RASSEGNA STAMPA

15 GIUGNO 2000
editoriale
E Dio ha fatto boom
La rivista "MicroMega" dedicata alla religione ha venduto 75 mila copie
Cosa c'è dietro le ragioni del successo
Pubblichiamo un dialogo fra Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega, e Giandomenico Mucci, gesuita e redattore della rivista Civiltà Cattolica. Il confronto verte sui temi affrontati nell'ultimo numero di MicroMega, intitolato Dio esiste?
Paolo Flores d'Arcais
. Chi davvero non crede, come me, è in realtà stupito che qualcuno oggi possa credere. E tanto più stupito poiché spesso si tratta di persone che stima - umanamente ma anche intellettualmente - più di tanti non credenti.
Stupore genuino, in genere non espresso per timore di offendere. Ma di offensivo nel dialogo (in senso greco, non "politichese") c'è solo l'ipocrisia e la reticenza. E dunque: come può lei credere di essere personalmente immortale? Che non avrà mai fine e non tornerà al nulla da cui siamo tutti venuti?
Sappiamo infatti di venire dalle scimmie, di condividere con esse il 99 per cento del Dna, e che quella straordinaria anomalia che è la nostra corteccia cerebrale non ha, quanto alla sua genesi, nulla di più misterioso di tanti altri mutamenti (alcuni biologicamente assai più rilevanti) avvenuti nel corso dell'evoluzione. Perché mai, dunque, questa "scimmia nuda" che tutti noi siamo dovrebbe sottrarsi alla morte?
Giandomenico Mucci.
Il mio convincimento è, nonostante molta cedevolezza da parte cattolica, che proprio su questo punto un dialogo sia impossibile.
Non ci può essere dialogo tra la linea di pensiero che con Hume e Kant nega l'applicabilità della causalità oltre il livello empirico, e un opposto sistema che si è sviluppato a partire da Agostino.
Il credente legge le scritture e si fida, per un processo di connaturalità o innamoramento che attribuisce alla grazia della persona di Cristo. Crede alle sue parole, si abbandona a queste parole. Il cardinal Dechamps, nel Concilio Vaticano I, diceva che i buoni cristiani hanno in ciò la loro reale ragione per credere, lasciando poi ai teologi le argomentazioni per dimostrare che tali ragioni sono valide.
Credo perciò che dialogicamente non ci sia punto di contatto possibile, contrariamente a quanto sostengono molti preti, alcuni dei quali nobilmente discutono spesso con lei sulla sua rivista.
Flores d'Arcais.
Dunque la fede è davvero inargomentabile in termini umani. Tuttavia vi è un tema cui il credente non può sfuggire e che mi sembra costituisca un macigno per la fede: la teodicea. Poiché nel mondo esiste il male (e la sofferenza che non dipende da malvagità umana) Dio non può essere infinitamente buono e infinitamente potente. A questa obiezione non è mai stata data risposta.
D'altro canto, ricorrere al peccato originale non fa che spostare il problema. Perché Dio ha permesso quel peccato? Per rispettare la libertà dell'uomo? Ma allora la libertà dell'uomo (anche di scegliere il male) è un valore superiore alla potenza o alla bontà di Dio.
Mucci.
Vedo anche io che si tratta per la fede della difficoltà più grave. Chi usasse l'argomento della carenza d'essere cadrebbe nel ridicolo.
I cristiani non hanno soluzione per questo problema. Il discepolo di Cristo sa soltanto una cosa: a interrompere il muro dell'apparente imperscrutabilità del disegno divino c'è un fatto: Iddio ha talmente amato gli uomini da dare il suo figlio unigenito, morto completamente innocente per malizia umana. Il credente crede all'amore di Dio che appare in lungo e in largo nei Vangeli e nelle altre scritture apostoliche, e che trova il suo culmine nella croce, atto di suprema ingiustizia contro la suprema bontà.
Flores d'Arcais.
Vorrei fosse chiaro che lo scettico o l'ateo non sente nessun desiderio di convincere il credente a non credere, di "convertirlo". L'ateo militante è ridicolo.
Essree ateo vuol dire semplicemente considerare la finitezza come orizzonte ultimo e ineludibile. Tutto avviene qui, in quella sola "totalità" che sono gli anni della propria esistenza. Ma se la fede diventa pretesa di costituire inveramento e compimento di tutte le verità umane, allora sarà sempre gravida della tentazione di imporsi - perché ragionevole - a tutti gli esseri umani.
Mucci.
L'esperienza attuale della fede, spesso vive - in tanti luoghi del così detto Terzo mondo - condizioni di autentico martirio. Le posizioni si sono rovesciate, e dunque la sua tesi non può essere sostenuta in astratto. Del resto la fede non è un valore tanto puro da non conoscere il letto del temporale. Forse è questa la ragione per cui la Chiesa nel suo culto chiede la grazia della conversione per tutti i credenti, gerarchia compresa.
Flores d' Arcais.
Karol Wojtyla condanna, come è ovvio, l'aborto ma aggiunge poi che un parlamento - democraticamente eletto - che votasse una legge sull'aborto difforme dal punto di vista cattolico non sarebbe più un parlamento democratico.
Dunque la democrazia o è cattolica o non è.
Oppure: un malato terminale vuole porre fine a una vita che considera ormai solo tortura (e vuole farsi aiutare). L'unica obiezione possibile è: la vita non appartiene all'uomo ma a Dio. Il che vale solo per il credente, ovviamente. Se si prescinde da Dio (come ogni legge deve fare) l'unica alternativa è: la tua vita appartiene a te, che la vivi, o a me? Ovvia la risposta. Eppure la bioetica cattolica vuole imporre che sia crimine punito dalla galera (oggi fino a 15 anni!) ciò che è peccato mortale solo per il credente.
Mucci.
Tenterò una mia spiegazione della quale, mi pare, non si tiene conto adeguatamente nelle riviste e nel mondo laico. Secondo la dottrina della Chiesa i pontefici romani, e in generale il magistero, quando trattano di teologia e morale sono ritenuti maestri di dottrina dai loro discepoli, dai credenti, non soltanto quando interpretano punti di morale contenuti nel deposito della rivelazione, cioè nelle scritture divine o nella tradizione apostolica: per sostenere i punti scaturenti dalla rivelazione divina, sono tenuti a interferire nei settori naturali che interagiscono con i dettati della rivelazione. Cioè legiferano per i credenti e non vedo per quale ragione non possano fare questo e non esporre - come dire - il loro punto di vista. Chi vuole li segua.
Flores d'Arcais.
Appunto: chi vuole.
Pretendere che diventi legge, invece, significa volerlo imporre a tutti (la legge è per sua natura erga omnes) con la forza del braccio secolare (la galera). Dovrebbe valere il principio che lei ha esposto: la gerarchia pronuncia la sua verità, chi vuole seguire la segue, chi non vuole seguirla non ci può essere legge che la imponga, ma la tentazione dominante fra i cattolici, e soprattutto fra le gerarchie, è esattamente l'opposto.
Mucci.
Mi pare che lei faccia un passaggio indebito. C'è un livello teorico dei principi, che io ho esposto e lei ha confermato, e c'è poi il livello dell'applicazione pratica. In passato ad esempio l'autorità ecclesiastica si è servita di certi principi per sposare cause mondane. Ciò non appartiene alla natura dei principi evangelici, che in tal caso sono stati fusi con valenze mondane e politiche che non sono loro propri.
È certo che la gerarchia della Chiesa ha il potere e il dovere di mantenere puro nel suo dettato il principio del "non uccidere" secondo la fede che nella rivelazione questa gerarchia possiede e custodisce.
Altre applicazioni che di questo dettato gerarchico sono state fatte, vanno ascritte alle commistioni storiche della Chiesa.
Flores d'Arcais.
I valori del Vangelo (penso soprattutto al dovere di stare dalla parte degli ultimi, e a quello di "dire sì sì, no no, perché il di più viene dal maligno") possono essere il riferimento comune non solo per il dialogo, ma per l'azione di credenti e non credenti, solo ad un patto, però, come abbiamo visto: che la fede non pretenda di essere l'inveramento e il compimento della ragione, di tutte le verità umane, ma torni all'orgoglio primitivo del "credo quia absurdum" (il concetto è già nella lettera ai Corinti di Paolo). Altrimenti la tentazione dell'"imporre" è in agguato.
Non voglio discutere le responsabilità penali del cardinale Giordano. È certo però che ha favorito i nipoti. Nepotismo insomma. Dovrebbe bastare questo a far scattare nel cattolico una indignazione di cui non ho trovato traccia.
Mucci.
È evidente che frequenta poco i preti, altrimenti di tracce ne avrebbe trovate larghissime...
Flores d'Arcais.
Quelli che frequento hanno avuto la sua stessa reazione, ma sui mass media non vengono poi allo scoperto...
Mucci.
Non c'è stato l'orgoglio, non c'è stato il coraggio, non c'è stata la parresia. Il caso Giordano, e tanti altri casi simili, sono tipici. Non ho altro da dire che: la Chiesa è santa soltanto quanto al mistero che custodisce e che viene da Dio. Per il resto è fatta di peccatori. A lei questa sembrerà - come dicono a Napoli - una pezza a colori, cioè una toppa messa bene, ma questa è la realtà della fede.
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vedi anche
Filosofia e Religione