RASSEGNA STAMPA

14 AGOSTO 2000
EDOARDO BONCINELLI
Sul pensiero "corto"
Per guardare lontano ascoltate i vostri geni
E' difficile dire cose nuove e non banali a proposito di cultura e innovazione in un paese nel quale di entrambe, ma soprattutto di cultura, si parla anche troppo. Ma ci voglio provare. Ci voglio provare scrivendo da una spiaggia assolata e in pieno clima estivo. Lo farò prendendo spunto da un articolo di Armando Torno ( Corriere , 11 agosto), che provocatoriamente ha sostenuto su queste pagine che non ha più senso parlare di cultura e che nella moderna, convulsa società dell'ipercompetitività, vige ormai solo una forma di pensiero corto da affiancare all'ormai accettato pensiero debole. Fingendo di non cogliere il tono provocatorio dell'articolo e la sua struttura paradossale, vorrei sostenere con candore ma con fermezza che della cultura, della vera cultura, non si può fare a meno, oggi come ieri o forse oggi ancor più di ieri. Per sostenere questa tesi porterò un argomento di natura biologica. Si usano spesso argomenti tratti dalla biologia evoluzionistica per affermare che la natura è spietata e promuove e premia sempre e soltanto il più forte, quello più privo di scrupoli e, in ultima analisi, il più opportunista. Anche l'articolo al quale mi riferisco fa le viste di sostenere che, nella società di oggi, hanno senso solo strategie di breve periodo tese a procurarsi un vantaggio immediato e che prescindano da un retaggio culturale e da una tradizione di più ampio respiro. Il fatto è che, accanto ad una strategia di breve periodo, che si conforma certamente ai principî suesposti, nell'evoluzione dei viventi esiste anche una strategia di lungo o lunghissimo periodo, più difficile da cogliere ma nondimeno essenziale per la sopravvivenza e l'evoluzione della vita nel suo complesso. Molte specie e future specie evolvono nell'ombra, al riparo dalla luce accecante e in un certo senso distorcente della competizione. Parallelamente alla travolgente espansione dei batteri unicellulari, alcune cellule geneticamente diverse hanno preparato silenziosamente e nascostamente per millenni l'avvento degli organismi pluricellulari e, lontano dalla competizione immediata con i rettili trionfanti, alcuni piccoli roditori hanno preparato in silenzio l'avvento e il trionfo dei mammiferi, e in definitiva dei primati e dell'uomo. Nell'evoluzione biologica è a volte più importante ciò che bolle in pentola, lontano dalla scena, di ciò che avviene sulla ribalta della lotta quotidiana per affermarsi e lasciare una progenie. Il requisito essenziale perché questa strategia di lungo periodo funzioni è la conservazione e la continuità dell'informazione genetica e, in definitiva, la possibilità per l'evoluzione di procedere sotterraneamente. Questa possibilità è garantita dall'esistenza in ogni specie di un genoma, un deposito scritto di conoscenze accumulate, di fatti e di accidenti. In questo deposito ogni tanto si accumulano stranezze, che il più delle volte non conducono da nessuna parte, ma che talvolta generano la grande, travolgente novità. Se non ci fosse questo deposito sarebbero guai. Sarebbero guai immediati, ma sarebbero anche guai a lungo termine. Nel genoma di ciascuna specie, gli effetti delle varie conquiste, palesi o sotterranee, non vanno perdute, ma al contrario si accumulano, si esaltano e creano, inaspettatamente ma inevitabilmente, l'innovazione. Verrebbe voglia di dire che la cultura è, per lo sviluppo della nostra civiltà, ciò che il genoma è per l'evoluzione biologica. Senza cultura, dal pensiero più astratto a quella che è divenuto di moda chiamare tecne , l'uomo non è uomo; è solo un animale particolarmente complicato. Il punto essenziale è che per funzionare la cultura deve essere vera cultura, cioè materia viva, né morta né vegetante o saprofitica.
Non ci devono essere apriorismi né pregiudiziali a favore di certi argomenti piuttosto che di certi altri e non ci devono essere luoghi deputati per la cultura, se vera cultura deve essere. Oggi, per esempio, è chiaro che ci dobbiamo aspettare contributi sostanziali alla cultura e al pensiero anche da settori che non erano prima considerati a tale stregua, quali la scienza, la tecnologia dell'informazione e magari l'economia. Non voglio qui parlare dei contributi alla cultura e al pensiero che sono venuti dagli scienziati di questo secolo, che qualcuno ha definito i veri pensatori del nostro tempo, ma voglio nominare un minuscolo trattatello di new economy che mi è venuto recentemente fra le mani. Si tratta del Vocabolario della globalizzazione , distribuito un paio di anni fa come allegato ad un numero di liberal, ed opera di due santoni della cyber-generation come John Browning e Spencer Reiss. Ebbene, personalmente ho trovato più intelligenza, profondità e originalità di pensiero in questo manualetto in forma di dizionario che in molte paludate opere di cultura, con buona pace dello snobismo culturale di molti accademici e non. Per non parlare della svolta epocale rappresentata dalla realtà Internet. Quindi, Platone e Aristotele, ma anche Shannon e Schroedinger, Rawls e Chomsky, Saussure e Frege. E non si storca il naso neanche davanti alla tecnologia. La tecnologia è l'uomo. L'indizio più certo del passaggio dalle scimmie antropoidi ai primi ominidi è dato dai reperti di rudimentali attrezzi e manufatti. La prima pietra scheggiata è l'inizio della storia del pensiero. Per essere nuovo il nuovo deve essere continuamente rinnovato.
Per essere cultura la cultura deve continuamente rigenerarsi e rinsaldarsi.
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