RINASCIMENTO EPOCA
SACRANon ci fu rottura con la religiosità medievale. Un
convegno in Toscana Ghisalberti: "Sulla filosofia dell'Umanesimo interpretazioni
troppo laiche" Burckhardt ne ha dato una lettura neopagana, in Italia rilanciata da Eugenio
Garin |
| Finalmente qualcosa si muove (anche nel mondo accademico, che
solitamente ha tempi molto lenti) riguardo all'interpretazione
generale del Rinascimento nel suoi rapporti col sacro: il
predominio di letture laicizzanti, come quella di Eugenio Garin, e
neopagane inizia a incrinarsi. Nuovi studi riscoprono un
Rinascimento con un profondo senso del divino, anche se
differente nelle sue manifestazioni rispetto a quello medievale. Ne
è un sintomo il grande convegno internazionale che si apre domani
a Chianciano, e si chiuderà venerdì a Pienza, su "Il sacro nel
Rinascimento", in cui verrà approfondito il tema della spiritualità
nei diversi aspetti della civiltà rinascimentale: filosofia, scienza,
arti, letteratura, devozione popolare... L'evento, a cui prenderanno
parte 54 studiosi provenienti da tutto il mondo, molti dei quali
dall'Est, è organizzato dall'Istituto di studi umanistici "Francesco
Petrarca" di Milano (erede del Centro studi umanistici "A.
Poliziano"), che da più di dieci anni promuove studi sul periodo.
La presidente dell'istituto, Luisa Secchi Tarugi, spiega che "si è
scelto questo argomento perché è attinente con l'anno giubilare,
ma soprattutto perché è necessario evidenziare una volta per tutte
come nel '400 e nel '500, secoli solitamente identificati
dall'antropocentrismo e dalla laicizzazione degli ideali, accanto
alla giusta rivalutazione dell'individuo come essere razionale e
artefice del proprio destino, coesistesse la consapevolezza
dell'uomo come creatura di origine divina e, quindi, fosse
pienamente avvertita la necessità e l'esigenza del sacro".
Alla base dell'interpretazione antireligiosa c'è un volume dello
storico svizzero Jacob Burckhardt pubblicato nel lontano 1860:La
civiltà del Rinascimento in Italia, in assoluto il libro più
influente mai scritto sull'argomento, da cui dipende l'uso corrente
in campo scientifico dello stesso termine Rinascimento. Da
quest'opera, la cui tesi di fondo è che il Rinascimento è stato un
periodo libero da problematiche religiose, in rivolta contro la
trascendenza medievale nel nome di un ritorno all'ideale
classico-pagano dell'uomo, deriva ad esempio la visione positiva
che Nietzsche ha del Rinascimento: in un passo di Ecce Homo ne
parla come di un periodo caratterizzato da "virtù libera da
morale", cioè da una concezione "proto-superomistica" dell'agire
sciolta da ogni riferimento al soprannaturale. E, dato che non c'è
da disquisire sul peso storico-culturale di Burkhardt e Nietzsche, è
facile dedurre che è stata la loro lettura immanentista - oggi in
crisi, almeno in termini assoluti - a determinare le numerose
interpretazioni negative del Rinascimento che sono venute anche
da storici e pensatori di ispirazione religiosa, ma forse sarebbe
meglio dire metafisica, cattolici e non. Si pensi a Romano
Guardini o a Simone Weil, ma il pregiudizio contro l'Umanesimo
e il Rinascimento era vivo anche al livello dei testi scolastici. La
logica doveva essere questa: se Burckhardt ha ragione, allora il
Rinascimento è male perché è un'epoca antireligiosa. Ne è derivata
una radicalizzazione dell'antitesi Medioevo-Rinascimento, con da
una parte i metafisici e dall'altra i materialisti e gli umanisti-atei,
che ha avuto per risultato una sostanziale incomprensione del
Rinascimento.
"Nel Rinascimento il sacro c'è ed è dominante- spiega il filosofo
Alessandro Ghisalberti, docente di Storia della filosofia
medievale alla Cattolica, tra i partecipanti del convegno -. Ma in
esso convivono sacro cristiano e sacro "profano", nel senso che
quest'epoca accoglie anche tutte le forme del sacro che si sono
manifestate nella storia al di fuori della Bibbia. Anziché
restringersi, la dimensione religiosa si amplia. Questo però in
Italia è rimasto escluso dagli studi, soprattutto da quelli filosofici,
dove si registrano forti lacune. Per i cattolici in parte è
responsabile un pregiudizio di fondo verso quest'epoca. Ma molto
dipende anche dal fatto che nel nostro paese gli studi di filosofia
rinascimentale sono stati fatti quasi tutti da studiosi di matrice
laica. Si sta iniziando a fare qualcosa soltanto adesso, anche da
parte cattolica, rivalutando Bruno, Telesio e Campanella".
Durante il Rinascimento la natura e l'uomo hanno assunto
certamente un peso maggiore rispetto al Medioevo, ma non hanno
escluso Dio dall'orizzonte. Molta della filosofia, dell'arte e della
scienza che allora vennero prodotte erano forme di teologia.
L'ispirazione era religiosa e l'uomo continuò a essere considerato
naturaliter religiosus, benché ci fosse una minor rigidità
confessionale.
"Una figura come quella del cardinale Niccolò Cusano - continua
Ghisalberti -, nel De pace fidei cerca di trovare con la ragione i
principi comuni che sono alla base delle tre grandi fedi
monoteistiche: cristianesimo, ebraismo e islamismo. L'istanza
religiosa medievale viene accolta e ampliata dal Cusano con
grande spirito ecumenico. Anche se a ben vedere quest'idea era già
presente in Ruggero Bacone e Raimondo Lullo. Ma il
Rinascimento fece anche un passo in più rispetto alla ricerca
dell'unità delle religioni di Cusano. Cercò dei valori universali che
l'uomo in quanto uomo potesse accogliere e che fossero capaci di
creare un'unità dell'umanità. L'unificazione dei singoli riti passò
in secondo piano rispetto ad un accordo di tutti i saperi. Il
progetto era quello di unificare scienza e fede. Pico ad esempio
con le sue tesi vuole far vedere che tutti i saperi portano alle verità
teologiche e che tutte le verità teologiche sono declinabili con
tutti saperi. Era un grande ideale universalistico, forse utopistico,
perché non si realizzò, come ha mostrato De Lubac nel libro Pico
della Mirandola o l'alba incompiuta del rinascimento. Dopo
Pico e Ficino, per respingere gli eccessi di platonismo che si erano
manifestati, la Chiesa tornò alla scolastica e all'aristotelismo,
mentre dall'altra parte si partì per la tangente con l'esoterismo,
l'alchimia, svincolandole dal progetto globale".
L'attenzione verso il sacro del Rinascimento è evidente quasi
ovunque, e talvolta si manifesta in modo singolare, come in un
fenomeno dell'architettura del tempo notato dal professor
Luciano Patetta del Politecnico di Milano. "Nel Rinascimento
c'è un trionfo del culto mariano - dice Patetta, che interverrà al
convegno con una relazione su "I santuari mariani nel
Rinascimento, tipologie e simbologie" -. Mai in nessuna epoca si è
verificata una venerazione così alta della Madonna. Tale culto era
stato promosso dai domenicani già da tempo, ma nel '400 c'è un
fenomeno incredibile: dei santuari che vengono costruiti il 99%,
tutti a pianta centrale, sono dedicati alla madonna, solo l'1% agli
altri santi. E anche nelle arti figurative la presenza di Maria è
fortissima. La vergine, il cui dogma dell'Immacolata Concezione
viene proclamato proprio in quegli anni, era vista come la grande
mediatrice tra l'uomo e Dio". |