Come si spiega
l'origine del male| Una raccolta di saggi mette a confronto
due discipline sulle cause della sofferenza
umana |
| "Se Dio è sceso in terra, certo non è venuto
per starci vicino" così si esprime Plotino a
proposito dell'ipotesi cristiana di un Dio
incarnato per redimere dal male. La
risposta di Agostino di Tagaste è nota: il
male non è una realtà, ma il congedarsi
della volontà umana da Dio. Ma chi è Dio?
Dio, dice Agostino, è l'essere stesso
(idipsum esse) rispetto a cui il creato è
essere depotenziato (minus esse) che
partecipa all'essere di Dio, ma non è Dio.
Chi nel creato si allontana da questa
partecipazione all'essere divino e si avvia
verso i sentieri del male incontra il nulla
come disgregazione dell'essere, suo vuoto.
La risposta, come ognuno può avvertire,
non è soddisfacente perché, come scrive il
teologo protestante Giovanni Miegge: "È
difficile, per non dire impossibile,
conciliare l'idea di un Dio perfettissimo,
onnipotente, onniscente e buono, con lo
stato presente del mondo, o meglio con lo
stato del mondo come lo conosciamo fin
dalle sue origini: quella massa di esseri che
si sviluppano nello spazio e nel tempo
senza significato accertabile, quell'enorme
spreco di energie e di tentativi sbagliati
nella produzione di specie mostruose, nella
lotta di tutti contro tutti, nella carneficina
universale che sembra essere la legge
dell'evoluzione su questa nostra terra".
Ma anche a questa obiezione Agostino
potrebbe rispondere che Dio non vede
come vede l'uomo. Ed estendere a Dio il
giudizio dell' uomo è forse la prima forma
di ateismo. Su questo genere di problemi si
intrattengono teologi, filosofi, giuristi,
medici e psicoanalisti in un bel libro
pubblicato da Raffaello Cortina che ha per
titolo Il male (pagg. 245, lire 37 mila). A
promuoverlo è il Centro Italiano di
Psicologia Analitica, a testimonianza che
forse anche gli psicoanalisti, soprattutto
quelli a orientamento junghiano, si sono
accorti che il male, la sofferenza, la
malattia individuale sono solo il riflesso
del male universale. A differenza di
Agostino, infatti, per Jung il male non è
solo un'assenza di bene (privatio boni), ma
ha una sua realtà, una sua sostanza: "Il
male esiste - scrive Jung - la natura umana
è capace di malvagità infinita, e le cattive
azioni sono altrettanto reali di quelle
buone".
Agostino e Jung rappresentano
emblematicamente le due risposte che
l'Occidente ha dato al problema del male.
La posizione di Agostino, secondo cui il
male, come ci ricorda Maria Bettettini nel
suo bel saggio L'attrazione del nulla, non
ha una sua realtà, ma è solo una mancanza
di bene, è la posizione assunta e difesa
dalla religione cristiana che non accetta un
Dio limitato da un suo antagonista perché
questo, come ben sottolinea Franco
Michelini Tocci nel suo saggio Male e
Libertà, equivarrebbe a dire che Dio è
buono ma non è onnipotente.
Jung conferendo realtà al male riprende
l'antico motivo gnostico di un Dio buono
ma non onnipotente, perché limitato da un
potere antagonista. Questa concezione
dualistica è presente anche in Freud
nell'antagonismo tra principio di piacere e
principio di realtà che sfocerà più tardi nel
dualismo più radicale tra pulsione di vita e
pulsione di morte. La psicoanalisi quindi è
una derivazione del pensiero gnostico, che
pone all'origine non un solo principio: il
Bene, Dio, ma l'antagonismo di due
principi: il Bene e il Male, Dio e la sua
ombra.
Rifiutando l'impostazione dualistica
espressa dalla gnosi e sottesa alla
psicoanalisi, come fa il monoteismo
cristiano a esonerare il Dio buono dal
ruolo di tentatore? Se nel Padre nostro il
cristiano chiede a Dio di non tentarlo ("non
indurci in tentazione, ma liberaci dal
male"), da dove viene la tentazione? Se si
risponde: da Satana, la domanda si
ripropone: da dove viene Satana? Se Satana
divenne diavolo, da angelo buono che era,
da dove origina questa volontà perversa
che trasforma gli angeli in diavoli, se si
ammette, come fa il cristianesimo, che
all'origine c'è solo un Dio creatore in ogni
suo aspetto buono?
Paolo De Benedetti, nel suo saggio Ma
liberaci dal male moltiplica queste
domande nel tentativo di venire a capo
della tentazione di Abramo, di Giobbe e di
Gesù. Quando Dio tenta Abramo sapeva o
non sapeva la risposta di Abramo? Perché
se la sapeva, allora la tentazione è una
sceneggiata. Se invece non la sapeva (come
sembra supporre il Genesi [22,12 |