RASSEGNA STAMPA

9 AGOSTO 2000
PAOLA SPRINGHETTI
LA BIOETICA IN CATTEDRA
Gli insegnanti si dichiarano favorevoli alla nuova materia. Ma resta l'equivoco della presunta "neutralità"
La maggioranza dei docenti chiede di puntare con chiarezza sui valori
Adesso la partita si gioca sul confronto tra educazione e informazione
Inserire l'insegnamento della bioetica nei percorsi scolastici? Se ne è discusso più volte, soprattutto in occasione dell'elaborazione del protocollo d'intesa tra il ministero della Pubblica istruzione e il Centro nazionale di bioetica, nel 1999. La risposta alla domanda è cautamente affermativa, ma i problemi sorgono quando ci si pongono le domande necessariamente seguenti: quale bioetica bisogna insegnare? E come?
Quando si dice bioetica, nella prospettiva dell'insegnamento scolastico, si dice una parola che comprende una serie di tematiche che includono problemi generali e filosofici come il significato della vita o il concetto di persona; altri più concreti (e spesso già presenti nelle scuole) come la salute, la sessualità, la tossicodipendenza...; altri proposti spesso da fatti di cronaca, come l'ingegneria genetica, la fecondazione artificiale e l'eutanasia; o ancora, temi come la contraccezione, l'aborto, i trapianti di organi, i disorientamenti sessuali... Un ventaglio di questioni molto vasto, che toccano da vicino tutti i cittadini, ma in particolare gli adolescenti e i giovani, e anche i bambini. E soprattutto un ventaglio di quesiti che ha profonde implicazioni etiche. Può esistere un insegnamento eticamente neutrale su questi temi? E, se tale non può essere, quale etica dovrà assumere l'insegnamento?
Nell'ultimo numero della rivista Medicina e Morale, bimestrale del Centro di bioetica dell'Università Cattolica, si trova un interessante articolo di Maria Luisa di Pietro dedicato all'"Inserimento della bioetica nei curricoli scolastici", che sintetizza i risultati di un'indagine conoscitiva svolta, a partire dal '95, su un campione di un migliaio di insegnanti di scuole di ogni ordine e grado. È interessante notare che solo una parte minima di insegnanti (3%) esclude la possibilità che la bioetica venga inserita nei curricoli scolastici, ma è ancora più interessante il fatto che a fronte di un 19% che ritiene debba essere inserita con scopo solo informativo, c'è una vasta maggioranza (76%) che ritiene che debba avere invece uno scopo formativo. Dunque, la bioetica viene considerata parte integrante di un progetto educativo globale, e non soltanto come un modo per aiutare i ragazzi a capire i termini di un dibattito pubblico in corso o a renderli consapevoli sulle domande che le nuove frontiere della scienza pongono. Coerentemente, la maggior parte degli insegnanti ritiene che la scuola deve produrre un orientamento etico, rispettando almeno quei valori che sono considerati basilari per l'esistenza della società (la vita, la famiglia, la persona). La maggior parte degli insegnanti, dunque, non concorda con la posizione che potremmo chiamare "neutralista" di chi ritiene che una scuola laica debba presentare agli studenti per ogni problema la molteplicità delle interpretazioni possibili a seconda dei vari orientamenti etici, lasciando a ognuno la possibilità di fare le proprie scelte. Chi sostiene questa tesi ritiene che in questo modo si eviti da una parte il pericolo che la scuola possa imporre un'etica "di Stato" (e non si sa quale potrebbe essere) o, dall'altro, che sposi posizioni non condivise dalle famiglie e dagli studenti stessi, o accettate solo da una parte di essi. Secondo Maria Luisa Di Pietro, però, una scelta come questa "non solo svilisce le possibilità stesse dell'educazione, ma crea anche confusione in chi, per motivi di età, fisiologici, di strutturazione della propria identità personale, ha bisogno di una guida e di forti motivazioni". A parte il fatto che "la scelta della neutralità è di per se stessa frutto di un ben preciso orientamento etico". Più interessante appare allora l'ipotesi di individuare un nucleo di valori condivisi a cui fare riferimento. Il Comitato nazionale di bioetica li aveva indicati in un documento del '91, "Bioetica e formazione nel sistema sanitario". Sono "il rispetto della vita umana, dell'individualità e dell'autonomia, la responsabilità, l'idea antropologicamente integrale della corporeità dell'uomo, la sacralità e la qualità della vita, non necessariamente intese nel quadro di una fede religiosa". Ma la cultura nel nostro Paese è ormai talmente frammentata che anche su questi valori esistono interpretazioni diverse: il problema resta dunque aperto. C'è pure un 17% di insegnanti che propone una non meglio definita "etica del momento", che sostanzialmente dovrebbe aiutare gli studenti a conoscere la situazione storica e culturale e ad adeguarsi ad essa. Chi, comunque, dovrebbe scegliere l'orientamento etico cui fare riferimento? In netta maggioranza (quasi l'87%), gli insegnanti pensano che la scelta debba essere fatta in stretta collaborazione con la famiglia - che invece non viene presa in considerazione nel protocollo d'intesa - , che dovrebbe anche aiutare a individualizzare l'insegnamento, adattandolo allo sviluppo psicologico di ogni alunno. Anche se, commenta Maria Luisa Di Pietro, "l'attuale rapporto tra scuola e famiglia, la situazione in cui versa la famiglia oggi, relega quanto detto sul piano dell'utopico: le grandi mete sono sempre difficili da raggiungere, ma non per questo non si devono proporre". Proprio perché ritengono che l'insegnamento della bioetica debba essere parte integrante del progetto formativo della scuola, gli insegnanti mostrano scarsa fiducia nell'utilità che esso venga affidato ad esperti esterni, come invece è avvenuto generalmente fino ad ora. In realtà le sperimentazioni in questo campo sono ancora molto poche: nel 73% delle scuole degli intervistati non ci sono state iniziative specifiche sui temi della bioetica. E quando ci sono state solo in percentuale minima sono state gestite da docenti delle scuole stesse: in genere si trattava di lezioni tenute da esperti di vario tipo. Invece, la maggior parte degli insegnanti ritiene di essere in grado di affrontare quegli stessi problemi, o di poterlo fare approfondendo la propria preparazione. Ancora una volta dunque si smentisce una certa immagine dell'insegnante "nostrano": demotivato, con poca voglia di assumersi impegni che sicuramente portano con sé complicazioni e problemi, impreparato. La maggior parte dei professori ha fiducia in se stessa ed è disponibile ad aggiornarsi ulteriormente per essere all'altezza di quel compito formativo di cui è convinto che la scuola non possa fare a meno.
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