WWW, è scoppiata la guerra dei mondi. E gli
alieni siamo noi| A Spoleto scienziati e filosofi discutono su
etica e conquiste tecnologiche. Scoprendo che l'uomo è
ancora impreparato |
| Il 30 ottobre 1938 la voce di Orson Welles annunciò alla radio
che i marziani erano sbarcati dalle parti del New Jersey e molti
americani la presero male: urla, panico, migliaia in fuga non si
sa bene dove. Senza sospettare che il futuro regista di Quarto
potere stesse in realtà leggendo La guerra dei mondi di H. G.
Wells. Ecco, davanti alle nuove frontiere della genetica o della net
economy, tutti quanti rischiamo di fare più o meno la stessa
figura. Ma all'orizzonte non ci sono per forza cloni, replicanti alla
Blade Runner o cibi mutanti. Così dice un grande scienziato come
il biologo Edoardo Boncinelli: "Certo, come sempre tutte le cose
possono essere viste come foriere di bene o male: ma è una
questione di controllo sociale, dipende da noi". Così ripete
Renato Soru, fondatore di Tiscali e "guru" italiano del
cyberspazio, che magari si preoccupa di applicazioni come i campi
elettrici ("Quando entro in albergo, stacco tutto: la tv in camera
non la voglio, e neanche il computer") ma esclama: "La genetica
è una manna dal cielo, Internet è una manna dal cielo!".
Non è certo un caso che la dodicesima edizione di
"Spoletoscienza", organizzata dalla Fondazione Sigma-Tau, si sia
aperta ieri con la voce di Wells a riverberare sotto le volte
trecentesche del teatro di San Nicolò. Il tema è tutto un
programma: "WWW, Welles War of the Worlds", appunto. Del
resto, se la guerra dei mondi esiste (tra vecchia e nuova economia,
pubblico e privato, scienza ed etica) gli alieni, sorpresa, siamo
noi. Divisi fra Faust e Frankenstein, "la voglia di trasformare e il
terrore di farlo", osserva il filosofo Sebastiano Maffettone. Che
tra l'ottimismo tecnologico e il millenarismo luddista suggerisce
un "Ethos della liberaldemocrazia", una discussione popperiana
che "non butti via il bambino con l'acqua sporca".
E' la responsabilità sociale della scienza che ricorda pure
Boncinelli: "Sono ottimista, non stupido. Non si può essere
faciloni sulle possibili conseguenze né strangolare la scienza:
l'unico sistema è il controllo sociale collettivo sulle applicazioni
della tecnologia. E cioè informazione". Di qui l'importanza della
Rete: "Stiamo assistendo alla creazione di un piano di realtà
nuova, come il passaggio dalla materia alla vita al pensiero:
l'informazione collettiva fruibile a livello planetario".
Soru parla di "sogno: "Internet è devastante in senso positivo, ha
stravolto pure i fondamenti fisici: non conta il tempo, da quanto
sei nel campo, ma la velocità a capire il nuovo; non conta lo
spazio, il "distretto", ma essere connesso in Rete; non conta il
capitale, ma i valori intangibili: l'uomo". E il controllo.
Del resto, le trasmissioni radio vennero interrotte pure
dall'annuncio che Pearl Harbour era stata distrutta dai giapponesi.
E molti americani, questa volta, non ci cascarono. Boncinelli
sorride: "Già. Il pericolo non è su Marte: gli alieni siamo davvero
noi". |