RASSEGNA STAMPA

22 AGOSTO 2000
GIANNI VATTIMO
Eredi secolarizzati della tradizione
E se anche le discussioni sulla morale laica, sulla sua inconsistenza, la sua crisi, sulla sua aridità di fronte all'entusiasmo dei milioni di giovani "giubilanti" che accorrono ad ascoltare il Santo Padre, fossero solo uno dei tanti dibattiti estivi del tipo di quelli che abbiamo conosciuto negli anni passati, dalla ripresa craxiana di Proudhon alla ricorrente querelle sugli intellettuali e altre simili amenità? Lo si può sospettare con qualche buona ragione, considerando proprio l'evento recente del Giubileo dei giovani a Roma. Come si è sentito anche nelle parole dei cardinali che si rivolgevano a loro, in molti di questi giovani manca il "senso del peccato", soprattutto se si tratta del peccato della "carne", su cui il Santo Padre non si stanca di insistere, poiché vi sono connessi anche tanti problemi etico-politici, dal riconoscimento delle coppie di fatto alla contraccezione, alla fecondazione assistita alla manipolazione degli embrioni. I giovani giubilanti dunque sono poco sensibili a quegli aspetti della dottrina cattolica che appaiono, e sono, più legati a un ideale patriarcale di società, o che pretendono di legiferare in nome di una legge di natura che si potrebbe conoscere solo se illuminati dalla fede, e cioè dalla gerarchia ecclesiastica. Accettano invece con entusiasmo la predicazione del Papa sulla libertà, la democrazia, la pace, la solidarietà, l'abolizione della pena di morte, l'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ora, questi sono proprio i valori della morale laica; o meglio, quei valori della morale cristiana che la società moderna ha appreso dal Vangelo e che ha affermato e difeso anche contro molte posizioni oscurantiste della Chiesa. Che cosa significa difendere la libertà se non schierarsi dalla parte di Giordano Bruno mandato al rogo dall'Inquizione? Che cosa significa difendere democrazia e uguaglianza se non opporsi a leggi che, come il Concordato in Italia, assicurano alla Chiesa cattolica una posizione di privilegio rispetto alle altre confessioni religiose? Che cosa significa, insomma, rispetto della persona se non rifiuto di ogni pretesa di sapere meglio di lei che cosa sia il suo vero bene, e imporglielo anche con la forza delle leggi civili? Sarebbe ora che i laici, riconoscendosi eredi secolarizzati della rivelazione biblica, affermassero con forza, contro ogni manipolazione interessata, che la morale laica moderna è la vera morale cristiana. La democrazia e le libertà civili non sarebbero state certo possibili in un mondo non penetrato dal messaggio evangelico; ma non si sarebbero certo mai affermate se questo messaggio fosse stato lasciato nelle mani della Chiesa gerarchica, e non fosse stato invece vissuto, incarnato, interpretato, proprio dai tanti martiri della libertà di pensiero - oggi così spesso guardata con distacco dai nuovi comunitarismi e autoritarismi. Vogliamo ricominciare a discutere di qui?
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