RASSEGNA STAMPA

7 GIUGNO 2000
ADRIANO B. BUZZETTI
Non è un caso, ma parliamo di Dio
Laici e credenti alla "Treccani" per il convegno di "MicroMega"
"I metodi di ricerca non possono dirci che cosa sono la vita, la mente, oppure la materia"
L'esistenza di Dio: per la fede un banco di prova, per la filosofia una sfida, per il razionalismo un'eresia o un imbarazzo.
Ma anche il simbolo di una scelta di campo a lungo concepita in modo manicheo: da un lato l'approccio della religione, dall'altro quello della scienza. In mezzo, secoli di diatribe in punta di penna o di spada, che non sempre hanno fatto onore alla levatura del cimento. Oggi che la storia ha provveduto a smussare molti spigoli inutili, i tempi appaiono maturi per un confronto meno partigiano e più problematico sulla vexata quaestio. Ed è proprio in questo clima che si ieri è inaugurata "Dio esiste?", la due-giorni di dibattito promossa nella sede romana dell'Istituto dall'Enciclopedia Treccani e dalla rivista "MicroMega", autorevole almanacco del pensiero laico che al tema in questione ha dedicato l'ultimo, richiestissimo numero. A sostenere, nell'incontro inaugurale, le ragioni del credere e quelle avverse erano gli scienziati: oggi tocca agli esperti di psicocanalisi. Punto di partenza, la provocazione intellettuale del direttore di "MicroMega", Paolo Flores d'Arcais, il quale invita ad abbandonare reciproche galanterie accademiche e confrontarsi direttamente sul nocciolo del problema: l'Onnipotente è realtà oggettiva o confortante invenzione umana? La risposta del "tranquillamente ateo" D'Arcais è negativa: la scienza che ha ricostruito il Dna umano e fotografato il Big Bang non scorge finalità ultime in ciò che indaga, relegando l'unica possibile trascendenza nel credo quia absurdum di Tertulliano, inattaccabile proprio perché chiuso nel suo cieco fideismo. Di poco distanti i binari concettuali di Carlo Bernardini: "Non necessariamente ateo, ma anticlericale", si professa il fisico, argomentando che da un millennio le astruse "matematiche teologiche" della Chiesa intralciano il cammino della ricerca con infinite ingerenze, e chiosando con il detto di Schopenhauer "o si pensa o si crede". A ristabilire l'equilibrio dialettico sono lo storico della scienza Vincenzo Cappelletti e Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle scienze. Il primo sottolinea che dimostrare Dio non è più arduo che giustificare, senza Dio, il proprio pensiero: una corteccia cerebrale da cento miliardi di sinapsi non si spiega con la cieca casualità. Con Tommaso d'Aquino e la saggezza popolare, Cabibbo ricorda invece che "non cade foglia che Dio non voglia, ma ciò non vuol dire che Dio non abbia dato alla foglia tutto ciò che le serve per cadere". La realtà può dunque adombrare il Demiurgo ma non negarlo, e l'evoluzione della scienza non preoccupa la fede né la Chiesa: lo fanno, casomai, gli eccessi e i pericoli di tante sue applicazioni poco "sapienziali": è quanto insegna la Fides et Ratio. E magari, anche Chernobyl.
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