E' difficile pensare bene la clonazione perché riguarda il futuro, un ambito in cui l'immaginazione letteraria è di particolare, aiuto: ci permette di vagliare possibilità della nostra vita prima ancora di essere costretti a scegliere se realizzarle o meno. Quando ho scritto "Little C" non avevo elaborato una posizione etica sulla clonazione. Però avevo riflettuto molto sul desiderio, che tutti noi proviamo, dì sostituire una persona con un'altra e ho raccontato come ciò potrebbe realizzarsi con esito tragico in un mondo dove la clonazione fosse fattibile. Era anche una maniera per dire che non è poi una tecnica così diversa dagli altri mezzi con i quali cerchiamo di sostituire le persone che abbiamo perso. Figli "naturali", amanti, amici non sono immuni da questi desideri.
Dalla pillola in poi, le conoscenze in biologia umana hanno separato la riproduzione dalla sessualità. A conti fatti, credo che ne consegua più libertà per le donne che possono influire sul corso della propria vita, avere rapporti sessuali senza sposarsi, sposarsi senza concepire e concepire quando lo decidono. Questa è certamente libertà. Il suo aspetto negativo è che dà spesso agli uomini un comodo pretesto per comportarsi da irresponsabili verso le donne. Certo, lo possono fare anche quando ci sono di mezzo i figli ma, senza questi, hanno meno vincoli. E i datori di lavoro ancora non hanno pensato a rendere la carriera femminile compatibile con la cura di bambini e anziani. Se ne occuperebbero, eccome, se le donne non disponessero di contraccettivi. Invece sono soggette a pressioni sottili e diffuse per far sì che nelle tappe più vulnerabili della carriera rimandino la gravidanza a più tardi.
Le applicazioni della ricerca genetica promettono figli più sani, ma anche fatti su misura. Nei nostri Paesi, i comitati etici sono chiamati a fissare dei limiti nel tentativo di evitare una crescente "mercificazione"; c'è anche chi li critica perché così facendo limitano le scelte per
dare ai nostri discendenti una vita migliore. Ovviamente vogliamo che le nuove tecniche siano accessibili ai genitori per prevenire atroci malattie dei figli, ma siamo talmente gregari e abbiamo
una visione del "normale" tanto immiserita che molti di noi eviterebbero di avere figli che si discostino dalla norma statistica per qualunque motivo, perché sarebbero handicappati mentali o omosessuali, poco portati per lo sport o poco aggressivi.
Queste sono tutte caratteristiche sgradite ai genitori, almeno in America dove amano fare il tifo per il proprio bambino o la propria bambina "normale", aggressiva e atletica. Il mio timore è che in assenza di un controllo, impediremmo l'esistenza di tipi umani preziosi e perciò i comitati etici hanno una funzione anche se ridurranno la nostra libertà. Inoltre si prospetterebbe un mondo diviso in due: di qua i figli dei ricchi, prodotti "perfetti" dell'ingegneria genetica, e di là i figli dei poveri che non si possono permettere le nuove tecnologie. Biologicamente, ricchi e poveri divergerebbero sempre di più. E' un pensiero orrendo; sarebbe una prospettiva fatale per l'ìdea secondo la quale tutti gli esseri umani hanno uguale valore, una delle nostre idee migliori anche se non sempre la pratichiamo. Vivremmo in un mondo da incubo, quello illustrato dal film Gattaca.
Le applicazioni della genetica sono uno sviluppo nuovo della nostra cultura, ci lasciano smarriti e, in cerca di guida, ci rivolgiamo ai filosofi. Giustamente: fanno un ottimo lavoro. Credo però che dobbiamo chiedere aiuto non alla sola etica applicata ma anche all'opera più profonda e sistematica della filosofia morale che sviluppa i concetti portanti di uguaglianza e di dignità, entrambi indispensabili a questo dibattito. E, ripeto, dobbiamo chiederli ala letteratura: spesso può mostrarci quello che la filosofia non ha ancora immaginato. |