Kolakowski e le illusioni vane
dell'Europa| Ai colloqui internazionali dell'Unesco il filosofo lancia il
suo monito: "Non esiste la pace garantita dalle leggi della storia" |
| La globalizzazione di oggi con i suoi scambi senza
frontiere è forse la causa della rinascita dei nazionalismi e dei
tribalismi militanti? Non è forse strano che la decadenza degli
Stati-nazione non sia andata di pari passo con la scoperta della
condizione di uomo, senza altri aggettivi? Queste ed altre
domande non meno complesse sono state oggetto di un'analisi
interessante svolta ieri dal filosofo polacco Leszek Kolakowski
nel grande auditorium dell'Unesco a Parigi. L'occasione è stata
offerta dal colloquio dedicato al tema "Migration et errances",
organizzato dall'Académie universelle de culture. Viene voglia di
pensare che il bisogno di appartenere ad una comunità etnica e ad
un Paese siano fattori "naturali": quante volte, anche in tempi
recenti, abbiamo assistito a manifestazioni, "spesso barbare e
terroristiche", radicate nel desiderio disperato e irrazionale di
evitare il cosmopolitismo, imposto dalla legge degli uomini o da
quella del mercato! Osserva Kolakowski: "Nei Paesi in cui un
tempo, ma non più oggi, si è verificata un'oppressione delle
minoranze etniche, queste si sentono minacciate non dalla polizia
o dalla censura, ma dal fatto stesso di aver perduto la loro
omogeneità culturale. In molti casi amerebbero a loro volta creare
il proprio stato sovrano, confermare la loro identità moltiplicando
i posti di controllo dei passaporti e delle dogane, soprattutto per
l'espulsione forzata di tutti gli altri dal territorio che Dio ha loro
affidato".
Potremmo credere che si tratti di Paesi culturalmente arretrati. Ma
il filosofo polacco ci fa osservare che anche ciò che accade nei
Paesi occidentali è abbastanza ambiguo: l'atteggiamento assunto
di fronte all'immigrazione in Paesi come l'Inghilterra è rivelatore.
È tacciato di "razzismo" chiunque si opponga all'accoglienza sul
territorio nazionale di un individuo che reclama il diritto d'asilo
per ragioni politiche senza poter dimostrare la propria condizione
di perseguitato. Ma coloro che denunciano l'atteggiamento
intollerante dei loro concittadini non sono poi pronti ad accogliere
ogni cinese che si presenti alle frontiere, anche se sappiamo tutti
che la Cina ha un governo tirannico e che ogni suddito di quel
Paese potrebbe rivendicare la condizione di perseguitato politico.
Al di là di tante parole, resta il fatto che sono accettati più
facilmente gli stranieri che per ragioni di affinità culturale
possono integrarsi meglio: non sono sentiti come una minaccia.
Le guerre religiose non sono più pensabili in Europa: tutti sono
d'accordo su questo concetto e sulla constatazione che i soli oggi
capaci di uccidere e di massacrare in nome della religione sono i
fanatici musulmani, che credono in una rinascita dell'islam, non
quella delle scienze, della filosofia e della letteratura, ma quella
politica: "Vedremo tra qualche decina d'anni se questa rinascita
sopravviverà all'esaurimento dei pozzi petroliferi in Medio
Oriente", osserva Kolakowski.
"Una tendenza che si è protratta per alcune decine di anni ci
sembra una legge della natura", osserva il filosofo. Anche le
guerre etniche sono assolutamente improbabili in Europa tra Paesi
democratici. Eppure "i destini dell'Europa, noi lo sappiamo, sono
disseminati di innumerevoli momenti, di "esitazioni" della storia,
situazioni nelle quali una spinta leggera - come nel gioco della
roulette - cambia il corso degli avvenimenti in un modo decisivo,
disastroso o fortunato". Kolakowski ci toglie ogni illusione: non
esistono leggi della storia che garantiscano il futuro, siamo
condannati a una crudele incertezza: "La libertà non è mai
assicurata per sempre, ma esige una vigilanza costante. La stessa
cosa si verifica per tutti i beni fondamentali dell'uomo". |