RASSEGNA STAMPA

24 GIUGNO 2000
MARCO VANNINI
Jakob Boehme, il teosofo di Silesius
Per la prima volta una monografia dedicata al pensatore del '600 perseguitato dai luterani
Flavio Cuniberto, "Jakob Boehme", Morcelliana, Pagine 320. Lire 35.000
Questa che presentiamo è la prima monografia vera e propria in lingua italiana su quella figura enigmatica, complessa e per molti affascinante che fu Jakob Boehme, il "ciabattino di Goerlitz", che, nella Slesia luterana del primo '600, sviluppò un pensiero estremamente complesso, dai tratti esoterici, sostenuto da una profonda esperienza religiosa. Perseguitato dall'autorità ecclesiastica del suo paese, ma seguito da un gruppo di devoti amici che tramanderanno la sua opera fino ai nostri giorni, Boehme vide altresì riconosciuta la sua potenza speculativa da grandi del pensiero come Schelling ed Hegel, fino a ispirare la filosofia religiosa russa del Novecento - Solovev e Berdiaev innanzitutto. Diciamo innanzitutto che all'Autore di questa monografia, docente all'Università del Piemonte Orientale e che già aveva curato l'edizione italiana delle Questioni teosofiche di Boehme, va il merito di tentare una presentazione sintetica di un pensiero che per sua intima natura ripugna alla sintesi, ricco com'è di continui rimandi, di un simbolismo infinitamente complesso, di allusioni e profezie difficili da decifrare. Pur con questi limiti oggettivi, il libro riesce comunque a dare al lettore un quadro per quanto possibile chiaro del pensiero di Boehme, ed anche -cosa niente affatto secondaria- dell'ambiente storico in cui si mosse, delle fonti che utilizzò e dell'eredità che ha lasciato. L'interpretazione che Cuniberto dà del philosophus teutonicus è quella di un rappresentante della "via iniziatica" al cristianesimo, una modalità religiosa da distinguersi accuratamente dalla via mistica o contemplativa. Siamo d'accordo con questa interpretazione, ma non perché sia la presenza di contenuti visionari a caratterizzare la tradizione mistica, come invece l'Autore afferma (p. 36). Il motivo vero è, come sostiene Antoine Faivre (cit. p. 50), che il mistico, o contemplativo, pretende di abolire le immagini, mentre per Boehme e per i teosofi in generale l'immagine è, al contrario, un compimento. Questa è anche la profonda discriminante tra Boehme stesso e la mistica tedesca dei secoli precedenti, dalla quale ha pur ripreso l'idea essenziale: quella della nascita del Cristo in noi. Dalla mistica poi, dobbiamo notarlo, Boehme si discosta radicalmente perché la sua teosofia è essenzialmente una lettura esoterica della Bibbia. Non meraviglia che l'opera del ciabattino di Goerlitz abbia trovato la sua prevalente fortuna in ambito massonico, fin dal sorgere delle prime Logge, che si nutrirono subito della sua teosofia, e poi nel Settecento e nell'Ottocento. Non meraviglia neppure che egli abbia trovato accoglienza in certo esoterismo nazista. Ci piace perciò concludere ricordando quello che di Boehme ebbe a scrivere Angelus Silesius, il grande poeta mistico suo conterraneo, che ne conobbe bene l'opera: "Che io abbia letto alcuni scritti di Jakob Boehme, visto che in Olanda capita che giunga sotto le mani di tutto, è vero, e ne ringrazio Dio. Infatti essi sono stati grandemente causa del mio giungere alla conoscenza della verità". Qui Silesius, ormai diventato cattolico, polemizza con quei luterani che hanno vergognosamente perseguitato Boehme e ne difende la cristiana memoria, ma, insieme, giunto alla chiarezza del Logos, prende le distanze dall'oscurità della teosofia
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Storia della filosofia