RASSEGNA STAMPA

18 GIUGNO 2000
SEBASTIANO MAFFETTONE
Italiani, studiate Hume
Mentre una parte del sedicente dibattito filosofico italiano continua a interrogarsi sull'esistenza di Dio e il futuro della Sinistra, un'altra fortunatamente si impegna a discutere questioni più terrene e teoricamente affrontabili. Mi riferisco, in particolare, a tre convegni di studi, l'uno da poco svoltosi (25-27 maggio) a Milano presso lo Iulm e intitolato a "Passioni, morale e politica nell'Illuminismo britannico", l'altro appena conclusosi (31 rnaggio-1 giugno) a Roma presso la sede di villa Mirafiori dell'Università "la Sapienza", dedicato a "Humean Readings", cioè "letture humeane", e il terzo e ultimo imminente a Ferrara, dedicato al padre del panteismo moderno John Toland ("John Toland e il destino della Gran Bretagna del '700", 22-23 giugno).Questi austeri impegni, promossi tutti dal gruppo di ricerca nazionale sull'Illuminismo britannico, vedono anche la partecipazione di illustri studiosi stranieri (per maggiore informazione vedi il sito www.filosofia.unibe.it/briten/).Soprattutto, adoperano un metodo che, si può supporre, sarebbe assai piaciuto ai grandi illuministi britannici. Come è noto, il più illustre di questi, sarebbe a dire proprio David Hume, amava distinguere fermamente tra proposizioni che stabilivano "relazioni di idee" e proposizioni che riportavano "questioni di fatto e reale esistenza". Da questa premessa, deriva una sobrietà tutta empiristica, che questi convegni riproducono, insistendo il primo, quello milanese, sulle pubblicazioni ispirate all'Illuminismo britannico (a cominciare da quelle dell'editore francese Jean-Píerre Jackson, che le sta imponendo come temi di attualità contro il pregiudizio), Proponendo il secondo un'interpretazione di Hume strettamente legata a testi determinati, cercando di chiarire il terzo il senso dell'opera dell'autore del Pantheisticon, una sorta di moderno continuatore (morì nel 1721) di Lucrezio e Giordano Bruno.
Spesso, lamentiamo, in Italia, lo scarso legame della nostra cultura con la scienza, nonché la superficialità e l'irrazionalità di troppi dibattiti pubblici. Non oso dire che lo studio dell'Illuminismo britannico costituisca una panacea per questi mali endemici. Ma sono assai convinto che diffondere la mentalità e la teoria di questi studiosi lontani nel tempo ma ancora attuali, a cominciare da quel pensatore filosofico straordinario che è Hume, servirebbe assai a contribuire a rendere il nostro Paese ideologicamente più sano. Dopotutto, una concezione liberale dell'esistenza, che alcuni di noi auspicano, è di certo in rapporto con le ragioni dell'empirismo. E proprio per questo che è lecito credere, con Quine, che il problema humeano sia almeno in parte il problema umano.
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