RASSEGNA STAMPA

19 AGOSTO 2000
VITTORIO BERTOLINI
Clonazione. Un approccio corretto
La decisione del governo britannico di consentire la clonazione di embrioni umani al fine di sperimentare la possibile produzione di organi e tessuti per trapianti è stata illustrata in modo puntuale e corretto, compreso lo schema illustrativo, nei due redazionali pubblicati in seconda pagina nell'edizione della Gazzetta di Parma nell'edizione di giovedì 17 agosto.
Al contrario il commento in prima pagina, a firma Marcello Staglieno, mi pare oggettivamente appartenere alla categoria delle reazioni isteriche a cui si sono abbandonati non pochi esponenti del nostro mondo politico. Un'articolo che inizia con un riferimento tra il fantapolitico e il fantascientifico a Mengele e si chiude evocando Frankestein e Mefistofele, - e perché dimenticare il dr.Moreau e il dr. Mabuse? - più che a esporre la propria visione di parte, sembra, a mio parere, voler condizionare ideologicamente l'opinione del lettore. Il riferimento poi all'aborto e alla liberalizzazione dell'uso delle droghe (leggere o pesanti?), argomenti del tutto estranei alla tematica della clonazione terapeutica, sembrano confermare che l'articolista, che con un "a quanto affermano gli esperti in ingegneria genetica" liquida le 150 pagine della relazione Donaldson, si sia lasciato andare alla tentazione della disinformacija; cioè quella particolare politica dell'informazione attuata dal Kgb nei lontani anni '70 e che in una certa misura ha contributo alla sconfitta degli Usa in Vietnam. In sostanza il commento ad una notizia, attraverso un qualche artificio retorico sposta l'attenzione del lettore dal fatto rilevante e condizionata attraverso affermazioni generiche e inconsistenti, ma ideologicamente orientate. Sulla decisione del governo Blair si può essere favorevoli o contrari. Esistono buone ragioni a favore e ragioni legittime opposte; ma se si vuole essere costruttivi e non fare propaganda, le ragioni devono attenere al fatto e non, secondo le prospettive, a vaghe entità metafisiche quali possono essere il "progresso scientifico" o la "natura". E il fatto è di per sé molto semplice.
In questo caso "clonazione" non indica qui la creazione di una nuova persona con lo stesso patrimonio genetico della prima: non è, come per Dolly, di prendere una cellula somatica di un adulto farne la "fotocopia". La "clonazione" riguarda qui la scissione di un pre-embrione, ossia del processo vitale umano nei primi giorni dopo la fecondazione. In tale fase, le cellule sono ancora totipotenti, cioè tali da potersi sviluppare in diverse direzioni diventando una qualsiasi parte del corpo (cellule nervose, del sangue, della pelle, ossa, ecc.).Clonando (ossia dividendo) pre-embrioni si hanno cellule staminali che possono essere fatte crescere fino ad avere la parte richiesta, che verrebbe poi immessa nel corpo malato. Così, favorendo la rigenerazione dei tessuti deteriorati, consentirà alla persona di riacquisire eventuali funzioni perse. Ad esempio, ci si augura di curare le persone affette dal morbo di Parkinson, oppure i paraplegici a seguito di ictus cerebrale, e molte altre malattie. È bene non illudersi troppo perché certamente la strada da percorrere prima di avere una efficace terapia è ancora lunga, ma il programma di ricerca è aperto.
Se sul fine il consenso è pressochè unanime, non esistono infatti rilevanti controindicazioni come nel caso degli xenotrapianti (è di questi giorni la pubblicazione su Nature di un saggio in cui si afferma che l'impiego di organi tratti da animali geneticamente modificati presenta ancora notevoli rischi) e le aspettative sono molte, è il mezzo suscita le perplessità. Infatti in questa sperimentazione non vengono impiegate le normali cavie da laboratorio ma embrioni umani. E che cos'è l'embrione? La domanda non è affatto oziosa.
E' una persona, una cosa o un mero materiale biologico? Hic Rhodus, hic saltus.
Una risposta, qualche anno fa, precisamente il 12 luglio 1996, è stata data dal Comitato Nazionale di Bioetica, allora sotto la guida del cattolico D'Agostino. Il documento del C.N.B., "Identità e statuto dell'embrione umano", però, nell'impossibilità, sia scientifica che filosofica, di poter affermare che l'embrione fosse una persona era giunto però alla conclusione, abbastanza discutibile e compromissoria, che l'embrione dovesse essere trattato "come se" fosse una persona. Il vero punto della questione perciò è quale significato assegnare al quel "come se". Poco dopo la presa di posizione del C.N.d.B., l'attuale presidente del Consiglio Amato, in un articolo su Liberal, aveva ventilato la possibilità del riconoscimento giuridico dell'embrione, in proposito il Movimento per la vita aveva già dal 1995 la modifica dell'art. 1 del codice civile nel senso appunto del riconoscimento giuridico. Ma parte la difficoltà della proposta Amato (non occorre essere esperti in giurisprudenza per immaginare le complicazioni sul piano del diritto si pensi per esempio al diritto ereditario, ed infatti nella proposta del MpV veniva detto che i diritti patrimoniali potevano decorrere solo dopo la nascita), rimane il fatto che per molti risulta difficile riconoscere l'embrione come "uno di noi".
Viviamo in un mondo complesso, pervaso dal politeismo dei valori, in cui ciascuno di noi si sente, secondo la definizione di Engelhardt, uno "straniero morale". L'unica via che rimane per uscire da questa estraneità non è tanto una generica affermazione di tolleranza e comprensione, non esistono quote di ingresso per gli "stranieri morali", ma la realtà di una democrazia dialogica in cui, chi riconosce l'embrione come un essere umano e chi stenta a riconoscerlo come un suo simile, possano confrontarsi ed esprimere le proprie ragioni. E la mia ragione, di fronte a Staglieno e ad altri che richiedono moratorie, pause di riflessione ecc. è: "Chi sono io per impedire che l'uomo, non quello dei teologi e dei filosofi, ma quello che come me sente la sofferenza sulla propria pelle, possa usufruire in un futuro, mi auguro tanto più prossimo, dei benefici terapeutici che le nuove tecniche possono offrire. Fra l'uomo e l'embrione io scelgo l'uomo".
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Bioetica