RASSEGNA STAMPA

9 GIUGNO 2000
SIMONA SERAFINI
Kolakowski e le illusioni vane dell'Europa
Ai colloqui internazionali dell'Unesco il filosofo lancia il suo monito: "Non esiste la pace garantita dalle leggi della storia"
La globalizzazione di oggi con i suoi scambi senza frontiere è forse la causa della rinascita dei nazionalismi e dei tribalismi militanti? Non è forse strano che la decadenza degli Stati-nazione non sia andata di pari passo con la scoperta della condizione di uomo, senza altri aggettivi? Queste ed altre domande non meno complesse sono state oggetto di un'analisi interessante svolta ieri dal filosofo polacco Leszek Kolakowski nel grande auditorium dell'Unesco a Parigi. L'occasione è stata offerta dal colloquio dedicato al tema "Migration et errances", organizzato dall'Académie universelle de culture. Viene voglia di pensare che il bisogno di appartenere ad una comunità etnica e ad un Paese siano fattori "naturali": quante volte, anche in tempi recenti, abbiamo assistito a manifestazioni, "spesso barbare e terroristiche", radicate nel desiderio disperato e irrazionale di evitare il cosmopolitismo, imposto dalla legge degli uomini o da quella del mercato! Osserva Kolakowski: "Nei Paesi in cui un tempo, ma non più oggi, si è verificata un'oppressione delle minoranze etniche, queste si sentono minacciate non dalla polizia o dalla censura, ma dal fatto stesso di aver perduto la loro omogeneità culturale. In molti casi amerebbero a loro volta creare il proprio stato sovrano, confermare la loro identità moltiplicando i posti di controllo dei passaporti e delle dogane, soprattutto per l'espulsione forzata di tutti gli altri dal territorio che Dio ha loro affidato". Potremmo credere che si tratti di Paesi culturalmente arretrati. Ma il filosofo polacco ci fa osservare che anche ciò che accade nei Paesi occidentali è abbastanza ambiguo: l'atteggiamento assunto di fronte all'immigrazione in Paesi come l'Inghilterra è rivelatore.
È tacciato di "razzismo" chiunque si opponga all'accoglienza sul territorio nazionale di un individuo che reclama il diritto d'asilo per ragioni politiche senza poter dimostrare la propria condizione di perseguitato. Ma coloro che denunciano l'atteggiamento intollerante dei loro concittadini non sono poi pronti ad accogliere ogni cinese che si presenti alle frontiere, anche se sappiamo tutti che la Cina ha un governo tirannico e che ogni suddito di quel Paese potrebbe rivendicare la condizione di perseguitato politico. Al di là di tante parole, resta il fatto che sono accettati più facilmente gli stranieri che per ragioni di affinità culturale possono integrarsi meglio: non sono sentiti come una minaccia.
Le guerre religiose non sono più pensabili in Europa: tutti sono d'accordo su questo concetto e sulla constatazione che i soli oggi capaci di uccidere e di massacrare in nome della religione sono i fanatici musulmani, che credono in una rinascita dell'islam, non quella delle scienze, della filosofia e della letteratura, ma quella politica: "Vedremo tra qualche decina d'anni se questa rinascita sopravviverà all'esaurimento dei pozzi petroliferi in Medio Oriente", osserva Kolakowski. "Una tendenza che si è protratta per alcune decine di anni ci sembra una legge della natura", osserva il filosofo. Anche le guerre etniche sono assolutamente improbabili in Europa tra Paesi democratici. Eppure "i destini dell'Europa, noi lo sappiamo, sono disseminati di innumerevoli momenti, di "esitazioni" della storia, situazioni nelle quali una spinta leggera - come nel gioco della roulette - cambia il corso degli avvenimenti in un modo decisivo, disastroso o fortunato". Kolakowski ci toglie ogni illusione: non esistono leggi della storia che garantiscano il futuro, siamo condannati a una crudele incertezza: "La libertà non è mai assicurata per sempre, ma esige una vigilanza costante. La stessa cosa si verifica per tutti i beni fondamentali dell'uomo".
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