RASSEGNA STAMPA

30 LUGLIO 2000
MAURIZIO FERRARIS
Salvare apparenze e persone
Roberta De Monticelli, a cura di, "La persona: apparenza e realtà. Testi fenomenologici 1911-1933", Cortina, Milano 2000, pagg. 254, L. 39.000
Edoardo e Ottilia, Carlotta e il Capitano, si incrociano, nelle Affinità elettive, per opera di chimismo e di spinozismo, allo stesso modo che quello che si manifesta nella nostra coscienza come malinconia è l'effetto superficiale di una deficienza di litio. Perciò, non è certo vietato interpretare ì comportamenti delle persone allo stesso modo in cui si spiegano le reazioni chimiche degli elementi, proprio come gli alchimisti trattavano gli elementi alla stregua di persone, dotate, per esempio, di simpatie e di antipatie. E, di fatto, - scrive Roberta De Monticelli nella densa introduzione ai testi fenomenologici 1911-1933 da lei curata -, anche ì due grandi schemi che, attualmente, sono chiamati a spiegare la personalità, cioè la psicoanalisi e il cognitivismo, la pensano così. Nel modello freudiano, si assume che ciò che la persona sa di se stessa è un semplice effetto di superficie, per cui quello che pensiamo di noi è sistematicamente un inganno. Nel modello cognitivistico, invece, la coscienza non è né vera né falsa, ma è semplicemente una voce della psicologia popolare, e che postularla o anche solo parlarne è come attribuire i fulmini all'ira di Giove.
Non è difficile vedere che, a mettere le cose in questi termini, la maggior parte delle canzoni si riferirebbe a cose che non ci sono, i tribunali delibererebbero a vuoto, i Nobel si dovrebbero assegnare per sorteggio. Ed è un bel mistero che non si siano ancora presi dei provvedimenti in tal senso, Se non lo sì è fatto, credo, è per lo stesso motivo per cui, nel 1923, Max Wertheimer scriveva: "Sto alla finestra e vedo una casa, degli alberi, il cielo. Teoricamente potrei dire che ci sono 327 luminosità e tonalità di colore. Ma ho "327"?" Wertheimer non era un fenomenologo, ma la sua esigenza si formula nello stesso giro d'anni in cui Husserl rivendica la necessità di rispettare i fenomeni, ossia di non ridurli alle loro cause vere o presunte, ed è ciò che avviene nel cognitivismo. Si può anche dare (è il caso della psicoanalisi) la sostituzione del fenomeno con la teoria che deve o dovrebbe spiegarlo; che è pressappoco ciò che avverrebbe per chi, una volta scoperto che non è il rosso della muleta, ma il suo movimento, a eccitare il toro, concludesse che allora la muleta non è rossa. Si pensi, ad esempio, alla circostanza per cui, facendo appello al "senso di colpa", la psicoanalisi revoca di fatto qualsiasi consistenza alla nozione di "colpa".
Il punto, però, è come essere giusti con le apparenze. Superficialmente, si potrebbe concludere che, se si tratta di fenomeni, tutto va, compresa la chiromanzia (che peraltro èuno schema causalistico, allo stesso modo che l'astrologia) o la posta del cuore. Ma proprio questo è il punto. Un conto è il bastone immerso nell'acqua, che appare storto, ma non lo è, visto che lo si può estrarre e controllare, un altro è la Terra, che non solo ci appare piatta e non rotonda, ma che soprattutto si presta a un gran numero di comportamenti del tutto razionali se si assume che è piatta, altrimenti dovremmo sostenere che i Neozelandesi sono a testa in giù, o viceversa.
La scienza (e più esattamente la fisica come super-scienza) non è il nostro destino esclusivo, né è, in tutti i casi, l'unica fonte di verità, fuori di cui non c'è che la notte in cui tutto sì equivale. Come scrive Dietrich von Hildebrand (uno degli autori antologizzati, insieme ad Alexander Pfänder, Moritz Geiger ed Edith Stein), "c'è un modo appropriato di prendere conoscenza dei valori, in cui i valori obiettivi fondati sugli oggetti, sugli stati di cose e sulle persone vengono per noi a datìtà in modo analogo a come ci sono dati i colori nel vedere, i suoni nel sentire, gli oggetti nella percezione esterna, e così via". O, come diceva Leibniz, certi argomenti del diritto romano sono esatti come la matematica; esagerava un po', ma non troppo.
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