?
"Sono un ministro, non un politico. Neppure adesso".
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Bioetica