RASSEGNA STAMPA

10 GIUGNO 2000
FRANCESCO DALMAS
Severino: la Chiesa è sola a difendere la ragione
"Il pensiero laico? Lo vedo seduto sui risultati cui è pervenuto il grande pensiero filosofico contemporaneo. I conti con la tradizione si fanno sempre meno, si vive di rendita: con troppa facilità si dice che Dio è morto, che non esiste la verità assoluta".
Pesante l'ammissione di Emanuele Severino.
La sua è una grave accusa quanto meno di superficialità alla filosofia contemporanea.
"Sì, però è anche vero che ci si siede sopra ai risultati essenziali della filosofia contemporanea, che non può essere presa alla leggera. Molte volte ho rivolto al mondo cattolico l'invito a non confondere gli aspetti superficiali della filosofia contemporanea con l'essenza di questa filosofia. La quale non può essere ridotta a un fantoccio, seppur con tanto di motivazione, perché la superficialità dei protagonisti della filosofia contemporanea autorizza a questa riduzione. La si accusa, infatti, anche da parte della Chiesa, di relativismo, di scetticismo. È vero, spesso la filosofia contemporanea si presenta in superficie con questa ingenuità. Però bisogna fare lo sforzo di vedere che cosa c'è sotto".
Dal dialogo sui temi etici si sta passando al confronto sui fondamenti della fede. Dio esiste? E se esiste, perché c'è il male? Il problema dell'immortalità e via elencando...
"È inevitabile che il discorso si sposti in questa direzione".
Perché inevitabile?
"È inevitabile che si passi dalla riflessione etica a quella di tipo onto-teologico perché l'etica tradizionale era l'invito all'uomo di comportarsi tenendo conto dell'ordinamento del mondo, cioè del senso ultimo del mondo, che per la tradizione è costituito da Dio.
Dunque, il fatto che ci si rifaccia al pensiero ontologico metafisico è un buon segno. Direi, però, che ci si dimentica che all'inizio della filosofia contemporanea ci sono stati i pensatori essenziali che hanno fatto i conti con la tradizione, come Nietszche, come Leopardi, come Gentile e qualche altro".
Stanno emergendo, da questo dibattito, solo i grandi temi esistenziali o anche quelli specificamente religiosi?
"Oggi, in realtà, emerge un contrasto: da una parte si fanno strada i temi esistenziali e temi religiosi, dall'altra c'è un mondo che va in direzione contraria. Le parole e gli atteggiamenti del Papa sono espressione di un dolore per il modo in cui il mondo procede. Il contrasto che vedo è tra un mondo desacralizzato e un cristianesimo che mostra una vitalità straordinaria. Specie la Chiesa cattolica. L'attuale pontificato ha riportato la Chiesa tra i protagonisti mondiali. Ma questa presenza della Chiesa è contrastata da una mondanizzazione progressiva".
Taluno sostiene che la cultura cristiana ha ridotto la capacità argomentativa di dire la verità della fede. È anche lei di questo avviso?
"No. Uno dei meriti che la Chiesa ha avuto è di porre la fede in sintonia con la ragione. Purtroppo oggi non si legge più San Tommaso. Oggi, anche nel mondo cristiano, ci si allontana dall'argomentazione. L'argomentazione su cui la Chiesa si appoggia è quella di tipo tradizionale. È il modo in cui Aristotele e Tommaso argomentavano".
L'enciclica "Fides et ratio" come si colloca, in questo contesto?
"Un esempio più clamoroso di rispetto della ragione non potrebbe esserci. È come se a difendere la filosofia è rimasta, oggi, solo la Chiesa cattolica. E questo è un merito enorme. Anche se, come facevo osservare, la Chiesa fa appello a una filosofia che è messa sotto tensione da parte dell'essenza della filosofia contemporanea".
inizio pagina
vedi anche
Filosofia e Religione