| I diritti degli omosessuali e i diritti di tutti |
Affidereste l'educazione dei vostri
figli a chi vive contro natura? Gli affidereste la vostra e la lora
esistenza? Senza nemmeno farvelo presentare per vedere se vi ispira
fiducia? Probabilmente l'avete fatto decine di volte. Il pilota
dell'aereo su cui ho appena viaggiato, per esempio, tanto naturale non
era. Passa un quarto del suo tempo a mille all'ora in un tubo di
metallo sospeso tra le nuvole. Non è il solo personaggio contro
natura. La maggior parte delle persone che conosco (me compreso)
fa cose del tutto innaturali: legge parole scritte centinaia di anni fa
da sconosciuti, parla in tempo reale a persone all'altro capo del
pianeta, sorpassa Tir, fa zapping alla televisione. Tempo sottratto alle
attività per cui l'evoluzione ci ha programmati così bene: raccogliere
bacche, copulare, raccogliere altre bacche, mangiare, dormire.
L'esempio è volutamente banale. Serve solo a mostrare che la nozione
di "natura" non può reggere da sola il carico morale che si legge nel
divieto di fare "cose contro natura". Per due ragioni. In primo luogo
perché è una nozione dai margini confusi e dalla geometria variabile.
I tentativi di circoscriverla hanno dato origine a miti grotteschi, come
quello del buon selvaggio che si anniderebbe in ciascuno di noi e che
lasciato a se stesso si scatenerebbe nel ciclo spensierato di raccolta
bacche, riproduzione e sonno. Per fortuna non esistono né sembrano
essere mai esistiti umani con queste prerogative: lo stato di natura è
una finzione culturale. In secondo luogo, anche se avessimo una
nozione chiara e magari scientificamente confermata di che cosa è
naturale e che cosa non lo è, potremmo veramente utilizzarla a fini
morali? E in che modo? Potremmo ad esempio censurare, condannare
o addirittura vietare i comportamenti che risultassero contro natura.
La tentazione di usare la natura come garanzia per la morale è forte:
la natura è inappellabile. E certo molte società, individui e religioni
hanno censurato, condannato se non vietato molti comportamenti
considerati non naturali. La sfera sessuale, dagli incerti confini (a
cavallo tra l'istinto e la cultura), è sempre stata un bersaglio
privilegiato. Certi Stati americani hanno bollato come illegali alcune
posizioni dell'amore eterosessuale. Le culture del mondo hanno
rapporti più o meno distesi con l'amore omosessuale. Tutto dipende
da quanto circoscritto è il concetto di natura cui si fa ricorso di volta
in volta. Se la nozione di natura è "larga", l'omosessualità è del tutto
naturale. Ma se si invoca una naturalità "ristretta" si rischia di dover
condannare e vietare anche l'uso dell'auto e dell'aereo, il mandare i
propri figli a scuola e forse anche il mantenersi fedeli al proprio
partner.
Quanto la questione sia complessa
viene mostrato dalle discussioni sull'ipotesi che l'omosessualità abbia
una componente genetica. Se si rivelasse vero che una certa
percentuale della popolazione umana ha predisposizioni omosessuali
iscritte nei propri geni, che conclusioni potremmo trarne? I più
tolleranti osserverebbero che questo fatto conferisce un aspetto più
naturale all'omosessualità. Alcuni vi vedranno invece una patologia
(una "devianza") che rende l'omosessuale un paziente da compatire e
forse da assistere. Questa medicalizzazione delle scelte sessuali non
regge a un serio scrutinio. Non ci sono ragioni mediche per
difenderla, come non ci sono ragioni mediche per "curare" le persone
con gli occhi azzurri (un carattere recessivo). Se la natura non ci
aiuta, le uniche ragioni per cercare di "circoscrivere" l'omosessualità
sono culturali. Vediamone alcune.
Un
approccio normativo confuso alla sfera sessuale prende il volo da
considerazioni su ciò che è bene e ciò che è male per la società. (Di
passaggio: capita spesso che gli argomenti naturalisti e quelli sociali
vengano offerti in tandem persino da chi sostiene che la società si
oppone alla natura! Malafede e coerenza non sono necessariamente
in buoni rapporti.) In che cosa consiste questo approccio? Vien detto
che "la coppia eterosessuale è il fondamento della società umana",
ovvero che, in soldoni, "la società non potrebbe perpetuarsi se tutti
fossero omosessuali". Sarà vero? A rigor di logica, una società di
donne omosessuali che procrea in modo assistito e di uomini
omosessuali che adotta una parte dei pargoli così procreati è del tutto
possibile. Ma non è questo il punto. Anche se per ipotesi la società
traesse un qualche innegabile vantaggio dalla presenza di una
percentuale elevata di coppie eterosessuali, in che modo si potrebbe
convertire questo fatto in una norma? Per poter avere valore le
norme devono anche essere ragionevolmente implementabili. Si
dovrebbero dunque convincere (incoraggiare, obbligare) le coppie
omosessuali esistenti a sciogliersi e rifondare coppie eterosessuali?
| INCENTIVI e disincentivi. |
La via blanda seguita da molte società è
finora consistita nell'offrire incentivi alle sole coppie eterosessuali:
automaticamente questo dovrebbe produrre un disincentivo alla
coppia omosessuale. Ma non è affatto chiara la logica di questo
programma. Forse (se non si tratta semplicemente di una punizione
morale senza alcun valore di deterrenza) si spera che una persona,
attratta dai benefici che lo stato offre alla famiglia eterosessuale,
abbandoni o reprima la propria omosessualità e si convinca a
sposarsi e magari a procreare? La conseguenza più ovvia è invece che
molte persone finiscono con il subire, per il semplice fatto di essere
omosessuali, una discriminazione sociale. Questo ha un assai dubbio
valore morale. Si noti che questa discriminazione si applica anche
alle coppie caste, o alle convivenze tra amici senza alcuno sfondo
sessuale. Claudio Magris in un articolo divertente sul Corriere della
Sera di qualche mese fa aveva ironizzato sull'ossessione che porta a
vedere in ogni convivenza, compresa quella breve dei viaggi d'affari,
un fine sessuale.
Se non è natura e non è società,
sarà forse una questione di morale? Il problema è che la morale si
declina in molti modi - ogni individuo sembra avere la sua. Ed è
difficile mettere tutti d'accordo. Problema complicato in Italia
dall'autoproclamata autorità morale della Chiesa, che offrirebbe un
punto di vista superiore sulle questioni morali. Ulteriormente
complicato dal fatto che la Chiesa non offre particolari aperture
verso il mondo omosessuale - senza validi argomenti, a mia
conoscenza.
| CHIESA , autorità morale e società. |
La posizione della
Chiesa Cattolica è assai delicata ed è difficile non percepirla come
tale. Da un lato la Chiesa asserisce che la famiglia (orientata alla
riproduzione) è il fondamento della società - escludendo
automaticamente dalla sfera sociale tutti coloro che una famiglia non
l'hanno, o non vogliono averla. D'altro lato richiede agli ecclesiastici
di non formare famiglie. Si tratta sicuramente di una svista logica: le
ragioni addotte per criticare le scelte omosessuali sono esattamente quelle
che si possono addurre contro il celibato. Bisogna scegliere, ma non
basta. I due precetti presi insieme implicano che gli ecclesiastici non
fanno parte della società. L'incoerenza, o nella migliore delle ipotesi
l'autoesclusione sociale, rendono difficile riconoscere alla Chiesa una
qualsiasi autorità morale sulle questioni sessuali.
Ma in che modo si può mai venir urtati alla vista di qualcuno che ha
preferenze sessuali diverse dalle proprie? Difficile capirlo. Le
preferenze sessuali dei mariti sono diverse da quelle delle loro mogli
- ai primi piace l'eterno femminino, alle seconde il profilo virile
(scusate le categorie un po' grossolane). Nessuno è urtato da queste
differenze, anzi molti le trovano del tutto auspicabili.
| LO SCARTO tra
il paese e la sua classe politica. |
In fondo le cose che ho scritto qui
sopra mi sembrano di poco momento. A malapena usciamo dal buon
senso. Un buon senso che mi è parso di ritrovare in molte discussioni
con amici di destra e di sinistra, religiosi e atei, omosessuali ed
eterosessuali. Quello che stupisce è come molti esponenti della classe
politica prendano posizioni che sono nettamente meno misurate e
tolleranti di quelle dei loro elettori.
| "PURTROPPO c'è la
Costituzione". |
La frase imperitura pronunciata dal Presidente del
Consiglio era in realtà una sfumata ironia (così ha dichiarato in
seguito Amato). Ironia o gaffe, è sicuramente un titolo azzecato per
un manuale di educazione civica. Altri libri istruttivi potrebbero
recare titoli simili: "Purtroppo ci sono le leggi", "Purtroppo c'è il
Codice della Strada", "Purtroppo c'è la buona educazione",
"Purtroppo c'è la logica". "Purtroppo" è la parola che si dovrebbe
sbandierare ogniqualvolta qualcuno cercasse di imporre il proprio
punto di vista al suo prossimo con armi o atteggiamenti che mostrano
come il prossimo in questione sia ritenuto incapace di pensiero e
scelte autonome. Purtroppo c'è quel meraviglioso intreccio di
convenzioni e regole che proteggono la libertà di ciascuno. Più che
astratti principi legati a un'inesistente natura o a sciocchi precetti
nati dalle antipatie per una sessualità che non si condivide, questo
intreccio costituisce il tessuto stesso della società e della cultura.
Dato che le scelte sessuali sono cosa privata, la
battaglia per una tranquilla integrazione degli omosessuali nel
tessuto sociale è in realtà una battaglia per i diritti di tutti ad avere
gusti e preferenze e a fare scelte che nessuna autoproclamata autorità
possa sindacare. È una battaglia esemplare, che riguarda veramente
tutti: omosessuali, eterosessuali, bisessuali, e persone votate alla
castità. |