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Quel pensiero nella terra di nessuno |
| Nell'epoca della fretta Nietzsche elogia la lentezza come modalità per nascondersi, mimetizzarsi. Da che cosa? |
"Quel gioco di nascondigli può essere il pensiero stesso. Non più il disvelamento, ma quest'altra cosa".
| Viene da chiederle che cosa? |
"Qui entriamo in una specie di terra di nessuno, che è la terra di Nietzsche. Ma non vi si trova solo. È il luogo di tutti coloro che hanno pensato in una forma che non si riesce a far rientrare in una sequenza storica della filosofia, se non a prezzo di goffaggini e stridori. Pensi ai Quaderni di Valéry o a tutta Simone Weil...".
| Allora quella terra di nessuno è tale rispetto alla grande tradizione filosofica che arriva fino a Hegel. Questo intende? |
"In realtà quella tradizione comprende anche Schopenhauer, maestro di Nietzsche, il quale aveva enunciato una serie di teoremi opposti a quelli di Hegel, ma rispettando il quadro di un sistema. È chiaro che Nietzsche è fuori di questo quadro, nessuno dei suoi scritti aspira a essere un'opera teoretica in senso tradizionale. L'unica opera da lui progettata in certo modo come tale - alludo a La volontà di potenza - in realtà non fu mai un' opera, perché Nietzsche stesso la distruggeva via via che la faceva".
| Parlando di Nietzsche come di una "terra di nessuno" sorge chiara la difficoltà di collocare i suoi testi, particolarmente quelli dell'ultimo periodo, in cui la follia sembra avere un ruolo decisivo. Lei cosa ne pensa? |
"Penso che il tema vada affrontato con passo delicatissimo, perché qui si è assistito alla massima rozzezza. Si è detto che gli ultimi scritti di Nietzsche contengono i prodromi della sua follia e se è possibile della follia di un sifilitico. È stato fra l'altro Thomas Mann a diffondere questa versione. Venendo meno a un'elementare etichetta fra potenze, osservò Benn con giusto sarcasmo. E oltre tutto Benn ne sapeva qualcosa di più, perché era specialista in malattie veneree".
| Ma lei che cosa ne pensa? |
"A quanto pare, la documentazione clinica è insufficiente per dare un giudizio sicuro. Quello che si nota, non solo negli ultimi mesi ma in tutta la costruzione dell'ultimo anno, è una specie di delirio come forma di pensiero che dà luogo a risultati prodigiosi dal punto di vista della forma".
| Ma a leggere i famosi "biglietti della follia" uno non può non cogliere il disturbo mentale, l'alterazione... |
"Ma quel che si presenta come delirio paranoico aveva anche qui una sua asciutta
plausibilità. Siamo nei primi giorni del 1889. Nietzsche è ancora uno scrittore che pubblica a proprie spese libri che vengono stampati in mille copie. Di queste, se nevende qualche decina. Spostiamoci di pochi anni, al 1900, all'anno cioè della sua morte. Quello che vediamo è una Europa completamente inondata dai testi di Nietzsche. Si progettano monumenti kitsch dove Nietzsche appare nudo fra le rocce. Più che delirante, qui Nietzsche mi sembra essere stato preveggente, perché ha visto tutto questo in anticipo. La sua, se mai, è una suprema ironia, come quando nell'ultima lettera a Burckhardt dice che preferirebbe essere professore a Basilea piuttosto che Dio. In definitiva che cosa c'è di più commediante e al tempo stesso dionisiaco dell'ultimo Nietzsche?".
| Vorrei chiederle infine a che punto è l'edizione Colli-Montinari. |
"Mancano ancora alcuni volumi, uno uscirà alla fine di quest' anno, si tratta dell'ultimo degli scritti giovanili. Ci sono poi ancora tre volumi dell'epistolario. Nel giro di tre anni l'edizione dovrebbe considerarsi conclusa".
| Il primo volume, mi pare, uscì nel 1964... |
"Sì, iniziammo con Aurora. È buffo. Ma allora le reazioni della stampa furono
improntate al silenzio più assoluto. Nessuno salutò l'impresa, ma non fummo neppure attaccati. Nessuno protestò".
| Il famigerato Nietzsche fu letteralmente ignorato. La dice lunga sullo stato delle cose di allora. |
"Il vento cambiò quando la moda di Nietzsche in Francia rimbalzò in Italia. Siccome Foucault, Derrida, Deleuze si occupavano di Nietzsche, anche l'Italia doveva".
| Ad ogni modo è curioso che ad allestire l'edizione critica sia stata una casa editrice italiana e non una tedesca. |
"Una ragione c'è, a parte i mirabili meriti personali di Colli e Montinari. Dalle nostre carte si può ricostruire con quanta fatica abbiamo trovato il nostro partner tedesco De Gruyter, dopo che tutti gli editori più importanti ci avevano detto di no per paura ideologica".
| Perché De Gruyter, che è un grosso editore accademico, accettò? |
"Sia perché c'era un finanziamento notevole, della Forschungagemeinschaft, che è una specie di Consiglio delle Ricerche, sia perché fu molto importante il parere di Karl Löwith, il quale scrisse che sarebbe stata una vergogna nazionale se non avesse accettato. Comunque, ciò che si è scritto in Germania su Nietzsche negli ultimi trent'anni non mi sembra esaltante. Al più, lavori probi e documentati. Ma la paura si sente sempre. E poi Nietzsche è sempre insolente e divertente. È quanto basta per insospettire molti, nella Germania di oggi...". |