| CARA UNITA', L'"ETEROLOGA" UN ERRORE | Cara Unità, qualcuno definisce "integralismo reazionario" l'opporsi ad una legge che consente la fecondazione assistita eterologa con "materiale" proveniente da un donatore esterno alla coppia. Sicuramente chi utilizzerà tale sistema (se la legge supererà l'esame delle Camere) saranno le coppie che non possono avere figli ma lo desiderano. Ma i "desideri" possono essere "diritti"? Esiste un "diritto" ad avere dei figli ad ogni costo? Mi chiedo: quale cultura, quale visione della vita e della società si delinea dietro leggi di questo tipo? Essere "felici" è un diritto da conseguire a prescindere da certi effetti? Sicuramente il figlio che nasce con il sistema della fecondazione assistita eterologa non è geneticamente il prodotto della coppia: tale creatura sarà in parte geneticamente figlio di uno dei due "genitori", ma in parte sarà geneticamente figlio del donatore. Questo fatto viene ritenuto trascurabile, tanto più che un figlio adottato non è geneticamente figlio dei genitori adottivi. Ma in questo caso l'atto di amore di voler provvedere ad un bimbo orfano può giustificare l'adozione: il bimbo adottato esiste già e si cerca, con l'adozione, di provvedere a lui. Il punto è: può la natura, ovvero possono le leggi di natura, essere violate, aggirate, manipolate, eluse, con la disinvoltura di chi pensa che tutto ciò che è fattibile deve essere fatto? Una certa cultura pensa che l'individuo non sia altro che il prodotto della società, della cultura, dell'ambiente, dell'educazione. Al di fuori di questo contesto l'individuo sarebbe null'altro che un ammasso di molecole altamente organizzate. E proprio l'idea della vita e del suo significato che perde il suo vero contenuto.
C'è troppa disinvoltura in questa cultura che pensa alla natura come elemento manipolabile a piacere e trascura o condanna ogni idea non materialista. L'uomo non è ciò che mangia, non è una macchina complessa, non è il prodotto della società o della cultura o della storia in cui si trova "casualmente' a vivere: è anche questo ma non solo questo.
Non c'è bisogno di essere cattolici per opporsi ad una certa visione, ma sicuramente i non materialisti, se è lecito esserlo, non possono rassegnarsi al trionfo ineluttabile di una presunta modernità sinonimo di nichilismo, a volte mascherato da buoni propositi che nulla hanno a che fare con l'etica. Quale etica? La verità è che siamo immersi in un relativismo, anche morale, che rende possibile tutto. Tutto è possibile perché, in realtà, non si crede a nulla se non all'evidenza: e la suprema evidenza è che tutto può essere trasformato, modificato, creato, distrutto perché nulla ha senso. Il senso, si pensa, viene creato di volta in volta, a piacere, come mera consolazione esistenziale.
Anche la morale è solo un'invenzione dell'uomo e, come tale, può essere modificata a seconda delle circostanze storiche, culturali, o magari in funzione dei rapporti di forza nella società.
Questo relativismo materialista non guarda più ad un punto fisso ma solo al proprio ombelico. Tale cultura, quando fa appello a certi valori, è solo ipocrita. Usa i valori come un "mezzo" per gestire la società. E lo "scopo" quale sarebbe? Non escludo che tale cultura sia vincente. Ma ciò non toglie che tale cultura è la suprema follia.
Ma qui il discorso, che entra nelle radici dell'esistenza non può che fermarsi. Resta il fatto che l'integralismo reazionario (infelice espressione) non è altro che una diversa visione dell'uomo, della vita, del mondo, della società e del senso da dare a tutto questo. |