RASSEGNA STAMPA

27 LUGLIO 2000
FRANCESCO PISTOIA
Dalla Arendt alla Stein l'impronta di Agostino
Esistenza e libertà, primo dei quattro volumi dell'opera "Agostino nella filosofia del Novecento", pubblicato da Città nuova, comprende undici saggi di studiosi e filosofi di chiara fama, particolarmente esperti in filosofia contemporanea e in storia dell'agostinismo: Alici, Chapel de la Pachevie, Ferretti, Ales Bello, Esposito, Boella, Peroli, Borghesi, Tosetto, Pieretti, Sciuto, Pagliacci. Essi studiano la presenza di Agostino nel pensiero del XX secolo. Tale presenza è particolarmente viva in Husserl, in Scheler, in Stein, in Heidegger, in Harendt, in Guardini, in Przywara, in Camus, in Jaspers, autori che trattano e soffrono il problema del rapporto tra esistenza e libertà. Merita una sottolineatura, da considerare premessa alla lettura del libro, la posizione di Erich Przywara, che vede Agostino, "sintesi fra antichità e cristianesimo", il luogo dove trovano "equilibrio tutte le questioni che percorrono la storia del pensiero europeo".
Angela Ales Bello approfondisce l'"Intima scientia" di Edith Stein. Dal "Conosci te stesso" al "Noli foras ire", da Agostino a Husserl: un cammino faticoso, ma sempre aperto alla speranza, attraverso la meditazione sulla coscienza del tempo. Qui si muove Edith Stein, discepola di Husserl. Con la tesi di laurea (1916) sull'empatia riprende temi husserliani presenti in tutta la speculazione del filosofo e approfondisce l'indagine col saggio "Psicologia e scienze dello spirito. Contributi per una fondazione filosofica", che è del 1922. Ma la Stein legge l'"Autobiografia "di Teresa d'Avila. "La giovane fenomenologa, scopre una straordinaria affinità con le indagini che stava conducendo, anzi un'ulteriore chiarificazione, ed espliciterà tutto ciò negli anni Trenta quando, commentando il "Castello interiore" di Teresa d'Avila, procederà a un confronto con la psicologia naturalistica del XIX secolo che programmaticamente aveva ignorato l'anima". La presenza di Agostino in Hannah Arendt è evidente sin dalla prima opera, la dissertazione di dottorato (1929) sul "Concetto d'amore in Agostino", e la si coglie nell'ultima opera, rimasta incompiuta, "La vita della mente". Agostino è il primo filosofo cristiano, l'unico vero filosofo romano. Agostino permette all'inquieta filosofa di spostare l'attenzione dall'orizzonte dell'analitica esistenziale che soffoca la metafisica a quello di "una salvezza del finito che corrisponde al radicamento nella storia comune degli uomini". Sintesi degli interventi è l'Introduzione di Luigi Alici, agostinista e promotore di ricerche agostiniane. "La libertà che "apre" l'esistenza e rivela il dinamismo più profondo della comprensione è una conquista raggiunta in qualche modo nonostante la fede cristiana o, al contrario, proprio grazie ad essa?".
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