| Aids, l'eretico conquista l'Africa | Il presidente sudafricano Thabo Mbeki inaugurerà oggi
a Durban
la XIII Conferenza mondiale sull'Aids con un
messaggio di saluto
ai partecipanti. Ma è facile sospettare che il suo
intervento non seguirà i dettami del protocollo. Thabo
Mbeki, anche se non viene mai espressamente
nominato, è infatti il destinatario di un duro documento,
pubblicato giovedì da Nature, e sottoscritto da 5.000
ricercatori. L'appello, che passa sotto il nome di
Durban Declaration - lo si può consultare in rete nel
sito www.durbandeclaration.org - ribadisce lo stretto
legame fra Hiv e Aids. Sin qui non ci sarebbe niente di
particolare, se non fosse che Thabo Mbeki ha sposato
le tesi dell'eretico Peter Duesberg che ancora oggi, a
17 anni dalla scoperta del virus, continua a sostenere
che l'Hiv non ha nulla a che fare con la malattia che sta
decimando la popolazione dell'Africa subsahariana.
Thabo Mbeki non ha affatto gradito la pubblicazione di
questo documento su una delle più autorevoli riviste
scientifiche e il suo ufficio stampa ha diramato due
giorni fa una nota in cui lo definisce non solo un gesto
di intolleranza, ma anche un'inaudita ingerenza negli
affari del suo governo. A pesare evidentemente è il
fatto che l'appello è stato sottoscritto non solo dal gotha
della virologia dei paesi occidentali, ma anche dai
massimi rappresentanti di questa disciplina nei paesi
in via di sviluppo, e dai vertici della South African
Medical Association, oltre che dall'advisor scientifico di
Mbeki.
Il casus belli è scoppiato in occasione di un viaggio
ufficiale che il presidente sudafricano ha fatto in Gran
Bretagna e negli Stati Uniti
a maggio. In quell'occasione Clinton e Blair avevano
ricevuto una lettera di Mbeki in cui si sosteneva che la
politica occidentale sull'Aids non si poteva applicare al
suo paese, perché l'epidemia mostrava peculiarità che
richiedevano una "soluzione africana", oltre al fatto
che l'industria farmaceutica occidentale sembrava
preoccuparsi più di fare utili piuttosto che di
considerare i problemi economici dei paesi in via di
sviluppo. La lettera era riservata, ma seguendo i
sotterranei meandri della politica americana è finita in
prima pagina sul Washington Post che ne ha fatto un
caso mondiale.
Mbeki non è comunque nuovo a queste sortite: non più
di un anno fa aveva pubblicamente dichiarato che il
suo governo non aveva alcuna intenzione di utilizzare
l'Azt per curare le donne sieropositive incinte e quelle
che erano state contagiate a seguito di violenze
sessuali: il farmaco è tossico, ha ripetuto Mbeki in
diverse occasioni pubbliche, non c'è alcuna evidenza
della sua efficacia, l'unico risultato certo è che
impoverirebbe ulteriormente un paese già afflitto da
non pochi problemi economici. E' certamente
quest'ultima considerazione ad aver spinto Mbeki a
convocare l'eretico Duesberg che presiede un panel di
33 membri, cui spetta il compito di escogitare una
ricetta africana per l'Aids. C'è quindi da credere che la
realpolitik abbia giocato un grande ruolo nelle decisioni
del presidente sudafricano, più che improbabili
conversioni scientifiche dell'ultima ora, e bastano
alcune cifre per giustificare questa ricostruzione dei
fatti. Secondo
gli ultimi dati, diffusi a giugno dall'Agenzia delle Nazioni
Unite per l'Aids, il numero totale dei contagiati nel
mondo è di 34,3 milioni, ma 24,5 di questi sono dovuti
alla sola Africa subsahariana. E in questa regione i
dati più preoccupanti sono proprio quelli del Sud
Africa che ha 4,2 milioni di ammalati su una
popolazione che supera di poco i 39 milioni di abitanti,
oltre a 420.000 orfani sotto i 15 anni. I decessi a
causa di Aids sono stati nell'ultimo anno 250.000, ma
se le previsioni hanno un senso dovrebbero
raggiungere i 635.000 alla fine del decennio. Come
dire che l'Aids si appresta a diventare la principale
causa di morte fra la popolazione attiva. L'epidemia ha
quindi superato da tempo la massa critica e invertirne
l'andamento richiederebbe investimenti colossali: un
foglio economico sudafricano ha stimato che i governi
dell'Africa subsahariana dovrebbero spendere da 2 a 3
miliardi di dollari l'anno per sottoporre a terapia la
popolazione colpita. Il Sud Africa dovrebbe impiegare
a questo scopo l'intero budget per la sanità, anche se il
prezzo dei farmaci dovesse subire una ben più
drastica riduzione di quella annunciata dalle industrie
che li producono.
Come se non bastasse ci sono considerazioni anche
di sapore squisitamente politico: l'entusiasmo che ha
sostenuto la presidenza di Nelson Mandela ha lasciato
il posto agli annosi problemi che affliggono i paesi che
hanno voltato drasticamente pagina: il peso delle
componenti etniche diviene sempre più preponderante
nella politica sudafricana e i problemi di governabilità
del paese, nonché dell'ordine pubblico, sembrano
risentirne fortemente. Thabo Mbeki
ha lanciato la politica dell'African Renaissance, forse
proprio per dare orgoglio e legittimazione a queste
componenti sociali e non è certo a caso che per quello
che riguarda il suo paese abbia accostato la politica
occidentale in materia di Aids all'apartheid e che abbia
difeso le posizioni di Duesberg, che non godono di
alcuna credibilità, ricordando che anche Galileo Galilei
era finito sotto processo per tesi eretiche rispetto al
pensiero dominante del periodo. Il ruolo del biologo
californiano, dunque, sembrerebbe quello di dare una
veste scientifica alla "specificità" del problema, perché
si ritiene che non
vi sia altra strada praticabile. Nonostante la fiera
opposizione della classe medica sudafricana. |