RASSEGNA STAMPA

22 GIUGNO 2000
RENZO CASSIGOLI
L'eutanasia e il nazismo
Un libro di Alice Ricciardi Von Platen
Nel 1946 la dottoressa Alice Ricciardi Von Platen, allora poco più che trentenne, partecipò come osservatrice alla commissione di medici istituita dal tribunale americano di Norimberga per il processo a 23 medici tedeschi accusati di crimini contro l'umanità. "Fummo incaricati di osservare e riferire i fatti senza commenti o giudizi: solo i nudi fatti. E così facemmo. Ma quando furono pubblicati, i testi sono improvvisamente spariti. Forse la nostra oggettiva documentazione aveva tanto scioccato o, forse, aveva anche provocato tanta vergogna, che furono fatti sparire. Quando, però, il documento finalmente uscì nel 1961 ebbe un grande successo". Alice Ricciardi Von Platen ha presentato a Firenze "Il nazismo e l'eutanasia dei malati di mente" (Le Lettere edizioni), giunto alla seconda edizione. Fondatrice di istituzioni per la formazione di gruppo-analisi in Germania, Ucraina e Italia, da anni la dottoressa Ricciardi Von Platen lavora a Roma e a Cortona come psicoterapeuta individuale e di gruppo. Il suo libro non è solo una preziosa testimonianza storica ma ci offre una lezione di grande attualità. L'assassinio di 70 mila malati di mente su una popolazione di 70 milioni di abitanti, scrive la dottoressa Von Platen nel libro, "dimostra che una volta intrapresa la strada dell'annientamento delle cosiddette "vite indegne" non ci sono più limiti. E breve sarà poi il passo verso Auschwitz". Gli orrori del nazismo ci fanno però anche riflettere su temi che oggi tornano a mordere la nostra coscienza: dalla pulizia etnica ai rigurgiti xenofobi per i diversi, gli immigrati, i poveri che bussano alle porte del nostro mondo opulento, alle manipolazioni genetiche che offrono a chi ha denaro figli di una razza superiore. "Quel processo, racconta la dottoressa Von Platen, si concluse con sette condanne a morte, altri furono condannati alla prigione, qualcuno andò assolto. Molti dei medici che burocraticamente si occupava della eutanasia erano molto mediocri. I migliori o erano casi patologici o non hanno accettato o si sono ritirati. Il responsabile della commissione eutanasia, Karl Brandt, medico, ad esempio, non ebbe alcun ripensamento. In una intervista prima della morte disse: "Non mi sento colpevole. Era una scelta giusta. Avrei agito allo stesso modo anche conoscendo le conseguenze". Le teorie del revisioniamo storico, alla Irving, quando non arrivano a mettere in dubbio la Shoah, sostengono che Hitler non avesse firmato un ordine scritto. Una teoria sconfessata, almeno in questo caso, dal libro della dottoressa Von Platen che riporta un documento firmato di pugno da Hitler che autorizza l'uccisione dei malati di mente. Ma nel libro si afferma anche che bastava l'opinione espressa dal Führer durante una semplice conversazione perché si trasformasse in un ordine da eseguire ferocemente. "E' vero soggiunge l'autrice - si è verificato qualcosa di molto strano: alcuni si ritirarono non per ragioni di coscienza ma perché non c'era una legge, per altri, invece la volontà del Führer era sufficiente. Valga per tutte la risposta di Goering ai giudici di Norimberga: "La mia coscienza era Adolf Hitler". Una conferma terribile dell'abisso che da sempre separa le leggi dalla giustizia: quello spazio di libertà che consente alla coscienza di dire 'no'. Ma la coscienza individuale non esisteva sotto il nazismo. Non esisteva la possibilità, ma nemmeno la volontà di dire "no" dal momento in cui la dottrina e la volontà Hitler si era fatta coscienza collettiva. E questo non era più tema di riflessione filosofica o di educazione scolastica, ma di educazione umana. La stessa schizofrenia dei medici nei campi di concentramento. L'ospedale del campo era perfetto anche per curare, poi si praticavano gli esperimenti più atroci e accanto c'erano le camere a gas. Bisogna riflettere su ciò che è accaduto perché la storia può anche ripetersi, magari non allo stesso modo. Continua l'autrice: "Mi è stato chiesto quali effetti spero dal mio libro. I documenti esistono e devono essere conosciuti. Io spero facciano riflettere".
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