RASSEGNA STAMPA

16 LUGLIO 2000
UMBERTO GALIMBERTI
L'ora del Grande Voyeur
Più bassa del previsto l'audience della prima puntata del programma di Canale 5
Se la trasmissione "Il Grande Fratello" ha riscosso così tanto successo nei paesi europei in cui è stata allestita vuol dire che la cosa più sconosciuta e di cui si ha la massima curiosità non è più la vita degli dèi o dei sovrani, ma la vita comune interpretata da uomini comuni, la vita quotidiana di noi tutti.
Brutto segno. Vuol dire che ciascuno di noi è sconosciuto a se stesso e ogni giorno segretamente si chiede, come capita agli adolescenti quando stanno crescendo, se è normale.
Sotto questo profilo "Il Grande Fratello" è un brutto test, perché quando dieci persone sono chiuse in uno spazio ristretto, senza libri e giornali, con nulla da fare per tutto il giorno, quel che mostreranno non sarà assolutamente la loro normalità, ma la loro patologia. Sviscereranno quanto di più contorto c'è nella loro anima, senza la possibilità di contenerla come facciamo noi nella vita reale con le occupazioni e il lavoro. Spettacolo della pazzia quindi, e non della normalità. Eppure la trasmissione, anche se la prima puntata non è andata benissimo, avrà un grande successo. PERCHE' si nutre e si alimenta dei cascami della cultura cristiana, in una società che, per quanto laicizzata, ancora si alimenta della sua simbolica. La morte di Dio infatti non ha lasciato solo orfani, ma anche eredi. E non si fatica a cogliere nell'occhio del Grande Fratello la trasposizione dell'occhio di Dio.
Più che al voyeurismo di chi è in attesa di uno scorcio sessuale, penso che la curiosità degli spettatori sia proprio in questa trasposizione inconscia: mettersi al posto di Dio e guardare la vita degli uomini. Non come un padre guarda la vita dei figli (Dio è morto), ma come un fratello guarda la vita dei suoi simili.
Ma il cristianesimo, da tutti noi inconsciamente assorbito, ci ha insegnato un'altra cosa: che nell'interiorità dell'uomo abita la verità. A dirlo è stato Sant'Agostino (in interiore homine habitat veritas) e su questo principio sono cresciute le fortune degli scrutatori dell'anima: dai preti nei confessionali, agli psicanalisti che sono la versione laica dell'indagine interiore. Il Grande Fratello offre a tutti i fautori della televisione e di Internet di scrutare l'anima altrui, perché è quella che dopo un po' di giorni verrà fuori quando, disimpegnati da qualsiasi attività, i dieci protagonisti non avranno altro da fare, per passare il tempo senza impazzire, che sfoderare davanti a milioni di spettatori la loro anima nei suoi aspetti resi patologici dall'inattività.
Se quel che ho detto ha una sua plausibilità, il Grande Fratello riscuote e riscuoterà grande successo, perché attiva metafore teologiche appena sepolte nel nostro inconscio collettivo. Da spettatori ci consegna la prerogativa che era propria dell' occhio di Dio che scruta l' interiorità di ciascuno di noi.
Ricordo di aver letto nel luglio scorso una dichiarazione del cardinal Tonini secondo il quale "bisognerebbe che l'autorità si interessasse del caso, perché si tratta di una violazione della privacy". In un certo senso lo capisco. Prima della morte di Dio la privacy, nel suo spaccato più intimo che è l'interiorità dell'anima, era gestita solo dai preti. Oggi il Grande Fratello la mette a disposizione di tutti. In una parola la abolisce. Se la religione è il terreno di cultura da cui possono nascere simili trasmissioni, il risultato è tutto politico perché la pubblicizzazione del privato è l'arma più efficace impiegata nelle società conformiste per togliere agli individui il loro tratto discreto, singolare, intimo, dove è riscontrabile quella riserva di sensazioni, sentimenti, significati "propri" che resistono all'omologazione che, nelle nostre società di massa, è ciò a cui il potere tende per una più comoda gestione degli individui.
Allo scopo vengono solitamente impiegati i mezzi di comunicazione che, dalla televisione ai giornali, con sempre più insistenza, irrompono con "indiscrezione" nella parte "discreta" dell'individuo per ottenere non solo attraverso test, questionari, campionature, statistiche, sondaggi d'opinione, indagini di mercato, ma anche e soprattutto con intime confessioni, emozioni in diretta, storie d'amore, trivellazioni di vite private, che sia lo stesso individuo a consegnare la sua interiorità, la sua parte discreta, rendendo pubblici i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue sensazioni, secondo quei tracciati di "spudoratezza" che vengono acclamati come espressioni di "sincerità", perché in fondo: "Non si ha più nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi".
A parte che "vergognarsi" è un verbo riflessivo che dunque rinvia a una riflessione, a una relazione con se stessi di cui non è proprio il caso di vergognarsi, c' è da notare anche che è un verbo che dice la nostra esposizione agli altri. "Vergogna" infatti viene da vereor gognam che significa "temo la gogna, la mia esposizione pubblica". E questa è la ragione per cui solitamente non ci si vergogna della colpa, ma della nostra esposizione agli altri che il nostro pudore avverte più disdicevole della colpa.
Il Grande Fratello oltrepassa quello che per chiunque sarebbe il pudore e fa della spudoratezza non solo una virtù, ma la prova della mia sincerità e della mia innocenza. In questo modo dà un ottimo esempio di quell'omologazione dell'intimo a cui tendono tutte le società conformiste, con somma gioia di chi le deve gestire perché, una volta pubblicizzata, l'intimità viene dissolta come intimità, e gli altri, che dovrebbero stare al confine esterno dell'intimo, diventano letteralmente "inevitabili" ogni volta che ciascuno di noi prova una sensazione, un'emozione, un sentimento. Questi tracciati profondi dell' anima, in cui ciascuno dovrebbe riconoscere le radici profonde di se stesso, una volta immessi "senza pudore" nel circuito della pubblicizzazione, quando non addirittura in quello della pubblicità, non sono più propriamente "miei", ma "proprietà comune", e questo sia in ordine alla qualità del vissuto, sia in ordine al modo di viverlo, perché il pudore prima di una faccenda di mutande, che uno può cavarsi o infilarsi quando vuole, è una faccenda d'anima che, una volta depsicologizzata perché si sono fatte cadere le pareti che difendono il dentro dal fuori, l'interiorità dall'esteriorità, non esiste semplicemente più. In questo modo il Grande Fratello sta incitando tutti, come del resto fanno numerose trasmissioni televisive particolarmente seguite, a collaborare attivamente e con gioia alla propria deprivatizzazione. Quanti sono interessati a che l'individuo non abbia più segreti e al limite neppure più un'interiorità, perché le pareti della casa di psiche sono crollate, sosterrà questa trasmissione che, a livello subliminale, fa passare la persuasione che la spudoratezza è una virtù: la virtù della sincerità.
Per quanto la cosa possa apparire strana la sua realizzazione nella nostra società è già in corso e il processo di eliminazione del pudore è quasi completo perché il pudore può essere non solo sintomo di "insincerità", ma addirittura, e qui anche gli psicologi danno una mano, di "introversione", di "chiusura in se stessi", quindi di "inibizione" se non di "repressione". E inibizione e repressione, recitano i manuali di psicologia, sono sintomi di un "adattamento sociale frustrato", quindi di una socializzazione fallita.
Ma purtroppo la sequenza è avviata e la nostra vita è diventata proprietà comune. E allora perché non lasciarsi riprendere per settimane e settimane senza riserva e senza pudore? In fondo anche il nostro corpo è diventato proprietà comune, e quel che un tempo era prerogativa di alcune dive, farsi misurare seni e sederi e pubblicar le relative cifre sotto la fotografia, oggi è il gioco di qualsiasi ragazza che non vuol passare per inibita. Ma anche il sesso è diventato proprietà comune e, dalla stampa alla televisione, è un susseguirsi di articoli e servizi sui piaceri e sulle difficoltà della camera da letto, arredati sotto forma di consigli, in modo confidenziale, come se fossero rivolti solo a te e non a cinquanta milioni di orecchie.
Questo significa il Grande Fratello.
Significa che le istanze del conformismo e dell'omologazione lavorano per portare alla luce ogni segreto, per rendere visibile ciascuno a ciascuno, per toglier di mezzo ogni interiorità come un impedimento, ogni riservatezza come un tradimento, per non permettere ad alcuno di vivere e lavorare in case o uffici che non siano di vetro, per apprezzare ogni volontaria esibizione di sé come fatto di lealtà se non addirittura di salute psichica.
E tutto ciò, anche se molti non ci pensano, approda a un solo effetto: attuare l'omologazione della società fin nell' intimità dei singoli individui e portare a compimento il conformismo. In fondo non è un'operazione difficile. Basta una trasmissione televisiva: il Grande Fratello.
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