Con il titolo "O si pensa o si crede" è da poco stata mandata in
libreria un'antologia di testi di Arthur Schopenhauer, la quale,
proprio fin dal titolo, non lascia adito a dubbi circa l'assunto di
fondo che sta alla sua base e ne costituisce il motivo dominante:
il volume schopenhaueriano ripropone in definitiva e per
l'ennesima volta una vecchia convinzione che molta fortuna ha
avuto lungo la storia della filosofica occidentale, quella, cioè,
secondo la quale l'esercizio della ragione è del tutto
incompatibile con la professione di una fede religiosa, essendo
questa soltanto un insieme di superstizioni, illusioni e
insensatezze. Dinanzi a tale accusa, i cristiani, da sempre,
hanno levato alta la loro voce, dando origine e sviluppo a
un'importante tradizione speculativa a cui appartiene a buon
diritto il recente libro curato da Giorgio Sgubbi e Piero Coda.
Il risveglio della ragione eloquentemente sottotitolato Proposte
per un pensiero credente, nel quale sono raccolti i contributi di
un convegno svoltosi a Bologna presso l'Istituto "Veritatis
Splendor" nel giugno dell'anno scorso, sulla scia della
pubblicazione dell'enciclica "Fides et ratio", autentico punto di
svolta nel dibattito intorno alla complessa questione del
rapporto tra ragione e fede. È sicuramente interessante - e non a
caso i curatori del libro lo sottolineano - che sia "proprio una
cultura d'ispirazione cristiana, presuntivamente più incline a
mettere in guardia contro la ragione che non ad esaltarla, a
farsi paladina del risveglio della ragione": in particolare
nell'odierno contesto culturale caratterizzato da un clima di
sfiducia nella razionalità umana. eppure, se si considera con
attenzione il cuore stesso del messaggio papale contenuto nella
"Fides et ratio", non sorprende che oggi tocchi ai cristiani
l'onore e l'onere di fare una riflessione coraggiosa sulla
ragione e le sue possibilità, fino a giungere a formulare la
proposta di un pensiero credente, ovvero, come ricordano
Sgubbi e Coda, "il pensiero della persona che riceve per grazia
e responsabilmente assume il "pensiero di Cristo" (1 Cor. 2,
16)". Si tratta - sostengono ancora i due curatori del libro - di
un pensiero che accoglie la rivelazione, senza per questo
chiudersi di fronte a ogni altra positiva sollecitazione. Gli
autori dei vari interventi (Staglianò, Strumia, Possenti, Scola,
Botturi, Ghisalberti, Sgubbi, Corsi) delineano un panorama
assai stimolante e si impegnano ad accogliere l'invito di
Giovanni Paolo II a penetrare il significato dell'abisso
dell'amore di Cristo anche intellettualmente, prestando
attenzione alle implicazioni filosofiche della Parola di Dio e
facendo emergere lo spessore speculativo e pratico della scienza
teologica. |