RASSEGNA STAMPA

15 GIUGNO 2000
editoriale
"Per favore, fate morire mia figlia"
"Sono otto anni che i medici la tengono in vita, ma è un vegetale"
La battaglia del padre di una ragazza in coma
Dal 18 gennaio 1992, Eluana Englaro aspetta di morire per davvero.
Ammesso che si possa chiamare vita stare per otto anni immobile in un letto di una clinica di Lecco, senza parlare, senza udire, senza muovere gli arti o il volto, attaccata a un sondino per nutrirsi dopo quello spaventoso incidente di nove anni fa, quando Eluana è andata a schiantarsi in auto contro un muretto e poi contro un palo. Dal 18 gennaio 1992, il padre di Eluana, Beppino Englaro, un passato di manager commerciale, un presente fatto di niente a fianco di un letto d'ospedale, chiede che sua figlia possa morire in pace. Al suo fianco si sono già schierati medici e giuristi. Mentre il ministro della Sanità Umberto Veronesi si arrende di fronte all'enormità del problema: "Io non ho soluzioni da porre. Ci deve pensare la legge, ma è difficile legiferare in questo campo". E allora rimane quella domanda che Beppino Englaro ripete da anni, con più forza da quando nessuno sa più dargli una speranza per questa ragazza che ha ventinove anni e un futuro bollato da una cartella clinica: stato vegetativo. Una domanda a cui ha già risposto di no il Tribunale di Lecco quattro anni fa. E poi ancora la corte d'Appello di Milano. Una domanda che il padre di Eluana continua a ripetere perchè "non è vita quella". Una richiesta di morte in cui c'è tutto l'amore di padre verso una figlia: "Potrei portarmela a casa e lasciarla morire così. Ma io voglio che tutto venga fatto alla luce del sole.
Bisogna battere il fondamentalismo assolutistico della legge. Mi batterò fino alla morte per la sua morte". La speranza del padre di Eluana si scontra con un dibattito che va avanti da anni, tra giuristi e cattolici, tra possibilisti e negazionisti.
Un dibattito che il ministro della Sanità Veronesi sisntetizza in poche parole: "E' un problema etico. C'è un'etica oltranzistica di tipo dogmatico religiosa. E c'è un'etica di tipo laico, che vede più gli aspetti pragmatici, un pò utilitaristici della morale corrente". E' un problema, che Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, si sta ponendo per la prima volta da ministro: "Io non ho mai avuto occasioni personali, anche se come medico, il tema dell'eutanasia ricorre frequentemente. Capisco che in molti casi l'eutanasia possa essere quasi un atto di carità". Sperano che sia invece un diritto, i firmatari dell'appello al presidente Ciampi, ad Amato e allo stesso Veronesi, che si sono apertamente schierati con il padre di Eluana. Tra i firmartari ci sono Valerio Pocar della Consulta di Bioetica, il giudice Amedeo Santosuosso, il filosofo Carlo Viano e Cristina Morello, l'avvocato che da nove anni conduce questa battaglia. Nell'appello, si ricorda che pochi giorni prima dell'incidente, confidandosi con suo padre, Eluana aveva chiesto di non "essere lasciata in una situazione poco dignitosa" se fosse successo qualcosa. Si fa poi riferimento ad analoghi casi internazionali. A quello di Nancy Cruzan negli Usa nel '90 o a quello di Tony Bland, tre anni dopo in Gran Bretagna. E alla camera dei Lord britannica che si è rifatta a un documento dell'associazione nazionale dei medici, che indicano in un anno il tempo limite dopo cui intervenire, se non sopraggiungono modifiche dello stato vegetativo. Spiega Amedeo Santosuosso: "I medici dovrebbero venire allo scoperto. L'esito delle richieste del padre di Eluana sarebbe stato probabilmente diverso se la ragazza avesse espresso la sua volontà attraverso la Biocard, cioè la carta dell'autodeterminazione che la consulta di Bioetica chiede che venga riconosciuta per legge". Un dibattito aperto, con Eluana che aspetta. E suo padre, in questi giorni ricoverato in una clinica svizzera per un intervento, che insiste al Tg5 : "Solo la mia coscienza mi dà la forza di chiedere la morte per mia figlia". E ancora, con tutta la disperazione di genitore: "Quando mia figlia potrà morire, sarà l'unica liberazione possibile.
Da quel giono di gennaio in cui Eluana è entrata in coma, vivo una situazione atroce, allucinante. Non posso pensarla diversamente, avrei ribrezzo. Mia figlia avrebbe fatto molto più di me, si sarebbe battuta alla morte per la morte. L'avrebbe fatto, come lo sto facendo io".
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