L'ora del Grande Voyeur| Più bassa del previsto l'audience della
prima puntata del programma di Canale 5 |
| Se la trasmissione "Il Grande Fratello" ha
riscosso così tanto successo nei paesi
europei in cui è stata allestita vuol dire che
la cosa più sconosciuta e di cui si ha la
massima curiosità non è più la vita degli
dèi o dei sovrani, ma la vita comune
interpretata da uomini comuni, la vita
quotidiana di noi tutti.
Brutto segno. Vuol dire che ciascuno di
noi è sconosciuto a se stesso e ogni giorno
segretamente si chiede, come capita agli
adolescenti quando stanno crescendo, se è
normale.
Sotto questo profilo "Il Grande Fratello" è
un brutto test, perché quando dieci persone
sono chiuse in uno spazio ristretto, senza
libri e giornali, con nulla da fare per tutto il
giorno, quel che mostreranno non sarà
assolutamente la loro normalità, ma la loro
patologia. Sviscereranno quanto di più
contorto c'è nella loro anima, senza la
possibilità di contenerla come facciamo
noi nella vita reale con le occupazioni e il
lavoro. Spettacolo della pazzia quindi, e
non della normalità. Eppure la
trasmissione, anche se la prima puntata non
è andata benissimo, avrà un grande
successo.
PERCHE' si nutre e si alimenta dei
cascami della cultura cristiana, in una
società che, per quanto laicizzata, ancora si
alimenta della sua simbolica. La morte di
Dio infatti non ha lasciato solo orfani, ma
anche eredi. E non si fatica a cogliere
nell'occhio del Grande Fratello la
trasposizione dell'occhio di Dio.
Più che al voyeurismo di chi è in attesa di
uno scorcio sessuale, penso che la curiosità
degli spettatori sia proprio in questa
trasposizione inconscia: mettersi al posto
di Dio e guardare la vita degli uomini. Non
come un padre guarda la vita dei figli (Dio
è morto), ma come un fratello guarda la
vita dei suoi simili.
Ma il cristianesimo, da tutti noi
inconsciamente assorbito, ci ha insegnato
un'altra cosa: che nell'interiorità dell'uomo
abita la verità. A dirlo è stato
Sant'Agostino (in interiore homine habitat
veritas) e su questo principio sono
cresciute le fortune degli scrutatori
dell'anima: dai preti nei confessionali, agli
psicanalisti che sono la versione laica
dell'indagine interiore. Il Grande Fratello
offre a tutti i fautori della televisione e di
Internet di scrutare l'anima altrui, perché è
quella che dopo un po' di giorni verrà fuori
quando, disimpegnati da qualsiasi attività, i
dieci protagonisti non avranno altro da
fare, per passare il tempo senza impazzire,
che sfoderare davanti a milioni di spettatori
la loro anima nei suoi aspetti resi
patologici dall'inattività.
Se quel che ho detto ha una sua
plausibilità, il Grande Fratello riscuote e
riscuoterà grande successo, perché attiva
metafore teologiche appena sepolte nel
nostro inconscio collettivo. Da spettatori ci
consegna la prerogativa che era propria
dell' occhio di Dio che scruta l' interiorità
di ciascuno di noi.
Ricordo di aver letto nel luglio scorso una
dichiarazione del cardinal Tonini secondo
il quale "bisognerebbe che l'autorità si
interessasse del caso, perché si tratta di una
violazione della privacy". In un certo senso
lo capisco. Prima della morte di Dio la
privacy, nel suo spaccato più intimo che è
l'interiorità dell'anima, era gestita solo dai
preti. Oggi il Grande Fratello la mette a
disposizione di tutti. In una parola la
abolisce. Se la religione è il terreno di
cultura da cui possono nascere simili
trasmissioni, il risultato è tutto politico
perché la pubblicizzazione del privato è
l'arma più efficace impiegata nelle società
conformiste per togliere agli individui il
loro tratto discreto, singolare, intimo, dove
è riscontrabile quella riserva di sensazioni,
sentimenti, significati "propri" che
resistono all'omologazione che, nelle
nostre società di massa, è ciò a cui il potere
tende per una più comoda gestione degli
individui.
Allo scopo vengono solitamente impiegati
i mezzi di comunicazione che, dalla
televisione ai giornali, con sempre più
insistenza, irrompono con "indiscrezione"
nella parte "discreta" dell'individuo per
ottenere non solo attraverso test,
questionari, campionature, statistiche,
sondaggi d'opinione, indagini di mercato,
ma anche e soprattutto con intime
confessioni, emozioni in diretta, storie
d'amore, trivellazioni di vite private, che
sia lo stesso individuo a consegnare la sua
interiorità, la sua parte discreta, rendendo
pubblici i suoi sentimenti, le sue emozioni,
le sue sensazioni, secondo quei tracciati di
"spudoratezza" che vengono acclamati
come espressioni di "sincerità", perché in
fondo: "Non si ha più nulla da nascondere,
nulla di cui vergognarsi".
A parte che "vergognarsi" è un verbo
riflessivo che dunque rinvia a una
riflessione, a una relazione con se stessi di
cui non è proprio il caso di vergognarsi, c'
è da notare anche che è un verbo che dice la
nostra esposizione agli altri. "Vergogna"
infatti viene da vereor gognam che
significa "temo la gogna, la mia
esposizione pubblica". E questa è la
ragione per cui solitamente non ci si
vergogna della colpa, ma della nostra
esposizione agli altri che il nostro pudore
avverte più disdicevole della colpa.
Il Grande Fratello oltrepassa quello che per
chiunque sarebbe il pudore e fa della
spudoratezza non solo una virtù, ma la
prova della mia sincerità e della mia
innocenza. In questo modo dà un ottimo
esempio di quell'omologazione dell'intimo
a cui tendono tutte le società conformiste,
con somma gioia di chi le deve gestire
perché, una volta pubblicizzata, l'intimità
viene dissolta come intimità, e gli altri, che
dovrebbero stare al confine esterno
dell'intimo, diventano letteralmente
"inevitabili" ogni volta che ciascuno di noi
prova una sensazione, un'emozione, un
sentimento.
Questi tracciati profondi dell' anima, in cui
ciascuno dovrebbe riconoscere le radici
profonde di se stesso, una volta immessi
"senza pudore" nel circuito della
pubblicizzazione, quando non addirittura in
quello della pubblicità, non sono più
propriamente "miei", ma "proprietà
comune", e questo sia in ordine alla qualità
del vissuto, sia in ordine al modo di
viverlo, perché il pudore prima di una
faccenda di mutande, che uno può cavarsi o
infilarsi quando vuole, è una faccenda
d'anima che, una volta depsicologizzata
perché si sono fatte cadere le pareti che
difendono il dentro dal fuori, l'interiorità
dall'esteriorità, non esiste semplicemente
più.
In questo modo il Grande Fratello sta
incitando tutti, come del resto fanno
numerose trasmissioni televisive
particolarmente seguite, a collaborare
attivamente e con gioia alla propria
deprivatizzazione. Quanti sono interessati a
che l'individuo non abbia più segreti e al
limite neppure più un'interiorità, perché le
pareti della casa di psiche sono crollate,
sosterrà questa trasmissione che, a livello
subliminale, fa passare la persuasione che
la spudoratezza è una virtù: la virtù della
sincerità.
Per quanto la cosa possa apparire strana la
sua realizzazione nella nostra società è già
in corso e il processo di eliminazione del
pudore è quasi completo perché il pudore
può essere non solo sintomo di
"insincerità", ma addirittura, e qui anche gli
psicologi danno una mano, di
"introversione", di "chiusura in se stessi",
quindi di "inibizione" se non di
"repressione". E inibizione e repressione,
recitano i manuali di psicologia, sono
sintomi di un "adattamento sociale
frustrato", quindi di una socializzazione
fallita.
Ma purtroppo la sequenza è avviata e la
nostra vita è diventata proprietà comune. E
allora perché non lasciarsi riprendere per
settimane e settimane senza riserva e senza
pudore? In fondo anche il nostro corpo è
diventato proprietà comune, e quel che un
tempo era prerogativa di alcune dive, farsi
misurare seni e sederi e pubblicar le
relative cifre sotto la fotografia, oggi è il
gioco di qualsiasi ragazza che non vuol
passare per inibita. Ma anche il sesso è
diventato proprietà comune e, dalla stampa
alla televisione, è un susseguirsi di articoli
e servizi sui piaceri e sulle difficoltà della
camera da letto, arredati sotto forma di
consigli, in modo confidenziale, come se
fossero rivolti solo a te e non a cinquanta
milioni di orecchie.
Questo significa il Grande Fratello.
Significa che le istanze del conformismo e
dell'omologazione lavorano per portare
alla luce ogni segreto, per rendere visibile
ciascuno a ciascuno, per toglier di mezzo
ogni interiorità come un impedimento,
ogni riservatezza come un tradimento, per
non permettere ad alcuno di vivere e
lavorare in case o uffici che non siano di
vetro, per apprezzare ogni volontaria
esibizione di sé come fatto di lealtà se non
addirittura di salute psichica.
E tutto ciò, anche se molti non ci pensano,
approda a un solo effetto: attuare
l'omologazione della società fin nell'
intimità dei singoli individui e portare a
compimento il conformismo. In fondo non
è un'operazione difficile. Basta una
trasmissione televisiva: il Grande Fratello. |