RASSEGNA STAMPA

23 LUGLIO 2000
GILBERTO CORBELLINI
Saperi naturalizzati
I primi tre volumi di una nuova Biblioteca delle scienze
Enrico Bellone, "I corpi e le cose. Un modello naturalistico della conoscenza", Bruno Mondadori, Milano 2000, pagg. 146, L. 20.000
Giulio Peruzzi (a cura dì), "Scienza e realtà. Riduzionismo e antiriduzionismo nelle scienze del Novecento", (interventi di Peruzzi, Regge, Dalla Chiara, Zellini, Bernardini, Castellani, Treves, Beltrametti, Boncinelli, Cellucci, G.M. Giacometti, G. Giacometti, Girello, Marchisio, Toraldo di Francia, Bellone), Bruno Mondadori, Milano 2000, pagg. 186, L. 20.000
Fernando de Felice, "Gli incerti confini del cosmo. Dal buchi neri alle macchine del tempo", Bruno Mondadori, sfilano 2000, pagg. 242, L. 22.000.
Come al solito in controtendenza con il resto dei Paesi scientificamente più sviluppati, in Italia si sta purtroppo affermando la scelta di procedere al riordino dei corsi di laurea universitari sulla base del criterio generale, non dichiarato e forse persino inconsapevole, dell'accentuazione dell'isolamento disciplinare. Gli esiti è facile prevedere che saranno negativi, sia per la cultura scientifica sia per quella umanistica. Auguriamoci quindi che abbia successo la nuova collana Biblioteca delle scienze della Bruno Mondadori. Diretta da Eddy Carli, la collana intende proporre non tanto dei testi di divulgazione scientifica, quanto delle analisi e riflessioni rivolte a un ampio pubblico che valorizzano le dimensioni culturali della scienza e del suo sviluppo storico. Inoltre, la strategia sarà di pubblicare in prevalenza testi di studiosi italiani, piuttosto che traduzioni, ovvero mettere in luce le originalità e la rilevanza delle ricerche e delle riflessioni italiane sui temi della cultura scientifica.
I primi volumi toccano aspetti diversi della riflessione scientifica, e si caratterizzano proprio per la propensione a ricercare spunti euristici nel confronto multidisciplinare. Il saggio di Enrico Bellone mostra come alcune fondamentali questioni epistemologiche possono trovare soluzione negli sviluppi dell'indagine naturalistica. Il libro di de Felice propone una visione d'insieme dell'universo basata sulla logica geometrica del campo gravitazionale. Giulio Peruzzi cura un volume che raccoglie gli atti di un convegno sul riduzionismo organizzato l'anno scorso a Padova. Mentre il volume sul riduzionismo risulta un po' disomogeneo e decontestualizzato rispetto a una tradizione scientifica ed epistemologica come quella italiana, che tranne rare eccezioni sull'argomento non si è mai davvero misurata con la produzione internazionale, gli altri due rispondono perfettamente allo scopo di trasmettere l'idea della scienza come cultura.
Il saggio di Bellone si distingue in particolare per l'originalità e la portata filosofica del discorso. Lo storico della scienza prosegue con I corpi e le cose una ricerca originale nella prospettiva della naturalizzazione della conoscenza, iniziata con il Saggio naturalistico sulla conoscenza (Bollati Boringhieri, Torino 1991). Le scienze biologiche offrono un insieme ormai cospicuo di modelli che si prestano efficacemente a essere utilizzati per caratterizzare le prestazioni cognitive e le dinamiche socio-culturali umane. Accanto ai modelli evoluzionistici, sono stati concepiti negli ultimi decenni diversi modelli fisiologici, soprattutto neurofisiologici, diversamente architettati per catturare il funzionamento dei sistemi percettivi (soprattutto quello visivo). Messi a punto sulla base di uno studio analitico o riduzionistico dei sistemi, con la conseguente ricomposizione delle parti per far emergere quelle proprietà adattative di categorizzazione attiva e incorporazione della realtà che i sistemi funzionali possiedono come insiemi, questi modelli hanno dimostrato che non c'è bisogno di assumere entità fittizie estranee al sistema per spiegare il comportamento d'insieme e che tali apparati non registrano passivamente delle cose o degli eventi predefiniti e etichettati che esistono nel mondo.
Bellone utilizza queste fondamentali acquisizioni concettuali per mettere in crisi "l'abitudine" a pensare il mondo come costituito da entità corporee distribuite nelle spazio e nel tempo, e attaccare "il pregiudizio che il linguaggio sia qualcosa di immateriale che serve alla circolazione di idee e significati altrettanto immateriali da una mente a un'altra. Dalla critica di queste diffuse credenze filosofiche e di senso comune, Bellone fa emergere "la constatazione" che come nel caso degli adattamenti evolutivi che non sono il frutto di progetto, anche le acquisizioni adattative più sofisticate, co me le teorie scientifiche o l'estensione applicativa di strumenti di lavoro, emergono in modo del tutto indipendente dalla nostra consapevolezza o intenzionalità.
La scioltezza e la pertinenza con cui Bellone transita da problemi filosofici e di storiografia della scienza a nozioni e dati sperimentali sulla neurofisiologia della percezione a riflessione di epistemologia evoluzionistica rendono gradevole e stimolante la lettura. Anche se in alcuni passaggi l'argomentare di Bellone risente di qualche eco fisicalista, le tesi che sostiene sono molto verosimili. E la verità, come egli scrive molto efficacemente, "è concreta: è selezione e sopravvivenza".
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Cultura-Impresa scientifica