Internet, capitalismo e futuroCosì nasce il proletario high tech Il libro di Carlo Formenti, "Incantati dalla rete", per documentarsi sulle teorie della new economy Una mutazione antropologica, un'evoluzione dell'immaginario che genera conflitti sociali tutti da capire |
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| Carlo Formenti, "Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitto nell'epoca di Internet", Raffaello Cortina Editore, pagine 302, lire 38000 | Sembra difficile continuare a sostenere che i mutamenti dell'economia, della struttura sociale, del
regime dell'immaginario connessi con lo sviluppo tecnico degli ultimi 25/30 anni del XX secolo, rappresentino uno dei tanti cicli dello sviluppo capitalistico, governabile (o ingovernabile), come i precedenti, con gli strumenti tradizionali opportunamente ritoccati e sottoposti a cosmesi. Può darsi che abbiano ragione i tardi cantori della razionalità, e che il termine dì "mutazione antropologica" con il quale talvolta abbiamo descritto l'insieme di questi processi sia eccessivo: ma la sostanza non cambia, e ogni giorno che passa ci pone sotto gli occhi nuove prove che stiamo vivendo una discontinuità radicale della cultura e della civiltà occidentali. Per chi, come me, ne è convinto da tempo, il libro di Carlo Formenti giunge particolarmente benvenuto, e non perché ribadisca questa tesi, ma perché la sostiene con una chiarezza inusuale e con un'ampiezza di riferimenti e di informazioni che ne fa una strumento prezioso per tutti coloro che cerchino di orientarsi nel dibattito su Internet, new media, sulla fase postfordista del capitalismo. In effetti "Incantati dalla rete" rappresenta una delle rassegne più complete che ci siano sulle teorie e le interpretazioni dei mutamenti della società, dell'economia, dell'immaginario nell'era delle reti telematiche dal punto di vista, naturalmente, di chi considera le trasformazioni dell'immaginario inscindibili dal conflitto sociale. Dopo una prima parte dedicata all'esame degli immaginari della "grande mutazione", nella seconda sezione del libro Formenti affronta di petto le due questioni centrali che riguardano le caratteristiche e il futuro del conflitto sociale.
Primo: c'è qualcosa che "resta fuori" dal processo di sussunzione capitalistica enormemente ampliato dalle reti digitali? In altre parole, all'appropriazione da parte del capitale della comunicazione sociale che circola in rete corrisponde davvero, come sostengono i teorici della new economy, un soddisfacimento illimitato dei bisogni sociali? E' evidente che, se la risposta a questa domanda è affermativa, ogni possibilità di progetto sociale alternativo viene meno: il capitalismo avrebbe vinto a livello mondiale non solo nell'immediato (il che è pacifico), ma, per così dire, "per sempre". Ma è molto dubbio che la risposta possa essere affermativa: è la stessa new economy che appare strutturalmente incapace di affrontare il nodo di una radicale ridistribuzione della ricchezza creata dall'intelligenza sociale, una ridistribuzione che appare tanto più urgente quanto più il tradizionale metro di distribuzione del reddito, cioè il lavoro, viene irreversibilmente rarefatto (e al limite abolito) proprio dalle nuove caratteristiche della produzione e della distribuzione nell'era di Internet. E una conferma di ciò sembra la comparsa, per la prima volta dopo le sconfitte degli anni Settanta, di un movimento contro la globalizzazione, manifestatosi l'anno scorso alla riunione del Wto a Seattle e quest'anno al Tebio di Genova.
Proprio l'analisi di questo composito movimento porta dritto alla seconda domanda: esiste oggi un nuovo soggetto antagonista capace di svolgere un ruolo d'avanguardia, oppure il compito di indicare e costruire una mondializzazione diversa deve essere lasciato al coacervo delle differenze che si sono manifestate a Seattle e a Genova (sindacati, contadini, ecologisti?).L'anticapitalismo della nuova fase mondiale sarà la lotta del proletariato high tech, del "cognitariato" (per usare il neologismo di Bifo), o sarà la rivolta dei corpi? Sulla scorta dell'ultimo Hakim Bey, la preferenza di Formenti sembra andare alla seconda ipotesi. Si potrebbe forse sostenere che esse non sono poi così contraddittorie. Comunque: hic Rhodus, hic salta. Che lo vogliano o no, queste sono le questioni che decideranno del nostro futuro nei prossimi anni. |