RASSEGNA STAMPA

24 GIUGNO 2000
MAURIZIO SCHOEPFLIN
La fede e la ragione dopo Schopenhauer
Con il titolo "O si pensa o si crede" è da poco stata mandata in libreria un'antologia di testi di Arthur Schopenhauer, la quale, proprio fin dal titolo, non lascia adito a dubbi circa l'assunto di fondo che sta alla sua base e ne costituisce il motivo dominante: il volume schopenhaueriano ripropone in definitiva e per l'ennesima volta una vecchia convinzione che molta fortuna ha avuto lungo la storia della filosofica occidentale, quella, cioè, secondo la quale l'esercizio della ragione è del tutto incompatibile con la professione di una fede religiosa, essendo questa soltanto un insieme di superstizioni, illusioni e insensatezze. Dinanzi a tale accusa, i cristiani, da sempre, hanno levato alta la loro voce, dando origine e sviluppo a un'importante tradizione speculativa a cui appartiene a buon diritto il recente libro curato da Giorgio Sgubbi e Piero Coda.
Il risveglio della ragione eloquentemente sottotitolato Proposte per un pensiero credente, nel quale sono raccolti i contributi di un convegno svoltosi a Bologna presso l'Istituto "Veritatis Splendor" nel giugno dell'anno scorso, sulla scia della pubblicazione dell'enciclica "Fides et ratio", autentico punto di svolta nel dibattito intorno alla complessa questione del rapporto tra ragione e fede. È sicuramente interessante - e non a caso i curatori del libro lo sottolineano - che sia "proprio una cultura d'ispirazione cristiana, presuntivamente più incline a mettere in guardia contro la ragione che non ad esaltarla, a farsi paladina del risveglio della ragione": in particolare nell'odierno contesto culturale caratterizzato da un clima di sfiducia nella razionalità umana. eppure, se si considera con attenzione il cuore stesso del messaggio papale contenuto nella "Fides et ratio", non sorprende che oggi tocchi ai cristiani l'onore e l'onere di fare una riflessione coraggiosa sulla ragione e le sue possibilità, fino a giungere a formulare la proposta di un pensiero credente, ovvero, come ricordano Sgubbi e Coda, "il pensiero della persona che riceve per grazia e responsabilmente assume il "pensiero di Cristo" (1 Cor. 2, 16)". Si tratta - sostengono ancora i due curatori del libro - di un pensiero che accoglie la rivelazione, senza per questo chiudersi di fronte a ogni altra positiva sollecitazione. Gli autori dei vari interventi (Staglianò, Strumia, Possenti, Scola, Botturi, Ghisalberti, Sgubbi, Corsi) delineano un panorama assai stimolante e si impegnano ad accogliere l'invito di Giovanni Paolo II a penetrare il significato dell'abisso dell'amore di Cristo anche intellettualmente, prestando attenzione alle implicazioni filosofiche della Parola di Dio e facendo emergere lo spessore speculativo e pratico della scienza teologica.
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