"Per favore, fate morire mia figlia""Sono otto anni che i medici la tengono in vita, ma è un
vegetale" La battaglia del padre di una ragazza in coma |
| Dal 18 gennaio 1992, Eluana Englaro aspetta di morire per davvero.
Ammesso che si possa chiamare vita stare per otto anni immobile in
un letto di una clinica di Lecco, senza parlare, senza udire, senza
muovere gli arti o il volto, attaccata a un sondino per nutrirsi dopo
quello spaventoso incidente di nove anni fa, quando Eluana è andata a
schiantarsi in auto contro un muretto e poi contro un palo. Dal 18
gennaio 1992, il padre di Eluana, Beppino Englaro, un passato di
manager commerciale, un presente fatto di niente a fianco di un letto
d'ospedale, chiede che sua figlia possa morire in pace. Al suo fianco
si sono già schierati medici e giuristi. Mentre il ministro della Sanità
Umberto Veronesi si arrende di fronte all'enormità del problema: "Io
non ho soluzioni da porre. Ci deve pensare la legge, ma è difficile
legiferare in questo campo".
E allora rimane quella domanda che Beppino Englaro ripete da anni,
con più forza da quando nessuno sa più dargli una speranza per questa
ragazza che ha ventinove anni e un futuro bollato da una cartella
clinica: stato vegetativo. Una domanda a cui ha già risposto di no il
Tribunale di Lecco quattro anni fa. E poi ancora la corte d'Appello di
Milano. Una domanda che il padre di Eluana continua a ripetere
perchè "non è vita quella". Una richiesta di morte in cui c'è tutto
l'amore di padre verso una figlia: "Potrei portarmela a casa e lasciarla
morire così. Ma io voglio che tutto venga fatto alla luce del sole.
Bisogna battere il fondamentalismo assolutistico della legge. Mi
batterò fino alla morte per la sua morte".
La speranza del padre di Eluana si scontra con un dibattito che va
avanti da anni, tra giuristi e cattolici, tra possibilisti e negazionisti.
Un dibattito che il ministro della Sanità Veronesi sisntetizza in poche
parole: "E' un problema etico. C'è un'etica oltranzistica di tipo
dogmatico religiosa. E c'è un'etica di tipo laico, che vede più gli
aspetti pragmatici, un pò utilitaristici della morale corrente". E' un
problema, che Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, si sta
ponendo per la prima volta da ministro: "Io non ho mai avuto
occasioni personali, anche se come medico, il tema dell'eutanasia
ricorre frequentemente. Capisco che in molti casi l'eutanasia possa
essere quasi un atto di carità".
Sperano che sia invece un diritto, i firmatari dell'appello al presidente
Ciampi, ad Amato e allo stesso Veronesi, che si sono apertamente
schierati con il padre di Eluana. Tra i firmartari ci sono Valerio Pocar
della Consulta di Bioetica, il giudice Amedeo Santosuosso, il filosofo
Carlo Viano e Cristina Morello, l'avvocato che da nove anni conduce
questa battaglia. Nell'appello, si ricorda che pochi giorni prima
dell'incidente, confidandosi con suo padre, Eluana aveva chiesto di
non "essere lasciata in una situazione poco dignitosa" se fosse
successo qualcosa.
Si fa poi riferimento ad analoghi casi internazionali. A quello di
Nancy Cruzan negli Usa nel '90 o a quello di Tony Bland, tre anni
dopo in Gran Bretagna. E alla camera dei Lord britannica che si è
rifatta a un documento dell'associazione nazionale dei medici, che
indicano in un anno il tempo limite dopo cui intervenire, se non
sopraggiungono modifiche dello stato vegetativo. Spiega Amedeo
Santosuosso: "I medici dovrebbero venire allo scoperto. L'esito delle
richieste del padre di Eluana sarebbe stato probabilmente diverso se la
ragazza avesse espresso la sua volontà attraverso la Biocard, cioè la
carta dell'autodeterminazione che la consulta di Bioetica chiede che
venga riconosciuta per legge".
Un dibattito aperto, con Eluana che aspetta. E suo padre, in questi
giorni ricoverato in una clinica svizzera per un intervento, che insiste
al Tg5 : "Solo la mia coscienza mi dà la forza di chiedere la morte
per mia figlia". E ancora, con tutta la disperazione di genitore:
"Quando mia figlia potrà morire, sarà l'unica liberazione possibile.
Da quel giono di gennaio in cui Eluana è entrata in coma, vivo una
situazione atroce, allucinante. Non posso pensarla diversamente,
avrei ribrezzo. Mia figlia avrebbe fatto molto più di me, si sarebbe
battuta alla morte per la morte. L'avrebbe fatto, come lo sto facendo
io". |