RASSEGNA STAMPA

26 AGOSTO 2000
ENRICO BENEDETTO
"Anche la Francia dirà sì ai test"
Il genetista Kahn: í malati hanno í loro diritti
"Non possono negarci la ricerca con alibi morali. E' la società che deve pronunciarsi"
"Morbo di Parkinson, Alzheimer, diabete: l'elenco dei mali che potremo curare è molto lungo"
Il più celebre genetista francese, Axel Kahn, lo dice senza mezzi termini: è necessario autorizzare i test sugli embrioni in vista della clonazione terapeutica, modificando se necessario le leggi. "Non possono negarci con alibi morali il diritto alla ricerca. E' la società che deve pronunciarsi. Non dimentichiamo poi come tradizione ebraica, musulmana e anche protestante si guardino bene dal condividere in pieno le ragioni etiche cui il cattolicesimo ispira il suo no. E comunque, sarebbe difficile spiegare a malati d'un Paese europeo che s'interdicono loro terapie efficaci oltre frontiera", Kahn si dice tuttavia ostile alla creazione di nuovi embrioni per fini sperimentali. "Usiamo solo quelli esistenti, i sovranumerari, lasciando che Londra - e Washington, con la sua normativa ipocrita - vadano per la loro strada". Ammonisce infine che, se "la battaglia commerciale è già persa" grazie al vantaggio angloamericano, sul piano scientifico la sfida s'annuncia tuttora apertissima".
Professore, affermando l'inutilità di vietare ricerche o terapie cui i pazienti avrebbero accesso altrove in Europa, lei non legittima forse il modello britannico? E' davvero ineluttabile? Adattarsi o scomparire?
"No. Dico solo che mi sembra opportuno affrontare di petto il dibattito. A bloccarlo - e non mancano i tentativi - fra qualche anno ci ritroveremo nella classica posizione indifendibile. Non ci sarebbe più tempo per discutere: occorrerà conformarsi. E' un rischio, ma grave. Se non vogliamo correrlo, il cittadino deve prendere in mano la situazione. Sono sempre più numerosi gli scienziati che pur difendendo la libertà di ricerca le applicano limiti precisi. Non deve ledere la libertà altrui. Riassumendo: se la conoscenza sfocia in una tecnica, democrazia vuole che decida il popolo. Blocchiamo dunque - qualora vi sia consenso - le applicazioni, svincolando la ricerca".
Sulla clonazione riproduttiva il fronte del no sembra compatto. Durerà?
"La compattezza è semitotale in campo etico e religioso. Ma diversi miei colleghi - oltre-Manica ma non solo - eccepiscono. E' la morale utilitarista britannica, che premia l'essere felici. Se una coppia non può avere figli salvo attraverso una clonazione, in nome di cosa negarglielo? Il fine moralizza la tecnica. E tra qualche anno i bebè potrebbero diventare veramente clonabili. Morale, una battaglia all'ultimo sangue tra Kant e l'empirismo etico. Guardi i tedeschi: sono divisi. Filosoficamente trionfa la scuola kantiana, ma nella loro scienza le influenze angloamericane permangono fortissime. E nei Paesi scandinavi la dicotomia s'allarga ancor più".
Quello della clonazione è un partito trasversale in Europa oppure obbedisce alla geo-politica, magari con venature confessionali?
"Opporre Mediterranei conservatori e Nordici aperturisti sarebbe erroneo. Paradossalmente, la cattolica Italia ha margini di manovra insospettabili. Senza legge, tutto diviene possibile. Anche la Spagna effettua ricerche sugli embrioni sopranumerari. E' semmai il poker Francia - Germania -Austria - Lussemburgo che fa blocco. A torto, credo".
Crede in una ipotetica legislazione europea, che attenuerebbe il divario?
"Non mi sembra probabile. Le divergenze sono ancora troppo ampie. Ma qualcosa cambia. Per esempio la Francia dovrebbe approvare in autunno - diciamo entro la primavera 2001 - una nuova legge sulla bioetica. Malgrado il silenzio ufficiale, credo autorizzerà la ricerca sugli embrioni eccedenti".
Il governo Jospin abbandonerebbe davvero le sue riserve radicali lanciandosi fra pochi mesi nei test sulla clonazione terapeutica? Sarebbe una svolta clamorosa...
"Ma non improbabile. Accademie e autorità scientifiche lo chiedono da tempo. Pure il Consiglio dì Stato è a favore. Usciremo dall'impasse. Beninteso, ci vuole il permesso dei genitori, e una commissione ad hoc seguirà le procedure. La regola attuale prevede che dopo cinque anni gli embrioni vengano comunque distrutti. Non è quindi lesivo utilizzabili per delle ricerche forse decisive. Parkinson, Alzheimer, diabete: l'elenco è lungo. Considero le prospettive mediche incerte ma non illusorie. Dunque via libera, però a patto d'utilizzare esclusivamente il materiale a disposizione".
Ma la Gran Bretagna va oltre, fabbricandosi gli embrioni che le servono. Perché condannarla, se comunque lei ammette le ricerche sperimentali?
"L'embrione da laboratorio deve avere un solo fine: la speranza che nasca un bambino. E' legittimo impiegare per motivazioni secondarie quelli non utilizzati, ma giudico l'approccio inglese riprovevole. Londra ha costruito le categorie etico-giuridiche per legittimare le esigenze di Scienza & Business. E gli Usa? Vietano la ricerca pubblica, ma non quella nei laboratori privati!".
Invocare la natura "sacra" e "inviolabile" della vita le sembra plausibile?
"Ci sono gradazioni. L'embrione è una possibilità d'umano. E' per questo che mi oppongo a deviarlo verso altri fini. Ma esiste una differenza fra tagliar cellule e affettare - poniamo - un bimbo di tre anni, La tradizione ebraico-islamica non sacralizza a priori. L'uomo è creatura, ma anche co-creatore. Ciò che impara a fare, Dio gliel'ha permesso. Il giudizio morale subentra laddove è in gioco lo scopo d'un'azione, non il know-how. Ecco perché Israele si trova all'avanguardia in questo campo. Ma il possibilismo può essere anche cristiano. In fondo, nazioni legate al protestantesimo come l'Olanda testimoniano maggior compassione verso la debolezza umana".
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