RASSEGNA STAMPA

24 AGOSTO 2000
EDOARDO BONCINELLI
SE L'ITALIA DICE NO
Qualche giorno fa il premier inglese Tony Blair, accogliendo il parere favorevole di una commissione di esperti, ha autorizzato, previa approvazione del proprio Parlamento, l'avvio della sperimentazione con cellule prelevate da embrioni umani ai primi stadi di crescita. In Italia e nel mondo si sono succedute reazioni favorevoli e contrarie che non di rado hanno assunto toni da conflitto epocale. Ora il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton dà un annuncio simile, con una serie di precisazioni e di condizioni piuttosto stringenti. Una volta ancora i leader delle due nazioni all'avanguardia della ricerca scientifica e biologica decidono iniziative di grande importanza sulle quali non si può fare a meno di riflettere. Il primo elemento da mettere in risalto è che tutto sta avvenendo alla luce del sole, con un annuncio delle massime autorità dei due Paesi. Niente è tenuto segreto o condotto sottobanco. E nessun problema viene eluso. Le considerazioni etiche sono tenute più presenti dalle comunità scientifiche di questi Paesi che da tanti nostri difensori d'ufficio della morale pubblica. In secondo luogo bisogna sottolineare che si tratta di sperimentazione, cioè di ricerca scientifica e non di immediate applicazioni mediche o tecnologiche. Queste applicazioni seguiranno, se seguiranno, fra molti anni.
E' difficile dire quanti, ma certo non meno di dieci. Si è parlato di clonazione umana, con tutti i fantasmi che questa immagine suscita. E' bene chiarire che nessuno sta parlando di produrre esseri umani adulti, né allo scopo riproduttivo, né ancor meno allo scopo di prelevare tessuti o organi da utilizzare per altri individui. Si sta parlando di utilizzare cellule embrionali prelevate da embrioni ancora costituiti di poche cellule indifferenziate. Queste cellule verrebbero coltivate in laboratorio e servirebbero per studiare in che modo si possano produrre tessuti e parti di organo da trapiantare successivamente in soggetti umani che ne abbiano necessità, in seguito a traumi o malattie gravemente debilitanti. Stiamo parlando perciò di cellule, come di cellule si tratta nel caso della trasfusione del sangue, del trapianto di midollo osseo o della coltivazione di pelle, tutte cose che già si fanno quasi di routine . Che si parli di cellule lo dice la stessa parola ormai usata e abusata dai media: clonazione. Clonare significa appunto coltivare cellule e farle crescere in grande quantità. Nel caso specifico, oltre a farle crescere, le cellule vengono anche differenziate, avviate cioè verso un preciso destino, un determinato tipo di tessuto: pelle, muscolo, osso e magari nervo. Fin qui non sembra che ci possano essere grossi problemi, se non da parte dei più irriducibili avversari del progresso e di ogni tipo di cambiamento. Uno dei punti cruciali è quello dell'origine delle cellule da coltivare. La grossa scommessa della scienza di oggi - che è anche la mia personale scommessa, come ho avuto più volte modo di dire - è quella delle cellule staminali non di origine embrionale. Le cellule staminali sono cellule relativamente indifferenziate presenti in molti distretti del nostro corpo, dal sangue al cervello, e che possono essere coltivate e persuase a differenziarsi nella direzione desiderata. Un'altra possibilità che si è aperta da tre-quattro anni è quella di partire da cellule adulte e già differenziate e fatte ritornare staminali, cioè "bambine", prima di coltivarle e di differenziarle come abbiamo appena detto. Io sono fermamente convinto che questa sia la strada di domani. Alcuni ritengono però che sia più lunga e più complicata di quella che, pur prevedendo essenzialmente gli stessi passi, parte da cellule indifferenziate prelevate da un embrione ai primissimi stadi, come già si fa per molti altri mammiferi. Questa è una discussione di carattere scientifico e per dirimerla non c'è altra via che la sperimentazione.
E' chiaro però che la via che mette in gioco cellule embrionali, sia pure prelevate da embrioni ai primissimi stadi di sviluppo, quando non si distingue ancora se e dove l'embrione avrà la testa e se e dove avrà la coda, incontra vari tipi di obiezioni di tipo etico e religioso e inquieta le coscienze. Una volta assodato che non si tratta di duplicare esseri umani, né di produrre individui ai quali verrebbero successivamente sottratti tessuti o organi, né di produrre mostri, resta il problema sociale ed etico della liceità di utilizzare embrioni per questo tipo di ricerche. Su questo non ho né intenzione di pronunciarmi né titolo per farlo. Le mie considerazioni non possono che essere di carattere scientifico o attinenti alla politica di programmazione scientifica e tecnologica. Oggi la ricchezza delle nazioni e quindi il loro potere di incidere sulla scena mondiale si misura largamente sul loro potenziale scientifico e tecnico. Un Paese non può chiudersi a riccio e dire sempre e sistematicamente no a tutti gli sviluppi e a tutte le prospettive di natura biotecnologica, viste come demoniache, alimentate dall'ingordigia del potere economico e portate avanti da scienziati troppo spesso visti come uomini senza scrupoli e insensibili alle istanze morali. Non dimentichiamo che a metà degli anni Settanta furono gli scienziati stessi che, riuniti ad Asilomar in California, si autoimposero una moratoria di qualche anno per valutare tutte le conseguenze delle nuove prodigiose tecnologie. Si tratta quindi di discuterne serenamente e di valutare, come in qualsiasi altra circostanza della vita, i pro e i contro delle varie prospettive di sviluppo. Il nostro potenziale scientifico e tecnologico è molto inferiore anche a quello dei nostri cugini francesi. Non dimentichiamoci inoltre che in questi anni il nostro Paese ha visto fiorire molte facoltà di Biotecnologia che si sono affiancate alle altre facoltà scientifiche. Non è chiaro che cosa verrà insegnato agli studenti che si iscriveranno a queste nuove facoltà se ogni volta che la biotecnologia arriva alle soglie di qualche applicazione pratica se ne blocca ogni ulteriore sviluppo.
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