Jakob Boehme, il teosofo di
Silesius| Per la prima volta una monografia dedicata al
pensatore del '600 perseguitato dai luterani |
| Questa che presentiamo è la prima monografia vera e propria in
lingua italiana su quella figura enigmatica, complessa e per molti
affascinante che fu Jakob Boehme, il "ciabattino di Goerlitz", che,
nella Slesia luterana del primo '600, sviluppò un pensiero
estremamente complesso, dai tratti esoterici, sostenuto da una
profonda esperienza religiosa. Perseguitato dall'autorità
ecclesiastica del suo paese, ma seguito da un gruppo di devoti
amici che tramanderanno la sua opera fino ai nostri giorni,
Boehme vide altresì riconosciuta la sua potenza speculativa da
grandi del pensiero come Schelling ed Hegel, fino a ispirare la
filosofia religiosa russa del Novecento - Solovev e Berdiaev
innanzitutto.
Diciamo innanzitutto che all'Autore di questa monografia,
docente all'Università del Piemonte Orientale e che già aveva
curato l'edizione italiana delle Questioni teosofiche di Boehme, va
il merito di tentare una presentazione sintetica di un pensiero che
per sua intima natura ripugna alla sintesi, ricco com'è di continui
rimandi, di un simbolismo infinitamente complesso, di allusioni e
profezie difficili da decifrare. Pur con questi limiti oggettivi, il
libro riesce comunque a dare al lettore un quadro per quanto
possibile chiaro del pensiero di Boehme, ed anche -cosa niente
affatto secondaria- dell'ambiente storico in cui si mosse, delle
fonti che utilizzò e dell'eredità che ha lasciato.
L'interpretazione che Cuniberto dà del philosophus teutonicus è
quella di un rappresentante della "via iniziatica" al cristianesimo,
una modalità religiosa da distinguersi accuratamente dalla via
mistica o contemplativa. Siamo d'accordo con questa
interpretazione, ma non perché sia la presenza di contenuti
visionari a caratterizzare la tradizione mistica, come invece
l'Autore afferma (p. 36). Il motivo vero è, come sostiene Antoine
Faivre (cit. p. 50), che il mistico, o contemplativo, pretende di
abolire le immagini, mentre per Boehme e per i teosofi in generale
l'immagine è, al contrario, un compimento. Questa è anche la
profonda discriminante tra Boehme stesso e la mistica tedesca dei
secoli precedenti, dalla quale ha pur ripreso l'idea essenziale:
quella della nascita del Cristo in noi. Dalla mistica poi, dobbiamo
notarlo, Boehme si discosta radicalmente perché la sua teosofia è
essenzialmente una lettura esoterica della Bibbia.
Non meraviglia che l'opera del ciabattino di Goerlitz abbia trovato
la sua prevalente fortuna in ambito massonico, fin dal sorgere
delle prime Logge, che si nutrirono subito della sua teosofia, e poi
nel Settecento e nell'Ottocento. Non meraviglia neppure che egli
abbia trovato accoglienza in certo esoterismo nazista.
Ci piace perciò concludere ricordando quello che di Boehme ebbe
a scrivere Angelus Silesius, il grande poeta mistico suo
conterraneo, che ne conobbe bene l'opera: "Che io abbia letto
alcuni scritti di Jakob Boehme, visto che in Olanda capita che
giunga sotto le mani di tutto, è vero, e ne ringrazio Dio. Infatti
essi sono stati grandemente causa del mio giungere alla
conoscenza della verità". Qui Silesius, ormai diventato cattolico,
polemizza con quei luterani che hanno vergognosamente
perseguitato Boehme e ne difende la cristiana memoria, ma,
insieme, giunto alla chiarezza del Logos, prende le distanze
dall'oscurità della teosofia |