RASSEGNA STAMPA

9 LUGLIO 2000
GIAN FRANCO BANGONE
Aids, l'eretico conquista l'Africa
Il presidente sudafricano Thabo Mbeki inaugurerà oggi a Durban la XIII Conferenza mondiale sull'Aids con un messaggio di saluto ai partecipanti. Ma è facile sospettare che il suo intervento non seguirà i dettami del protocollo. Thabo Mbeki, anche se non viene mai espressamente nominato, è infatti il destinatario di un duro documento, pubblicato giovedì da Nature, e sottoscritto da 5.000 ricercatori. L'appello, che passa sotto il nome di Durban Declaration - lo si può consultare in rete nel sito www.durbandeclaration.org - ribadisce lo stretto legame fra Hiv e Aids. Sin qui non ci sarebbe niente di particolare, se non fosse che Thabo Mbeki ha sposato le tesi dell'eretico Peter Duesberg che ancora oggi, a 17 anni dalla scoperta del virus, continua a sostenere che l'Hiv non ha nulla a che fare con la malattia che sta decimando la popolazione dell'Africa subsahariana.
Thabo Mbeki non ha affatto gradito la pubblicazione di questo documento su una delle più autorevoli riviste scientifiche e il suo ufficio stampa ha diramato due giorni fa una nota in cui lo definisce non solo un gesto di intolleranza, ma anche un'inaudita ingerenza negli affari del suo governo. A pesare evidentemente è il fatto che l'appello è stato sottoscritto non solo dal gotha della virologia dei paesi occidentali, ma anche dai massimi rappresentanti di questa disciplina nei paesi in via di sviluppo, e dai vertici della South African Medical Association, oltre che dall'advisor scientifico di Mbeki.
Il casus belli è scoppiato in occasione di un viaggio ufficiale che il presidente sudafricano ha fatto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti a maggio. In quell'occasione Clinton e Blair avevano ricevuto una lettera di Mbeki in cui si sosteneva che la politica occidentale sull'Aids non si poteva applicare al suo paese, perché l'epidemia mostrava peculiarità che richiedevano una "soluzione africana", oltre al fatto che l'industria farmaceutica occidentale sembrava preoccuparsi più di fare utili piuttosto che di considerare i problemi economici dei paesi in via di sviluppo. La lettera era riservata, ma seguendo i sotterranei meandri della politica americana è finita in prima pagina sul Washington Post che ne ha fatto un caso mondiale.
Mbeki non è comunque nuovo a queste sortite: non più di un anno fa aveva pubblicamente dichiarato che il suo governo non aveva alcuna intenzione di utilizzare l'Azt per curare le donne sieropositive incinte e quelle che erano state contagiate a seguito di violenze sessuali: il farmaco è tossico, ha ripetuto Mbeki in diverse occasioni pubbliche, non c'è alcuna evidenza della sua efficacia, l'unico risultato certo è che impoverirebbe ulteriormente un paese già afflitto da non pochi problemi economici. E' certamente quest'ultima considerazione ad aver spinto Mbeki a convocare l'eretico Duesberg che presiede un panel di 33 membri, cui spetta il compito di escogitare una ricetta africana per l'Aids. C'è quindi da credere che la realpolitik abbia giocato un grande ruolo nelle decisioni del presidente sudafricano, più che improbabili conversioni scientifiche dell'ultima ora, e bastano alcune cifre per giustificare questa ricostruzione dei fatti. Secondo gli ultimi dati, diffusi a giugno dall'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Aids, il numero totale dei contagiati nel mondo è di 34,3 milioni, ma 24,5 di questi sono dovuti alla sola Africa subsahariana. E in questa regione i dati più preoccupanti sono proprio quelli del Sud Africa che ha 4,2 milioni di ammalati su una popolazione che supera di poco i 39 milioni di abitanti, oltre a 420.000 orfani sotto i 15 anni. I decessi a causa di Aids sono stati nell'ultimo anno 250.000, ma se le previsioni hanno un senso dovrebbero raggiungere i 635.000 alla fine del decennio. Come dire che l'Aids si appresta a diventare la principale causa di morte fra la popolazione attiva. L'epidemia ha quindi superato da tempo la massa critica e invertirne l'andamento richiederebbe investimenti colossali: un foglio economico sudafricano ha stimato che i governi dell'Africa subsahariana dovrebbero spendere da 2 a 3 miliardi di dollari l'anno per sottoporre a terapia la popolazione colpita. Il Sud Africa dovrebbe impiegare a questo scopo l'intero budget per la sanità, anche se il prezzo dei farmaci dovesse subire una ben più drastica riduzione di quella annunciata dalle industrie che li producono.
Come se non bastasse ci sono considerazioni anche di sapore squisitamente politico: l'entusiasmo che ha sostenuto la presidenza di Nelson Mandela ha lasciato il posto agli annosi problemi che affliggono i paesi che hanno voltato drasticamente pagina: il peso delle componenti etniche diviene sempre più preponderante nella politica sudafricana e i problemi di governabilità del paese, nonché dell'ordine pubblico, sembrano risentirne fortemente. Thabo Mbeki ha lanciato la politica dell'African Renaissance, forse proprio per dare orgoglio e legittimazione a queste componenti sociali e non è certo a caso che per quello che riguarda il suo paese abbia accostato la politica occidentale in materia di Aids all'apartheid e che abbia difeso le posizioni di Duesberg, che non godono di alcuna credibilità, ricordando che anche Galileo Galilei era finito sotto processo per tesi eretiche rispetto al pensiero dominante del periodo. Il ruolo del biologo californiano, dunque, sembrerebbe quello di dare una veste scientifica alla "specificità" del problema, perché si ritiene che non vi sia altra strada praticabile. Nonostante la fiera opposizione della classe medica sudafricana.
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