| La storia, un dramma che ci insegna a capire
chi siamo | Il titolo del libro di Giuseppe Galasso, Nient'altro che storia , è
tratto da un famosissimo passo de La storia come pensiero e come
azione di Croce, dove questi afferma, a spiegare il significato del suo
storicismo, che "la vita e la realtà è storia e nient'altro che storia".
Lo scopo dell'autore, in questi saggi di teoria e metodologia della
storia pubblicati dal Mulino, sembra essere quello di darci
un'aggiornata versione dello storicismo del maestro napoletano. Le
essenziali tesi crociane Galasso le riformula scrivendo che "quando
pensa l'uomo fa sempre e soltanto storia"; che "la dimensione
storica non è una dimensione soltanto ''ideale'' o ''scientifica'' della
realtà, ante o post rem , ma è la sua dimensione autentica, in re ";
che "se la storia è l'unica realtà concepibile, solo essa può dirci cosa
è l'uomo"; che la storia è sempre storia contemporanea, poiché non è
già il passato "a illuminare il presente", ma "il presente a illuminare
il passato"; che tra le diverse branche del sapere è la filosofia a
stabilire con la storiografia un legame privilegiato, in quanto la
filosofia è, "innanzitutto, coscienza critica delle scienze", le quali
senza eccezione sono lo studio di una realtà nelle sue varie
dimensioni "tutta storica". Certo Croce concepiva il pensiero e
l'azione degli individui e dei gruppi che ne costituiscono gli
interpreti come diretti a realizzare il cammino dello Spirito che
presiede alle vicende di ogni essere. Galasso depura in un certo senso
lo storicismo crociano da questa matrice romantica. Egli mette al
centro la coscienza e le aspirazioni degli individui e dei gruppi che
operano per affermare i loro scopi nella competizione e nel conflitto
"dialettico" tra i diversi valori e progetti, partendo direttamente da
essi in quanto soggetti primi e ultimi della storia. "Non è lo Spirito,
l'Umanità, un Dio ascoso, la Materia o altro di simile il motore della
storia. Motore e protagonisti della storia ? scrive l'autore ? sono
l'uomo e gli uomini nella particolarità e concretezza della loro
coscienza di sé e del loro spirito, nella particolarità e concretezza
delle condizioni e dei condizionamenti in cui operano". La vita è
lotta, opera attraverso azioni e reazioni. E quindi "la legge sia del
movimento storico sia del senso della storia è la dialettica, ossia il
principio per cui la vita nasce e si sviluppa drammaticamente".
Galasso dedica molta attenzione ai rapporti tra la storiografia e le
scienze sociali, in particolare a quelli con la sociologia (nei cui
confronti Croce aveva avuto una totale chiusura), discutendo delle
varie interpretazioni che hanno occupato Otto e Novecento. Egli sa
bene quali importanti apporti le scienze sociali abbiano dato alla
storiografia. E dunque non li disconosce. Ma a condizione che la
storiografia non perda in conseguenza di questi contatti la propria
identità: quella che consiste nell'interpretare la vita storica alla luce
di una dominante "esigenza morale e civile", nel rendere in maniera
piena "il respiro e il senso" della libertà e della forza creatrice
dell'uomo. |