Non è un caso, ma parliamo di
DioLaici e credenti alla "Treccani" per il
convegno di "MicroMega" "I metodi di ricerca non possono dirci che cosa sono la vita, la
mente, oppure la materia" |
| L'esistenza di Dio: per la fede un banco di prova, per la
filosofia una sfida, per il razionalismo un'eresia o un imbarazzo.
Ma anche il simbolo di una scelta di campo a lungo concepita in
modo manicheo: da un lato l'approccio della religione, dall'altro
quello della scienza. In mezzo, secoli di diatribe in punta di penna
o di spada, che non sempre hanno fatto onore alla levatura del
cimento. Oggi che la storia ha provveduto a smussare molti
spigoli inutili, i tempi appaiono maturi per un confronto meno
partigiano e più problematico sulla vexata quaestio. Ed è proprio
in questo clima che si ieri è inaugurata "Dio esiste?", la
due-giorni di dibattito promossa nella sede romana dell'Istituto
dall'Enciclopedia Treccani e dalla rivista "MicroMega",
autorevole almanacco del pensiero laico che al tema in questione
ha dedicato l'ultimo, richiestissimo numero. A sostenere,
nell'incontro inaugurale, le ragioni del credere e quelle avverse
erano gli scienziati: oggi tocca agli esperti di psicocanalisi.
Punto di partenza, la provocazione intellettuale del direttore di
"MicroMega", Paolo Flores d'Arcais, il quale invita ad
abbandonare reciproche galanterie accademiche e confrontarsi
direttamente sul nocciolo del problema: l'Onnipotente è realtà
oggettiva o confortante invenzione umana? La risposta del
"tranquillamente ateo" D'Arcais è negativa: la scienza che ha
ricostruito il Dna umano e fotografato il Big Bang non scorge
finalità ultime in ciò che indaga, relegando l'unica possibile
trascendenza nel credo quia absurdum di Tertulliano,
inattaccabile proprio perché chiuso nel suo cieco fideismo. Di
poco distanti i binari concettuali di Carlo Bernardini: "Non
necessariamente ateo, ma anticlericale", si professa il fisico,
argomentando che da un millennio le astruse "matematiche
teologiche" della Chiesa intralciano il cammino della ricerca con
infinite ingerenze, e chiosando con il detto di Schopenhauer "o si
pensa o si crede".
A ristabilire l'equilibrio dialettico sono lo storico della scienza
Vincenzo Cappelletti e Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia
Accademia delle scienze. Il primo sottolinea che dimostrare Dio
non è più arduo che giustificare, senza Dio, il proprio pensiero:
una corteccia cerebrale da cento miliardi di sinapsi non si spiega
con la cieca casualità. Con Tommaso d'Aquino e la saggezza
popolare, Cabibbo ricorda invece che "non cade foglia che Dio
non voglia, ma ciò non vuol dire che Dio non abbia dato alla
foglia tutto ciò che le serve per cadere". La realtà può dunque
adombrare il Demiurgo ma non negarlo, e l'evoluzione della
scienza non preoccupa la fede né la Chiesa: lo fanno, casomai, gli
eccessi e i pericoli di tante sue applicazioni poco "sapienziali": è
quanto insegna la Fides et Ratio. E magari, anche Chernobyl. |